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Aula bunker blindata a Palermo per l'intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel giorno della memoria a 29 anni dalla strage di Capaci in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, magistrata e moglie del pm, e gli agenti di polizia Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica ha annunciato di non essere disponibile a fare un secondo mandato, quindi, quello di oggi, sarebbe il suo ultimo discorso nel giorno delle commemorazioni del 23 maggio.
E le parole dette, seppur non roboanti, hanno comunque un peso.
“La mafia esiste ancora, non è stata sconfitta. È necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato” ha affermato nell'aula bunker del carcere Ucciardone. "E' sempre di grande significato ritrovarsi nel bunker - ha aggiunto - un luogo di grande valenza simbolica, dove lo Stato ha assestato importanti colpi alla mafia. O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative".
Nel corso dell'intervento il Capo dello Stato, che è anche presidente del Consiglio superiore della magistratura, è anche tornato sugli scandali che hanno investito la magistratura negli ultimi anni con un chiaro riferimento alla bufera innescata dall’affaire dei verbali di Piero Amara che sta scuotendo la procura di Milano e il Csm: “Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo giudiziario”. E poi ancora: “La credibilità della magistratura e la capacita di riscuotere fiducia è imprescindibile per lo svolgimento della vita della Repubblica: gli strumenti non mancano, si prosegua a fare luce su ombre e sospetti: si affrontino in maniera decisiva i progetti di riforma. Anche il solo dubbio che la giustizia possa non essere, sempre, esercitata esclusivamente in base alla legge provoca turbamento. Se la Magistratura perdesse credibilità agli occhi della pubblica opinione, s’indebolirebbe anche la lotta al crimine e alla mafia”. “Vorrei ribadire qui, oggi, quanto già detto nel giugno 2019 al Csm e nel giugno 2020 al Quirinale – ha proseguito – la credibilità della magistratura e la sua capacità di riscuotere fiducia sono imprescindibili per il funzionamento del sistema costituzionale e per il positivo svolgimento della vita della Repubblica”.


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Quindi Mattarella è tornato a parlare della memoria: “Falcone e Borsellino erano due magistrati di grande valore e di altissima moralità. L’intelligenza e la capacità investigativa erano valorizzate e ingigantite da una coscienza limpida, un attaccamento ai valori della Costituzione, una fiducia sacrale nella legge e nella sua efficacia. La mafia volle eliminarli non soltanto per la loro competenza nella lotta alla criminalità organizzata, per la loro efficienza, per la loro conoscenza dei metodi e delle prassi del crimine organizzato. Li assassinò anche perché erano simboli di legalità, intransigenza, coraggio, determinazione. Erano di stimolo e di esempio per tanti giovani colleghi magistrati e per i cittadini, che li amavano e riponevano in loro fiducia e speranza. Sono rimasti modelli di stimolo e di esempio”. Il capo dello stato ha anche voluto ricordare un altro magistrato che ha a lungo combattuto contro la criminalità organizzata siciliana: “La mafia, diceva Antonino Caponnetto, teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. Una organizzazione criminale, che ha fatto di una malintesa, distorta e falsa onorabilità il suo codice di condotta, in questi ultimi decenni ha perduto terreno nella capacità di aggregare e di generare, anche attraverso il terrore, consenso e omertà tra la popolazione. La mafia, può essere definitivamente sconfitta, realizzando così la lucida profezia di Giovanni Falcone.
Nel corso dell'intervento il valore del ricordo è stato esteso anche a "tutti gli uomini e le donne che sono stati uccisi dalla mafia. Magistrati ed esponenti politici; sindaci e amministratori; giornalisti e testimoni; appartenenti alle forze dell’ordine e alla società civile; servitori dello Stato e cittadini che hanno detto no al pizzo; collaboratori di giustizia, loro familiari, persino persone che passavano per caso in un luogo di attentato. Il loro numero è impressionante, una lista interminabile, una scia di sangue e di coraggio, che ha attraversato dolorosamente la nostra storia recente".
Concluso il discorso il presidente della Repubblica si è recato nella caserma Pietro Lungaro, sede del reparto scorte della questura di Palermo, per deporre una corona di alloro alla lapide che ricorda i caduti degli attentati di Capaci e via D'Amelio, posta all'interno dell'Ufficio Scorte. Le note del Silenzio hanno sottolineato il momento. Poco dopo la prevista cerimonia di disvelamento della teca contenente i resti della Fiat Croma "Quarto Savona 15", la sigla radio attribuita agli uomini della scorta di Giovanni Falcone.

Foto © Imagoeconomica


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