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Un cacciatorpediniere della Marina militare russa ha approcciato il cacciatorpediniere Defender della Marina britannica, che stava violando lo spazio navale russo nel Mar Nero, dinanzi a Sebastopoli. La nave britannica si trovava a 10 miglia nautiche dalla costa della Crimea e dunque due miglia nautiche dentro le acque territoriali russe. La nave russa ha lanciato dei colpi di avvertimento, che sono però stati ignorati dalla marina britannica. Si sono così alzati in volo dei SU-24 russi che hanno sganciato sulla rotta della nave britannica 4 bombe OFAB-250. In seguito, altri caccia russi hanno effettuato dei sorvoli a bassissima quota su altre navi militari della NATO, non solo quelle presenti nel Mar Nero, ma anche quelle coinvolte nel Mar Baltico nell’esercitazione BALTOPS-21, compresa la fregata missilistica multiruolo FREMM “Antonio Marceglia” (F597) della Marina militare italiana. Tutte le navi NATO nell’area sono ora in stato di massima allerta, e sono stati messi in funzione i sistemi antiaerei delle varie navi militari presenti nell’area, mentre l'attaché militare britannico è stato convocato presso il ministero della Difesa russo. Anche perché la Marina britannica insiste nell’affermare, in modo palesemente provocatorio, che il cacciatorpediniere stava conducendo "un passaggio innocente attraverso le acque territoriali ucraine" e non sarebbero stati sparati colpi di nessun genere contro la nave.
Ecco com’è facile creare incidenti, destabilizzazione, ovvero accelerazione del rischio bellico e, quindi, nucleare. Attraverso le provocazioni. Tanto più che Sky News nega l’accaduto, costringendo così il ministero della Difesa russa a pubblicare le immagini, mentre Jonathan Beale, giornalista della BBC, si trovava a bordo del cacciatorpediniere britannico Defender e definiva “deliberata” la mossa della nave nell’entrare nelle acque crimeane. Beale sostiene di avere udito i colpi di avvertimento sparati e che almeno 20 volte la nave è stata sorvolata dai caccia russi.
In un vortice di dichiarazioni, il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha quindi avvisato: “Possiamo fare appello al buon senso, pretendere il rispetto del diritto internazionale. Se questo non aiuta, possiamo bombardare, non solo come avvertimento, ma anche sul bersaglio, se i nostri colleghi non capiscono". Perchè proprio ora ci sarebbe da chiedersi, se non fosse evidente che la tensione sta salendo a dismisura, in Crimea, come nel resto del mondo. Proprio ieri, nelle stesse ore in cui avveniva l’incidente in acque sostanzialmente contese, seppure legittimamente russe, il presidente Vladimir Putin è intervenuto con un video messaggio alla IX Conferenza sulla Sicurezza internazionale di Mosca.
Il presidente russo ha sottolineato la “preoccupazione per il continuo aumento delle capacità militari e delle infrastrutture della NATO vicino ai confini russi”. Ha precisato inoltre che “l'Alleanza atlantica si rifiuta di considerare in modo costruttivo le proposte russe sulla de-escalation delle tensioni e la riduzione del rischio di incidenti imprevedibili", ha detto il leader russo. Putin ha dunque sottolineato che Mosca "si aspetta che il buon senso e il desiderio di sviluppare relazioni costruttive con noi alla fine prevalgano".
Ma così non sembra, ha precisato il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, anche lui intervenuto alla Conferenza, commentando la decisione del vertice della NATO di aumentare il bilancio della difesa e di aggiornare il potenziale di deterrenza nucleare: "La decisione porterà ad anni di confronto militare in Europa". "Nel complesso la situazione in Europa è esplosiva e richiede misure specifiche per la de-escalation soprattutto perché alcuni Paesi europei sono interessati alla propagazione di un conflitto con la Russia. La condotta dell'Ucraina, che ha provocato un'altra crisi nel Donbass poco prima del vertice di Bruxelles, potrebbe essere data come esempio”.
