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"Lo sportello dell'auto del giudice Borsellino era chiuso. Se aperto avrebbe distrutto la valigetta"

Recentemente, realizzato da TgLa7, è andato in onda uno speciale intitolato “Mafia - La ricerca della verità”. Un programma condotto da Enrico Mentana, con Andrea Purgatori e il ritorno in tv dello stesso Michele Santoro. Ospiti d'eccezione anche la figlia di Paolo Borsellino, Fiammetta, ed Antonio Di Pietro. Un programma incentrato sulle dichiarazioni che Maurizio Avola - ex killer di Cosa nostra catanese - ha rilasciato sulla strage di via d'Amelio, tanto ai magistrati di Caltanissetta quanto allo stesso Michele Santoro, che le ha inserite nel libro “Nient'altro che la verità” (edito da Marsilio).
"Io - aveva detto Avola ricostruendo gli attimi dell'attentato in cui, oltre al giudice, persero la vita i cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina - posso dire che c'ero e sono uno degli esecutori materiali della strage di via d'Amelio. E sono l'ultima persona che ha visto lo sguardo di Paolo Borsellino prima di dare il segnale per l'esplosione".
Una ricostruzione tanto inedita quanto inverosimile che ha suscitato numerose polemiche. La stessa Procura di Caltanissetta è intervenuta bollandole come false.
Anche perché ci sono alcune parti del racconto del killer catanese che contrastano in maniera aperta con altri testimoni oculari di quel giorno. A cominciare da Antonio Vullo, l'unico agente di scorta sopravvissuto alla strage.
"Lo sportello dell'auto blindata del giudice Borsellino quel pomeriggio non era stato lasciato aperto, come è stato detto in trasmissione. Era stato chiuso, anche perché se fosse stato aperto si sarebbe distrutto tutto quello che c'era all'interno dell'automobile, compresa la valigetta, che poi, invece, è stata ritrovata quasi integra" ha ribadito oggi in un'intervista esclusiva all'Adnkronos.
In quel 19 luglio lui era alla guida della prima autovettura di staffetta, che precedeva quella in cui viaggiava Paolo Borsellino.
"Non voglio entrare in polemica con nessuno e non mi interessa neanche - ha proseguito Vullo - ma Avola ha detto una cosa impossibile, affermando che il dottor Borsellino avrebbe lasciato lo sportello aperto. Già da qui si può fare una valutazione. Se fosse stato aperto lo sportello, dentro l'auto non sarebbe rimasto nulla, lo ripeto. E io non sarei rimasto in vita con lo sportello aperto".
Vullo ha anche ricordato come "tre secondi prima dell'esplosione ero lì con lo sportello aperto e tre secondi dopo sarei rimasto anche io con lo sportello aperto. Invece sappiamo che dopo 10 minuti ci fu la sottrazione della borsa del giudice Borsellino. Ma ripeto, non voglio aggiungere niente e non voglio entrare in queste polemiche. Se ne devono occupare le Procure".
Il ricordo di Vullo, che di recente è stato anche risentito dai magistrati di Caltanissetta, sul punto è particolarmente nitido. "Quel pomeriggio mi sono fermato davanti alla Via D'Amelio - ha detto - lì il giudice mi ha sorpassato, ma in via Autonomia Siciliana. Io sono arrivato in testa al corteo". E ha voluto ricordare la "dedizione e il cuore" che hanno messo tutti gli agenti di scorta nel sorvegliare il giudice Borsellino. "Quando è sceso dall'auto quattro miei colleghi gli hanno fatto da scudo...".

In foto: Antonio Vullo sul palco di via d'Amelio il 19 luglio 2018 © Emanuele Di Stefano

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