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A giudizio anche altre nove persone e quattro società

Mai nella storia recente della Chiesa Cattolica un cardinale si era trovato a dover rispondere in un tribunale della Santa Sede perché accusato di peculato e abuso d'ufficio. Ma la giustizia Vaticana dopo le recenti norme introdotte da Papa Francesco - in materia di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane - manderà il 27 luglio a processo dieci persone tra laici ed ecclesiastici per le inchieste partite dallo scandalo del palazzo di Sloane Avenue a Londra, tra di loro anche l'ex Sostituto della Segreteria di Stato, il cardinale 'dimissionato' da Bergoglio Angelo Becciu e i finanzieri Gianluigi Torzi e Raffaele Mincione. A chiedere i rinvii a giudizio, tramite emissione del decreto di citazione, sono stati il promotore di giustizia Gian Piero Milano, l'aggiunto Alessandro Diddi e l'applicato Gianluca Perone. Mentre la Segreteria di Stato della Santa Sede, individuata nell'inchiesta come "persona offesa" insieme all'Istituto per le Opere di Religione (Ior), si costituirà parte civile e sarà assistita in aula dall'avvocato Paola Severino, ex ministro della Giustizia.
Nello specifico il palazzo di Sloane Avenue è un immobile di gran valore posto nella parte più ricca della capitale britannica e viene giudicato nelle cinquecento pagine di carte visionate dall'AGI come al centro di "un'operazione speculativa imprudente e irragionevole" che ha visto all'opera faccendieri, finanzieri, avvocati e figure femminili per creare un danno molto rilevante alle casse vaticane, dalle quali era uscito un flusso di denaro proveniente direttamente o indirettamente dall'Obolo di San Pietro.
Infatti l'ex Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana è stato accusato anche di aver tentato di intimidire un teste chiave, di aver usato la sua posizione per spingere ad operazioni finanziarie non attinenti alla missione della Chiesa Cattolica, di aver invaso il campo riservato all'Apsa (l'ente per l'amministrazione del patrimonio immobiliare del Vaticano) e di aver usato fondi per spese personali o di aver coperto le spese di Cecilia Marogna, definita amministratrice di una società con sede in Slovenia finanziata dalla stessa Segreteria di Stato. Inoltre migliaia di euro sempre provenienti dalle casse vaticane sarebbero stati fatti giungere ad una cooperativa il cui rappresentante legale era il fratello del cardinale, Antonino Becciu
"Con decreto in data odierna - si legge in una nota della Santa Sede - il Presidente del Tribunale Vaticano (ora guidato dall'ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone n.d.r) ha disposto la citazione a giudizio degli imputati nell'ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra. Il processo avrà inizio all'udienza del 27 luglio p.v. La richiesta di citazione a giudizio è stata presentata nei giorni scorsi dall'Ufficio del Promotore di Giustizia, nelle persone del Promotore Gian Piero Milano, dell'Aggiunto Alessandro Diddi e dell'Applicato Gianluca Perone e riguarda personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato e figure apicali dell'allora Autorità di Informazione Finanziaria, nonché personaggi esterni, attivi nel mondo della finanza internazionale".
Inoltre nella nota si spiega che dalle indagini "sono emersi elementi anche a carico del Card. Giovanni Angelo Becciu, nei cui confronti si procede, come normativamente previsto per i reati di peculato ed abuso d'ufficio anche in concorso, nonché di subornazione. Le attività istruttorie - si legge ancora nella nota Vaticana - svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre. L'iniziativa giudiziaria è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di Sua Santità Papa Francesco, nell'opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane; opera che, secondo l'ipotesi accusatoria, è stata contrastata da attività speculative illecite e pregiudizievoli sul piano reputazionale nei termini indicati nella richiesta di rinvio a giudizio", conclude la nota. 
