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"Il sistema non solo è destinato ad andare in tilt, ma in questo modo non viene assicurata alcuna 'giustizia”' Stabilire che la prescrizione si interrompe dopo la sentenza di primo grado, ma al contempo imporre termini 'tagliola' per il processo di appello e per quello successivo di Cassazione, senza intervenire sui sistemi di ammissibilità degli appelli o dei ricorsi per Cassazione, significa solo preoccuparsi di “smaltire carte”, non di assicurare una decisione giusta".
Sono aspre le critiche pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, riportate oggi su un articolo del Fatto Quotidiano, in merito alla neo riforma della giustizia la quale a poca distanza dalla sua approvazione in Cdm ha già sollevato numerosi dubbi e perplessità da parte anche di numerosi addetti ai lavori come Giuseppe De Carolis, presidente della Corte d’Appello di Napoli e lo stesso presiedete dell'Anm Luca Poniz.
Gratteri ha inoltre aggiunto che "noi magistrati dobbiamo fare giustizia, non smaltire carte: noi abbiamo a che fare con la vita delle persone. I giudici di appello e di Cassazione devono, all’esito di un’analisi ponderata, rimediare - se esistono - a errori commessi nel grado precedente. Con questa 'riforma', invece, da una parte si gettano al macero migliaia di processi, e dall’altra si accentua la tendenza a trasformare le corti in 'sentenzifici', che badano solo ai numeri, con buona pace della qualità delle decisioni". "Questa 'tagliola' colpirà anche processi delicatissimi, come omicidi colposi e violenze sessuali" ha detto il magistrato mettendo in luce con un esempio la grave falla presente nell'applicazione pratica della riforma: "Si celebra un processo che si conclude con una condanna; l’imputato condannato fa appello nel quadro di un sistema su cui non si è intervenuti a livello legislativo; il giudizio di appello, o quello successivo in Cassazione, non si chiude nei tempi indicati; che fine fa la condanna di primo grado? Diventa improcedibile con un prestampato? E le persone offese? Le vittime del reato, le parti civili costituite nel processo? Assurdo". E poi ancora, "perché nessuno pensa alle vittime del reato? - ha domandato Gratteri - Perché nessuno pensa alla mortificazione di chi non solo viene umiliato da soprusi e angherie, ma poi viene anche praticamente abbandonato dallo Stato? È come pensare di risolvere il dramma delle liste d’attesa nelle Asl col bollino di scadenza: vai all’ospedale, prenoti una visita o un intervento chirurgico, aspetti pazientemente il tuo turno e poi, quando finalmente arriva, se non c’è posto o è passato troppo tempo, perdi ogni diritto: niente visita e niente intervento, anche se sei malato grave ti rimandano a casa. Ma davvero è questa la giustizia che gli italiani si meritano?".
Inoltre, come ha fatto presente il procuratore, ci sono altri metodi per ottimizzare i tempi della giustizia, ossia occorre prima di tutto che vengano forniti all'apparato giudiziario "uomini (magistrati, personale amministrativo e di polizia giudiziaria) e mezzi adeguati rispetto a una mole di affari giudiziari elefantiaca. E poi si deve intervenire a monte, non a valle" cioè "rendere più snelle le procedure è possibile, ma bisogna partire dal basso: limitare le ipotesi di appello, rendere inammissibili le impugnazioni vistosamente pretestuose (e sono molte); ridurre i ricorsi in Cassazione solo ai casi che realmente riguardano la legittimità. E ancora: limitare gli incarichi 'fuori ruolo' solo a quegli Uffici dov’è veramente necessaria la presenza di magistrati; e rivedere la geografia degli uffici giudiziari". I capi e i dirigenti, ha aggiunto poi Gratteri "sicuramente devono vigilare e intervenire, stimolando i magistrati - se ce ne sono - improduttivi e ottimizzando le risorse disponibili. Ma, lo ripeto" sempre pretendendo "decisioni tempestive e nel contempo 'giuste', perché è questo l’obiettivo imprescindibile a cui dobbiamo puntare. Ma ci sarebbero tanti altri interventi possibili, che realmente vanno nella direzione di una effettiva riduzione dei tempi, se davvero questo fosse l’obiettivo dei 'riformatori'. Ma, con questa riforma, è un’utopia".
Infatti durante l'intervista Gratteri ha anche detto di essere assolutamente d'accordo con Franco Coppi, il più noto dei penalisti italiani - nonché difensore, tra gli altri, di Silvio Berlusconi, Giulio Andreotti e Vittorio Emanuele di Savoia - il quale ha definito la riforma della Cartabia “un groviglio” incomprensibile e che “a questo punto era meglio tenersi la riforma Bonafede”.
Stessa concordanza anche per ciò che ha recentemente espresso l'ex magistrato Piercamillo Davigo che ha definito l'improcedibilità prevista dalla riforma come “un’amnistia mascherata”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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