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“Sono un indagato in servizio permanente”

Pochi attimi per poche parole: "Sono stato un ufficiale in servizio permanente per tanti anni, ma da 20 anni sono anche un indagato in servizio permanente, quindi non intendo rispondere". E' così che l'ex comandante del Ros ed ex direttore del Sisde, il generale Mario Mori, è intervenuto ieri durante il processo sula strage di Bologna, che si celebra davanti la Corte d'Assise e che vede imputati Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. E pensare che poco prima, su invito del Presidente della Corte, Francesco Caruso, aveva recitato la formula di rito ("Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione mi impegno a dire tutta la verità e non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza"). 
L'ufficiale dei carabinieri era stato chiamato a deporre dalla Procura generale in merito "alla trasmissione che fece, quale Comandante della sezione anticrimine di Roma, di un'informazione proveniente dall'ufficio Interpol sul rinvenimento di un volantino di Terza Posizione all'aeroporto di Sidney. Nella sua veste di allora, il 12 febbraio 1985, il tenente colonnello Mori trasmette delle informazioni. Questo piccolo fatto, con una nota sottoscritta da Mori (secondo la Procura generale, ndr) non ha attinenza con altre questioni che riguardano il Generale". 
Se per la Procura generale il militare andava sentito come teste semplice, per il legale di Mori, Basilio Milio, la veste più corretta era quella di teste assistito. Quindi è stato rappresentato come Mori sia imputato nel processo d'appello di Palermo sulla trattativa Stato-mafia (dove è stato condannato in primo grado a 12 anni) in cui "sono stati affrontati temi oggetto delle citazioni di parte civile". E al contempo è stato evidenziato il contenuto delle motivazioni della sentenza che ha visto la condanna all'ergastolo dell'ex Nar Gilberto Cavallini. Mori ha testimoniato in quel processo sulla strage del 2 agosto 1980 e dalla lettura della sentenza si ricava che il generale possa essere presumibilmente indagato per falsa testimonianza. Il Presidente della Corte, Francesco Caruso, sentite le parti, ha optato di riconoscere a Mori la qualifica di testimone assistito - che quindi può avvalersi della facoltà, a differenza dei testimoni ordinari - perché indagato in un procedimento connesso. Così Mori si è trincerato dietro il silenzio.
Nel processo Cavallini i giudici della Corte d'Assise di Bologna, presieduta da Michele Leoni, avevano dedicato un intero capitolo alla testimonianza di Mori. 
"L'ex generale Mario Mori - si legge in uno dei passaggi del documento - dinnanzi a questa Corte, ha affermato di non essersi mai occupato della destra eversiva in quanto lui è sempre stato occupato in 'altro'. Ma ciò contrasta apertamente con una nutritissima serie di evidenze processuali e investigative di segno contrario, provenienti anche da dichiarazioni da lui stesso rilasciate. Ha perfino bluffato invitando i presenti ad andare a leggersi le sentenze e ordinanze del Giudice istruttore di Milano dottor Salvini del 1995 e del 1998, che dicono cose ben diverse da quanto da lui sostenuto".
E nelle conclusioni i giudici avevano trasmesso gli atti alla Procura avanzando un'ipotesi di falsa testimonianza e reticenza sia per l'ex comandante del Ros che per gli ex Nar Fioravanti e Ciavardini, per l’ex compagna di Cavallini Flavia Sbrojavacca e l’ex militante di Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra.
Come Mori anche l'ex compagna di Cavallini, Flavia Sbrojavacca, chiamata a deporre ieri, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Nell'udienza di ieri è stato poi sentito l'ex dirigente della Squadra mobile di Reggio Emilia, Antonio Russo, che nel 1986 svolse degli accertamenti su dei colloqui tra un detenuto del carcere di Parma e il padre di Alceste Campanile (militante di Lotta continua di cui Bellini ha confessato l'omicidio). 
A salire sul pretorio anche Caroline Whitby-James, che nei primi anni '80 fu la compagna di Sergio Vaccari, antiquario che viveva a Londra e che trovava rifugio a dei neofascisti italiani. Vaccari fu assassinato nel settembre del 1982, pochi mesi dopo la morte di Roberto Calvi, e secondo alcune testimonianze fu l'ultimo a vedere vivo il presidente del Banco Ambrosiano. La testimone ha confermato quanto già dichiarato alla Dia di Firenze nel 2004, ovvero che l'editore Bill Hopkins, che faceva stampare i volantini di Terza posizione, le disse che la morte di Vaccari era un mistero e che era collegata a quella di Calvi. Non si è presentato, infine, il faccendiere Flavio Carboni, condannato per il crac del Banco Ambrosiano, che al momento risulta irreperibile.

Foto © Imagoeconomica

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