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"Ho messo a conoscenza, per le vie formali, la procura di Roma di fatti relativi alla questione Amara-Davigo, di cui ero a conoscenza, nella giornata odierna. So che non sono obbligato a tacere da alcun segreto istruttorio perché non c'è segreto istruttorio, avendo io reso dichiarazioni spontanee, ma credo che la cosa migliore in questo caso sia tacere. Io ho messo a disposizione della procura di Roma quanto da me conosciuto. Punto".
E' con queste parole che il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, il senatore Nicola Morra, ha commentato all'AdnKronos la propria scelta di inviare ai pm romani una nota in cui ricostruisce quel che sa sulla questione dei verbali consegnati in copia informale dal pm Paolo Storari (indagato per rivelazione di segreto, che sarà interrogato oggi a Roma) all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo nell’aprile del 2020, a Milano. Morra ha affermato di essere stato informato proprio da Davigo.
Oggi il Fatto Quotidiano, ha ricostruito alcuni passaggi.
Quando il Presidente della Commissione antimafia tentò nel giugno dello scorso anno di ricomporre una frattura che era nata tra i due consiglieri togati Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita, entrambi da lui stimati, si trovò ad apprendere alcune circostanze.
Scrive il Fatto, riportando i virgolettati di Morra: “Davigo mi mostrò queste carte e mi disse che mi parlava in qualità di presidente della commissione antimafia, tanto è che io ho mantenuto il riserbo finora anche perchè attendevo che si facessero i riscontri doverosi. Ricordo che mi fece andare sulla tromba delle scale come se ci fossero problemi a mostrarle nel suo studio. Se non ricordo male lui aprì un armadio con un’anta a vetri e li prese. Ci allontanammo dalla stanza e mi raccontò che c’era un collaboratore di giustizia che stava rendendo delle dichiarazioni a una Procura del nord. Non mi disse né la città, né il nome dei pm, né il nome del collaboratore. Non parlò di un dissidio tra sostituto e procuratore capo. Mi mostrò le carte ma io non sono uno specialista e non so se un consigliere del Csm avesse diritto ad averle. Questo collaboratore - mi disse Davigo - stava rendendo dichiarazioni sull’esistenza di una loggia massonica occulta alla quale apparteneva anche Sebastiano Ardita (circostanza diffamatoria come ha dichiarato al Csm il consigliere Antonino Di Matteo). Poi con il tempo ho riflettuto e ho pensato che senza riscontri quelle accuse non valevano nulla. Tanto che dopo quella conversazione ho continuato a collaborare con Ardita e ho anche presentato il suo libro (Cosa Nostra Spa, Paper First) senza che lo stesso Davigo avesse nulla da ridire”.
Morra, dunque, ha deciso di mettere a conoscenza di questi fatti i pm di Roma.
Davigo, da parte sua, avrebbe anche confermato l'incontro e di aver comunque vincolato al segreto d'ufficio in qualità di presidente della commissione Antimafia, anche se questi non ha nessuna competenza e non è componente del Csm.
Secondo quanto fin qui emerso, dunque, Davigo ha parlato di quei verbali con i consiglieri del Csm Giuseppe Marra, Fulvio Gigliotti e Giuseppe Cascini, con il primo presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio, il vicepresidente del Csm David Ermini (che mette al corrente il Quirinale) e il Procuratore generale di Cassazione Salvi. Con tutti parla senza stilare atti formali e a chi gli contesta proprio la modalità scelta ha sempre ribattuto che non avrebbe potuto in quanto si sarebbe rischiato di rivelare l'esistenza dell'indagine. Una vicenda, irrituale, che è tutta da chiarire.
Nel frattempo il Procuratore di Milano Francesco Greco ha consegnato anche a Roma la relazione su quanto avvenuto all'interno della Procura di Milano sulla vicenda dei verbali dell'avvocato Piero Amara e dei dossier al Csm.
Da piazzale Clodio, è emerso che Greco è parte offesa nel procedimento per calunnia che vede indagata la funzionaria (ora sospesa) di Palazzo dei Marescialli Marcella Contrafatto: il nome del magistrato, infatti, comparirebbe in una lettera di accompagno ai verbali di Amara recapitati ad alcuni giornali.
La relazione che Greco ha inviato al pg Nanni - e nella quale nega che ci sia stata inerzia nelle indagini - potrebbe ora essere uno degli atti che saranno trasmessi al procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi: quest'ultimo sarebbe ora al lavoro per valutare eventuali profili disciplinari relativi alla violazione del segreto, a seguito della consegna, lo scorso anno, di quei verbali all'allora togato del Csm Piercamillo Davigo da parte del pm di Milano Paolo Storari.
Nel frattempo, sempre dalla Procura di Roma, sarà sentito anche il pm Storari, chiamato a spiegare il perché di quel passaggio informale di carte con l'allora consigliere del Csm.
Se confermerà che il passaggio di carte è avvenuto a Milano, sul fronte penale potrebbe cambiare la competenza della Procura.
Attualmente sulla faccenda sono stati aperti fascicoli a Milano e Roma, ma anche gli uffici giudiziari di Brescia e Perugia si stanno impegnando su alcuni filoni.

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