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Il Fatto Quotidiano, oggi 25 giugno 2021, con le parole di Giuseppe Pipitone, riaccende i riflettori sulla delicata questione “Nino Di Matteo”.
Il piano di morte di cui il primo a parlarne fu il pentito Galatolo, oggi torna a essere argomento nelle carceri. Ora è Bellocco, boss della 'Ndrangheta, mentre discute di Brusca con un altro detenuto: è il 1° giugno 2021.
È la mattina dell’1° giugno e a Milano, nel carcere di Opera, alcuni detenuti al 41-bis stanno commentando la notizia della scarcerazione di Giovanni Brusca.
“Anche il giudice Di Matteo lo ammazzano. Gli hanno già dato la sentenza”. A parlare è Gregorio Bellocco, boss della 'Ndrangheta, già a capo della cosca di Rosarno.
Le notizie relative al piano di morte di Cosa Nostra per colpire Nino Di Matteo risalgono al 2014: perché dunque l’uomo della ’ndrangheta ne parla ora, sette anni dopo? Ha per caso avuto qualche novità dall’esterno? Di Matteo, tra l’altro, non aveva rilasciato alcuna dichiarazione pubblica sulla scarcerazione di Brusca: perché quindi Bellocco pronuncia quelle frasi sul consigliere del Csm?
Siamo oggi all’interno di quel periodo dell’anno che separano le commemorazioni delle due stragi del ‘92. Siamo all’interno di quei 57 giorni che quest’anno abbiamo deciso di segnare con una Scorta della Memoria. Ma noi siamo le Agende Rosse. Oltre a portare avanti la memoria, oltre a coltivare il seme della legalità girando per le scuole, è nostro preciso compito accendere i riflettori su queste notizie, sensibilizzare l’opinione pubblica per far si che ciò che è accaduto non si ripeta.
Il 19 luglio si avvicina e saremo lì in Via d’Amelio, a ricordare e a continuare a lottare gridando RESISTENZA.

Movimento Agende Rosse Palermo,
Gruppo Paolo, Adele e Rita Borsellino

Foto © Paolo Bassani

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