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Stiamo vivendo i giorni precedenti alla emissione della sentenza da parte del tribunale composto da Joselyn Marie Donaire, Esther Carolina Flores e José Anaim Orellana, in seguito al giudizio contro David Castillo (in foto), accusato di essere l'autore intellettuale dell'assassinio della leader honduregna Berta Cáceres.
A questo punto del processo, dopo più di tre anni di ritardo e con una difesa che ha utilizzato tutti gli espedienti possibili per allungare i tempi processuali e per logorare le organizzazioni nazionali dell'Honduras ed internazionali che seguono giorno dopo giorno le udienze, è pesante ed inconfutabile la conferma della partecipazione di Castillo all'omicidio di Berta e altri delitti, come confermano le oltre 70 prove a sostegno dell'accusa.
Il COPINH e i familiari della Cáceres, che portano avanti da anni la richiesta di giustizia, hanno dimostrato in giudizio che David Castillo è stato un elemento essenziale per la realizzazione del delitto, essendo stato parte attiva nei pedinamenti e nelle persecuzioni, elementi utili per la pianificazione e l'approvvigionamento dei mezzi per la realizzazione dell'assassinio. Ha agito come collegamento tra la struttura inferiore sicariale e la struttura superiore, quella in cui si trovano membri della famiglia Atala, una delle più ricche e potenti dell'Honduras, in qualità di dirigenti del DESA tra i quali spicca Daniel Atala Medince come direttore finanziario.
Per questo, partendo dalla organizzazione si arriva a David Castillo come coautore, poiché era una sorta di esecutore degli ordini che venivano "dall'alto", come si può ascoltare in alcune intercettazioni telefoniche che sono state fornite dai periti nella fase del giudizio per dare ulteriore conferma di questi legami criminali. Tutto questo è per evitare che la giustizia chiuda il caso con questo verdetto e invece continui a far luce sulle sfere alte del potere che diedero l'ordine per eseguire l'omicidio della attivista.
La società DESA iniziò la costruzione del progetto idroelettrico Agua Zarca nel 2013, nella conca del fiume Gualcarque, a Rio Blanco, e incontrò una forte opposizione da parte delle comunità indigene Lencas, preoccupate per l'impatto negativo che avrebbe avuto il progetto sulla economia locale, sull'ambiente ed essendo un luogo sacro, anche sulla loro visione del cosmo. Questa resistenza ha provocato grandi perdite economiche ai soci della società ed ha provocato che il costruttore più grande di dighe a livello mondiale, ovvero la compagnia di proprietà statale cinese SINOHYDRO, ritirasse la sua partecipazione dal progetto idroelettrico. Anche la Corporazione Finanziaria Internazionale, istituzione della Banca Mondiale che investe nel settore privato, ha abbandonato l'iniziativa.
Ma questo non è un caso isolato, l'Honduras è stato sede di ripetuti scontri tra membri di gruppi indigeni ed iniziative idroelettriche o minerarie. Il presidente Hernández, rieletto a dicembre del 2018 nonostante le accuse di frode in diversi comizi pubblici, ha cercato di spingere gli investimenti in queste attività.
L'Honduras è il paese più mortifero per gli attivisti ambientali su tutto il pianeta. Ne sono stati assassinati quattordici solo nel 2016, tra i quali Berta Cáceres ed altri membri della sua organizzazione e sono stati assassinati almeno cinque membri attivi del COPINH prima del suo omicidio.
Mentre i governi si riuniscono continuamente in forum globali per discutere sui cambiamenti climatici coloro che sono in prima linea, in difesa dei fiumi e dei boschi, muoiono ingiustamente e senza neanche avere il giusto rilievo sulla stampa internazionale.


caceres berta 820 da greenme it


Per questo il caso di Berta è estremamente trascendente e rappresenta in sé una pietra miliare storica, è un giudizio che trascende la situazione in Honduras e colpisce in pieno i tanti altri conflitti di interesse tra governi e società, l'impunità delle grandi società che fanno e disfanno violando la legge, la corruzione nel sistema giuridico, gli enti finanziari internazionali che le finanziano e i governi che si inibiscono e guardano dall'altra parte, nel migliore dei casi.
La leader del COPINH denunzió, formalmente e pubblicamente, di fronte al Pubblico Ministero, la concessione e l’approvazione illegale di almeno 49 progetti idroelettrici nei territori Lencas.
Cosciente che le sue denunce sfidavano grandi interessi economici e politici, Berta Cáceres dichiaró che il modello estrattivo e sfruttatore attuato nelle regioni Lencas dell'Honduras era illegale, tra l'altro, non rispettava la Consulta disposta dal 169° Convegno dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIT), la quale conferisce ai popoli indigeni il diritto di decidere l'uso dei loro territori.
Per le sue azioni in difesa del popolo e del territorio Lenca è stata perseguitata, minacciata ed accusata come se fosse una criminale. Le violenze non si fermarono mai e continuarono fino al suo omicidio. La sua unica difesa erano i cittadini, dallo Stato ricevette solo criminalizzazione, nonostante avesse ottenuto dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CUDH) la misura cautelare che obbligava il governo dell'Honduras a fornirle protezione per la sua vita e la sua integrità fisica.
Il giudizio contro Castillo deve essere l'inizio del processo contro tutte le persone coinvolte nell'omicidio dell’ambientalista. Egli è stato un elemento chiave, non solo una parte di una struttura criminale complessa.
A 12 anni dal colpo di stato in Honduras, la giustizia ha l'opportunità di sferrare un duro colpo alla criminalità e alla brutalità dei poteri economici che governano il paese. Lo Stato deve cancellare l'impunità altrimenti la forza di Berta e di tanti altri martiri, partendo dal popolo, lo farà.
Berta Cáceres, ambientalista, femminista, indigena e latinoamericana è il simbolo della lotta per un altro modello produttivo in America latina. Un sistema per tutti, inclusivo, democratico, ecologico e femminista.

Foto di copertina: www.radioprogreso.com

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