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Un tramonto rosso dopo una giornata grigia. Questo potrebbe essere il riassunto di un summit teso e chiarificatore. Indietro non si torna. Putin e Biden si incontrano a Ginevra, con le rispettive delegazioni, mentre a Mosca, e solo a Mosca, divampa una nuova variante del virus che genera uno tra i più alti picchi di contagi che la Russia ha conosciuto nella nuova era. Nel frattempo le temperature salgono in un fine primavera divenuto improvvisamente caldo.
“Noi, Presidente degli Stati Uniti d'America Joseph R. Biden e Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, notiamo che Stati Uniti e Russia hanno dimostrato che, anche in periodi di tensione, sono in grado di compiere progressi sui nostri obiettivi condivisi di prevedibilità in ambito strategico, riducendo il rischio di conflitti armati e la minaccia di una guerra nucleare.” La dichiarazione congiunta recita parole estremamente controllate, superate dai fatti che un pezzo di carta non può raccontare, e nemmeno far trasparire.
ABC, NBC, BBC, CNN e molti altri media occidentali sono stati invitati alla conferenza stampa che Putin ha tenuto successivamente al summit. Nessun media russo è stato invitato alla conferenza stampa di Biden. Putin visibilmente teso, Biden notevolmente stanco, incapace di reggere la coreografia floreale appositamente creata. Lui può parlare all’aperto, lui può, non rischia. Putin parla all’interno, chiuso in una stanza, come in un bunker, con i suoi partner che osservano, oramai non più stupiti di nulla, una giornalista statunitense chiedere a Putin: “Di cos’ha più paura?”
I grandi network americani non avevano giornalisti più intelligenti da inviare al primo e forse ultimo incontro tra i leader delle due superpotenze mondiali. Putin risponde di non avere particolari timori ma Biden, che ha rifiutato una conferenza stampa congiunta, dinanzi alle sue telecamere, annuncia che “nel caso in cui Navalny morisse in carcere le conseguenze sarebbero catastrofiche per la Russia”. La giornalista forse voleva sincerarsi sulle preferenze di Putin, che però ha nettamente compreso che di fronte ha dei mastini che non si fermeranno dinanzi a nulla, con la scusante di quelli che loro chiamano diritti umani, che cambiano di volta in volta in base alle loro esigenze.
Nessun accordo su Siria e Ucraina. A Biden non piace Assad, “non è democratico”, ma piace al suo popolo. Putin ricorda: "Guantanamo funziona ancora e non rispetta nessun diritto internazionale.” E ammonisce di non volere nessuna rivoluzione colorata portata in casa propria da organizzazioni che ritiene nemiche del suo popolo.
Putin conclude la sua conferenza stampa lieto della vittoria della nazionale di calcio russa contro la Finlandia agli Europei. Non resta altro, dopo una giornata che ci dice che l’America e il suo presidente sono pronti a riprendere il comando su tutto e a tutti i costi. E Putin non lo consentirà, perché la sua squadra sa parare i colpi ma soprattutto sa che chi di solito è il primo a scatenare l’attacco di norma perde la partita. Da oggi i giochi sono chiari. Non credete ai media che vi raccontano la favola del nonno protettivo. Non è andato tutto bene. Questa è stata soltanto una minaccia. Forse l’ultima. Dopo questa i russi non giocheranno più.

Tratto da: casadelsole.tv

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