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Giovanni Brusca sarà scarcerato perché ha finito scontare la pena. Ha iniziato 25 anni fa una più che proficua collaborazione con la giustizia ed ha fornito in tutti questi anni un apporto di conoscenze che è risultato fondamentale per individuare altri mafiosi, responsabili di gravissimi delitti, delle stragi, dei depistaggi, ecc… Grazie alle sue dichiarazioni sono stati celebrati numerosissimi processi ed assicurati alla giustizia moltissimi mafiosi e fiancheggiatori.
La legge sui collaboratori di giustizia fu fortemente voluta, attesa e poi scritta da Giovanni Falcone, che venne ucciso anche per questo motivo. Per una incredibile e beffarda coincidenza la sua morte avvenne proprio per mano di Brusca (tra gli altri), che poi però fece luce (in parte) su quell’attentato.
Siamo in condizioni di scindere, in questa ingarbugliata vicenda, il piano giudiziario da quello etico? 
Lo Stato ha sottoscritto un patto con Brusca (così come con tutti gli altri collaboratori), gli ha offerto un piano di assistenza e protezione ed ha preteso in cambio dichiarazioni vere e riscontrabili, tali da trasformarle in prove giudiziarie. In questi anni ha rispettato la sua parte di accordo. Oggi con la scarcerazione lo Stato rispetta la propria. Non esiste spazio per chiedersi quali siano le ragioni della sua collaborazione: pentimento autentico? Interesse personale? Vendetta? Non ci interessa. Ritengo di gran lunga più grave la questione del rischio scarcerazione di mafiosi in servizio permanente effettivo come Graviano o Bagarella, che potrebbero uscire grazie alla pronuncia della Corte Costituzionale e alla prossima legge che entro un anno il Parlamento dovrà approvare. Eppure su tale questione non si sono sentiti gli stessi segnali di sdegno. Il paese non sarà meno sicuro con la scarcerazione di Brusca, lo sarà certamente con la revoca dell’ergastolo ostativo. Le persone offese non si devono sentire tali da questa scarcerazione, ma dalla minaccia di diverse altre.

Foto © Imagoeconomica

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