Rinviate a giudizio anche quattro società, la Sogenel Capital, la  Prestige Family Office SA e la HP Finance LLC riferibili a Enrico Crasso - l'ex gestore delle finanze vaticane - alle quali è stato contestato il reato di truffa mentre la quarta è la Logsic Humanitarne Dejavnosti, D.O.O., riferibile a Cecilia Marogna, la 'dama del Cardinale' per peculato.
Taluni dei reati sopracitati - si precisa nella nota vaticana - vengono contestanti anche ''in concorso''. "Le indagini, avviate nel luglio 2019 su denuncia dell'Istituto per le Opere di Religione e dell'Ufficio del Revisore Generale, hanno visto piena sinergia tra l'Ufficio del Promotore e la sezione di Polizia giudiziaria del Corpo della Gendarmeria - si legge nella nota della Santa Sede - le attività istruttorie sono state compiute altresì in stretta e proficua collaborazione con la Procura di Roma ed il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria - Gicef della Guardia di Finanza di Roma. Apprezzabile anche la cooperazione con le Procure di Milano, Bari, Trento, Cagliari e Sassari e le rispettive sezioni di polizia giudiziaria". 
A giudizio anche l'ex presidente dell'Aif, René Brülhart a cui è stato contestato il reato di abuso d'ufficio; Mons. Mauro Carlino, ex segretario prima di Becciu e poi del nuovo Sostituto Edgar Pena Parra, al quale l'accusa contesta i reati di estorsione e abuso di ufficio; l'ex gestore delle finanze vaticane Enrico Crasso, al quale l'accusa contesta i reati di peculato, corruzione, estorsione, riciclaggio ed autoriciclaggio, truffa, abuso d'ufficio, falso materiale di atto pubblico commesso dal privato e falso in scrittura privata. E ancora: l'ex direttore dell'Aif, Tommaso Di Ruzza, al quale l'accusa contesta i reati di peculato, abuso d'ufficio e violazione del segreto d'ufficio; l'imprenditrice cagliaritana nota come la 'dama di Becciu' Cecilia Marogna, alla quale l'accusa contesta il reato di peculato; il rider Raffaele Mincione, al quale l'accusa contesta i reati di peculato, truffa, abuso d'ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio; l'avvocato Nicola Squillace, al quale l'accusa contesta i reati di truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio; l'ex funzionario laico della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi, al quale l'accusa contesta i reati di corruzione, estorsione, peculato, truffa e abuso d'ufficio; il banker molisano Gianluigi Torzi, al quale l'accusa contesta i reati di estorsione, peculato, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio.
L'avvocato Ambra Giovene difensore, insieme al collega Marco Franco, del broker molisano Gianluigi Torzi a già fatto sapere all'Adnkronos che "non ho ancora letto il decreto di citazione, un decreto corposo, più complesso di quello che ci saremmo aspettati perché coinvolge anche delle società. Io trovo inaccettabile che si fissi un processo il 27 luglio perché non ci viene dato il tempo di organizzare una difesa seria, adeguata, degna di questo nome. Ovviamente non si tratta solo del decreto ma anche degli atti depositati relativi a tre anni di indagini - spiega la penalista - noi abbiamo necessita' di avere il tempo di organizzare la difesa. Per ora posso parlare solo a mio nome, e non a quello degli altri difensori perche' gli imputati sono diversi, ma noi siamo pronti a presentare un'istanza di rinvio. Sono fiduciosa che il presidente Giuseppe Pignatone che e' una persona estremamente responsabile saprà valutare con attenzione le nostre necessita". "Per noi - ha ribadito l'avvocato Giovene - sarà necessario concordare un'istanza di rinvio: non un rinvio pretestuoso ma che serve a tutti per fare una riflessione condivisa su atti che sono molto complessi. Si pensi - sottolinea - alla necessita' di nominare uno o più consulenti, di incontrare i clienti e su questo devo dire che la posizione di Torzi è la più svantaggiata di tutti. Torzi e' in attesa di estradizione dall'Inghilterra per una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice italiano". 

Foto © Imagoeconomica

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