Così Shoigu, che ha affrontato anche il tema del dispiegamento di missili a medio raggio in Asia, definendolo “una minaccia per le regioni orientali della Russia”. Il ministro ha aggiunto che "i Paesi della regione del Sud-est asiatico sono costretti a fare delle scelte che vanno verso la creazione di strutture simili alla NATO”, perché “come in Europa, nel anche Sud-est asiatico si stanno schierando gruppi avanzati ad alta prontezza, con squadroni aerei d'attacco e portaerei. Nelle esercitazioni navali, oltre agli Stati della regione, navi dei Paesi dell'Alleanza atlantica sono sempre più coinvolti, il che aumenta il pericolo di incidenti durante le attività militari”.
"Da un punto di vista militare - ha chiosato Shoigu- la combinazione di una componente missilistica d'attacco con mezzi di difesa antimissilistica può modificare l'equilibrio delle forze non solo nella regione, ma in tutto il mondo, dove la divisione tra "amici" e “nemici" è sempre più netta e non viene creata dalla Russia". Ma c’è di più. “Assistiamo a una rinascita delle armi biologiche”, ha affermato il segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione russa, Nikolai Patrushev, intervenendo anch’egli alla Conferenza di Mosca. “Ci sono chiari segni, secondo Patrushev, secondo cui si starebbe cercando di utilizzare agenti patogeni pericolosi per scopi politico-militari. La coincidenza di focolai di malattie pericolose con l'ubicazione di bio laboratori stranieri nei singoli Paesi richiede molta attenzione”. Patrushev ha attentamente aggiunto: "Gli Stati Uniti si stanno trasformando in un regime totalitario e stanno cercando di giustificare i loro problemi con le cosiddette attività "dannose" della Russia. La situazione in Occidente, che impone ideali in cui non crede, somiglia ora a quella della tarda URSS".
Parole dure quelle di Shoigu e di Patrushev, confermate dall’articolo di Vladimir Putin, apparso il 22 giugno scorso nel quotidiano tedesco Die Zelt, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’invasione dell’Urss da parte dei nazisti. Si legge nell’articolo: “Vorrei sottolineare che la riconciliazione storica del nostro popolo e dei tedeschi che vivevano sia nell’est che nell’ovest della Germania unita ha svolto un ruolo colossale per la formazione dell’Europa come la vediamo ora", ha scritto il presidente russo.
“Penso prima di tutto che l’intera storia del dopoguerra confermi che la prosperità e la sicurezza del nostro continente comune sono possibili solo attraverso gli sforzi congiunti di tutti i Paesi, compresa la Russia. Perché la Russia è uno dei più grandi Stati europei. E sentiamo il nostro inestricabile legame culturale e storico con l’Europa”, ha proseguito. Putin ha quindi ribadito che la Russia è aperta alla cooperazione. Ma la Sesta Flotta della Marina degli Stati Uniti evidentemente non la pensa così perché altrimenti non avrebbe annunciato ufficialmente la sua partecipazione alle esercitazioni ucraino-americane SeaBreeze-2021, già definite da Mosca come “provocatorie”. Alle manovre prenderanno parte fino a 5.000 militari provenienti da 32 Paesi del mondo, 40 aerei, 32 navi, 18 squadre di operazioni speciali.
Il ministero della Difesa russo ha fatto notare che gli Stati Uniti, con il pretesto delle esercitazioni, stanno pianificando di trasferire armi ed equipaggiamento speciale nel Donbass, e che le esercitazioni navali dichiarate includono azioni attive sul terreno. Eppure solo un mese fa era stato detto molto chiaramente dal ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov: "Ospiti indesiderati saranno trattati come tali”. Ma questi ospiti sono così narcisisti che non comprendono il concetto di indesiderabilità, pretendono il posto a capotavola. E allora, questa volta dovranno essere pronti a tutte le cerimonie del caso.

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