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Non si ferma il girone della droga che traumatizza e distrugge la vita di centinaia di adolescenti in ogni parte del mondo. Questa volta l’allarme è suonato a Palermo, in Sicilia, dove una ragazza di soli 15 anni è stata ricoverata di emergenza dopo che, in preda ad una crisi di schizofrenia dovuta all’assunzione di dosi di crack, ha distrutto l’interno dell’appartamento in cui viveva con i genitori, situato vicino a Via Libertà. Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Al contrario, come ha affermato un agente che al momento sta svolgendo le indagini sull’accaduto, “di interventi simili, in cui soccorriamo giovani in stato alterato per il crack, con la mia squadra, ne facciamo almeno una ventina al mese. E nell'ottanta per cento dei casi l'età è al di sotto dei 18 anni”. Un numero inquietante se si considera il drastico abbassamento dell’età della prima assunzione, scesa addirittura a 13 anni e se a questo si aggiunge il fatto che i ragazzini vengono ritrovati per strada, spesso accasciati sui marciapiedi al lato delle vie della città. Come ha spiegato anche l’agente, “in strada troviamo ragazzini in preda a crisi simili a quelle epilettiche. Spesso altri sono svenuti. I genitori restano esterrefatti quando li contattiamo. Purtroppo i danni provocati da questa droga si vedono nel tempo”.

Il crack: la droga più pericolosa è anche la più economica
Il crack è una droga che si ricava dalla cocaina e viene assunta tramite inalazione, surriscaldando in pipe di vetro o in pipe ricavate da bottiglie di plastica o da lattine, dei microcristalli che a contatto con il calore “scricchiolano”. La sua pericolosità risiede nella capacità di indurre in modo estremamente rapido dipendenza e assuefazione psichica e fisica, generando psicosi, stati paranoici, deliri, allucinazioni, schizofrenia, aggressività e alienazione e portando ad una morte per overdose con la sola assunzione di 800 mg. “Oltre agli effetti gravi sulla salute delle persone e alla dipendenza rapida e grave”, ha affermato il comandante provinciale dei carabinieri Arturo Guarino, “questa droga alimenta anche una certa animosità negli assuntori, che sono molto più esposti di altri tossicomani ad essere protagonisti di episodi di aggressione o comunque in fatti di natura violenta".
Inoltre, essendo una droga spesso più economica rispetto alla cocaina o simili, il consumo e lo spaccio nelle piazze è aumentato in maniera preoccupante, soprattutto nei quartieri più abbandonati, poveri e quindi malfamati di Palermo, come lo Zen e Ballarò. Durante la pandemia, hanno chiarito gli investigatori, “il costo di una dose era sceso a 5 euro e questo ha avvicinato all'uso del crack anche i più giovani e squattrinati". Adesso i prezzi sono nuovamente saliti, provocando una crescita dei reati di bassa criminalità, come i furti all’interno dei supermercati, finalizzati ad ottenere il minimo necessario per comprarsi qualche dose.

Si moltiplicano i blitz antidroga ma non diminuisce lo spaccio
L’intensificazione e la proliferazione delle operazioni, dei blitz antidroga e dei sequestri di sempre più ingenti quantità di stupefacenti stanno facendo luce su un’emergenza importante, purtroppo sottovalutata, che riguarda non solo Palermo, ma tutto il territorio siciliano. Dal gennaio di quest’anno sono stati sequestrati centinaia di grammi di crack, così come di altri tipi di droghe. Solo nel mese di luglio sono scattate decine di operazioni all’interno della Regione: lo scorso 21 luglio il blitz denominato “Bivio 2” ha portato all’arresto di 16 soggetti del mandamento palermitano di Ciaculli, lo scorso 16 luglio è scattata l’operazione antidroga denominata “Drug Express” in provincia di Messina, e ancora, lo scorso 5 luglio il maxi-blitz eseguito contro il clan di Partinico a Palermo e contestualmente Trapani, Latina, Napoli, Roma, Milano, Reggio Calabria, Cagliari e Nuoro ha portato a 87 misure cautelari accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, reati in materia di armi, estorsione e corruzione.
Spesso ci si chiede come sia possibile che all’aumento delle inchieste non corrisponda una proporzionale riduzione del traffico e dello spaccio. Purtroppo questo è dovuto al fatto che i pusher, i quali al massimo finiscono sotto custodia cautelare con l’obbligo di firma o con la presentazione alla polizia giudiziaria, la maggior parte delle volte sono liberi di tornare a casa e quindi di tornare a delinquere.
C’è un altro dato ancora più grave. Dall’inizio dell’anno e soprattutto dall’inizio della pandemia, nonostante la zona rossa e le varie restrizioni previste dalla normativa anticovid, il commercio e il trasporto di stupefacenti non hanno subito alcuna ripercussione. Come hanno più volte dichiarato e denunciato vari magistrati e addetti ai lavori, la mafia ha saputo adattarsi benissimo al nuovo contesto pandemico, utilizzando per il trasporto di stupefacenti container di forniture medico-sanitarie e di prodotti di prima necessità ed ha trovato nuove modalità di spaccio, come la consegna a domicilio o i droni, espandendo i propri canali di spaccio anche sul “dark web” con veri e propri mercati illegali.

Giovani assuefatti e dipendenti: la necessità di interventi politici
La situazione è critica ed angosciante. La crescita dell’aggressività soprattutto dei giovanissimi comporta proporzionalmente l’incremento di risse, violenze e anche omicidi. Sono tantissime le storie allarmanti che vengono raccontate durante le sedute psicoterapeutiche offerte dal Servizio per le tossicodipendenze di Palermo (Sert). Una di queste, veramente significativa, riguarda una bambina di 14 anni che in cambio del crack ha proposto al pusher di avere un rapporto sessuale con lei. Il giovane che ha raccontato questa vicenda ha visto e sentito la ragazzina con i suoi occhi e al suo psichiatra ha detto che non ha mai saputo “come è finita quella sera, ma quella scena non la dimenticherò mai". È inquietante come questi racconti rappresentino scene di vita quotidiana: sintomo della povertà dilagante che in Sicilia tocca la percentuale del quasi 42%, e del totale disinteresse dei governi italiani succedutisi nel tempo, che non hanno mai varato misure di contrasto e di prevenzione. Oggi, la regione siciliana si trova in una condizione simile a quella dei paesi sottosviluppati, dove chi non ha “fortuna” non gode di alcuna tutela. In effetti, i giovani che non hanno le possibilità economiche vengono lasciati in balia di loro stessi, senza garanzie educative, né punti di riferimento né alternative. E così trovano un senso nel fumo, nell’alcol e nelle droghe. Queste testimonianze dovrebbero essere recepite come un campanello di allarme e soprattutto come un appello in primis per le forze politiche attualmente al governo: perché una società con giovani assuefatti, depressi, violenti e schizofrenici è una società sull’orlo del fallimento.

Rielaborazione grafica a cura di Paolo Bassani

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