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"È passato tanto tempo da quel 1983, ma a tutt’oggi sembra che la figura di questo giudice solo sia ancora scomoda da ricordare".
Sono state queste le parole di Marene Ciaccio Montalto - figlia del giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto ucciso da Cosa Nostra il 25 gennaio 1983 - indirizzate al giornalista Antonio Padellaro in una lettera pubblicata sul Fatto Quotidiano in riferimento alla recensione scritta da Padellaro sul programma Cose Nostre, andato in onda giovedì 8 luglio, e incentrato sulla figura di Giacomo Ciaccio Montalto.
"Si può dire che anche nella morte, così come nella vita, nonostante il sacrificio per questo Stato, mio padre sia stato lasciato solo dalle istituzioni - ha scritto Marene, aggiungendo che - Forse perché la sua visione della giustizia, lontana dai giochi di potere e da interessi privati di qualsiasi genere, è sempre stata fuori dagli schemi, e forse perché, in questi decenni di lotta alle mafie, ci si è fossilizzati nel ricordo, puramente celebrativo, di pochi.
Siamo quindi rimasti sorpresi e colpiti dall’intenzione della Rai, a distanza di quasi 40 anni dai fatti, di dedicare a lui una puntata del programma Cose Nostre, puntata che ha reso il giusto valore alla memoria di uomo ucciso per i propri ideali. Il prodotto finale è di una qualità eccellente e vorrei approfittare del suo tempo per ringraziare, a nome della mia famiglia, tutto lo staff. Un gruppo di professionisti che ha confezionato con estrema cura, e senza nulla lasciare al caso, un programma di spessore la cui attualità meriterebbe quantomeno la prima serata. Spero vivamente che possano continuare nel duro lavoro di recupero, riportando alla luce altre storie di donne e uomini coraggiosi che hanno perduto la vita nella palude tristissima della criminalità. Se è vero, citando la senatrice Liliana Segre, che la memoria è l’unico vaccino contro l’indifferenza, direi che è arrivato il momento (meglio tardi che mai) di rispolverare questa parte della nostra storia perduta. Vorrei ringraziare infine tutti coloro che sono intervenuti portando la propria testimonianza, senza la quale l’ambientazione dei fatti sarebbe stata di difficile collocazione. Un cordiale saluto".

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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