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Papa Francesco ai membri dell'Associazione Cristiana di Dirigenti di Impresa

La gran giungla economico mondiale si è svegliata con una nuova idea a metà del 2020. "Il Gran Re-inizio", una proposta del Foro Economico Mondiale (FEM) per ricostruire l'economia in maniera "sostenibile" a seguito della pandemia di COVID-19, teoricamente motivati dai forti indicatori di povertà che aumentano nel globo terracqueo, accentuati da un cambiamento climatico senza precedenti. I suoi promotori, Carlo, il principe di Galles e Klaus Schwab, lo proclamarono a pompa magna il 21 gennaio del 2021, quando si riunì tutta l'élite finanziaria, tecnologica e politica mondiale. Il luogo dell'incontro fu la città di Davos, Svizzera. Mentre detta ricetta magica promette risorse economiche per tutti, il mondo imprenditoriale continua a giocare con la classe operaia e la politicizzata ridistribuzione della ricchezza appare sempre più disuguale. "Uno nasconde quando non ha la coscienza pulita", ha detto Papa Francesco davanti all'ACDE (Associazione Cristiana di Dirigenti di Impresa). Ha considerato e analizzato il ruolo delle pymes osservando che “l’economia, negli ultimi decenni, ha generato le finanze”. Il breve intervento di Francesco è servito per riaffermare la già nota posizione del sommo pontefice in materia di benessere sociale: “bisogna investire, non nascondere il denaro in paradisi fiscali”, ha espresso in un messaggio registrato, in apertura dell'incontro annuale dell'organizzazione che riunisce grandi firme nazionali e straniere. Con quella determinazione, Papa Francesco ha analizzato il ruolo delle pymes, ha messo in questione le finanze e ha chiesto più produzione e lavoro. Come era da aspettarsi, molti dei partecipanti intervenuti hanno manifestato posizioni contrarie a quelle del Papa. Il sommo pontefice ha esordito dicendo: “Lo sguardo cristiano dell’economia e della società è diverso dallo sguardo pagano o dallo sguardo ideologico. E la costruzione di una comunità giusta, economicamente e socialmente per tutti, deve essere fatta da tutti: sindacalisti e imprenditori, lavoratori e dirigenti. Dobbiamo seguire la strada dell’economia sociale. Diciamocelo, l’economia ultimamente, negli ultimi decenni, ha generato finanza e la finanza rischia di finire come la catena di Sant’Antonio. Noi crediamo che ce ne sia tanta e alla fine non c’è niente. Si deve tornare all’economia del concreto. Il concreto è la produzione, il lavoro, le famiglie, la patria, la società”. Ha poi continuato: “In una società dove c’è un margine di povertà molto grande, uno si deve chiedere come va l’economia, se è giusta, se è sociale, o se semplicemente ricerca interessi personali. L’economia è sociale. Per aumentare l’occupazione è importante il potere delle pymes, perché la creatività viene sempre dal basso. La pandemia ci ha portato a questo, alla mancanza di lavoro". In un altro tratto del suo discorso il Pontefice è andato direttamente al cuore del potere economico: “Bisogna investire nel bene comune, non nascondere i soldi in paradisi fiscali. Saper investire, non nascondere. Uno nasconde quando non ha la coscienza pulita o quando è arrabbiato. Sappiamo tutti cosa si dice nel campo quando la mucca non dà il latte. Quando ci nascondiamo è perché qualcosa non va. Chiarezza, trasparenza e produzione… investire”. In conclusione il Papa ha detto: “È molto difficile costruire senza fiducia sociale. A volte, quei grandi accordi di grandi aziende o grandi investitori… firmano l’accordo e, quando stanno brindando, fanno un altro accordo sottobanco. Mai tradire la fiducia”. Le parole del Papa non sono state proprio gradite, (soprattutto nell’ambito dell'intimità dei canali di comunicazione imprenditoriale). È trapelato, infatti, il commento dell'economista dell'Università Austral Roberto Vassolo che poco dopo l’intervento del Papa ha detto: "il diritto di proprietà è praticamente abolito in Argentina, negli ultimi 20, 30, 40 anni sono state continuamente aggiunte delle tasse”. Nel suo incisivo discorso Papa Francesco ha sollevato il chiaro e primigenio insegnamento cristiano rivolgendosi a loro, i mercanti, oggi imprenditori, gli impresari (con i Talmud, Rosari o Budas), quelli soliti a strapparsi le vesti. Il messaggio non è arrivato per lettera, ma faccia a faccia.

Foto © Imagoeconomica

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