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Secondo esame per l'ex consigliere regionale calabrese atteso per il 14 aprile

Sentito al processo "Gotha", il collaboratore di giustizia Seby Vecchio, ha fatto molteplici riferimenti ad Alberto Sarra. Una lunga carriera politica la sua, in cui, oltre ad essere stato consigliere regionale in Calabria, ha rivestito anche altre prestigiose cariche come quella di consigliere provinciale (a Reggio Calabria) e sottosegretario alla giunta regionale.

Il cuore dell'accusa del processo ruoterebbe attorno all'esistenza di una cupola politico-affaristico-imprenditoriale e mafiosa che negli ultimi dieci anni avrebbe tenuto in pugno la città sullo Stretto determinando i destinatari dei flussi economici statali e regionali; i beneficiari degli appalti pubblici; le carriere in politica; e le poltrone istituzionali più prestigiose. Tutto gestito da una rete in mano alla "massomafia".

Alla luce di questi connubi che Vecchio, definitosi "ex poliziotto, politico, massone regolare e uno ‘ndranghetista ("accoscato" alla 'ndrina dei Serraino, ndr)”, davanti ai pm della Dda di Reggio Calabria ha dedicato particolare attenzione agli intrecci tra politica e i cosiddetti poteri forti. Ed è proprio su questo aspetto che Serra è stato chiamato in causa. Dal suo canto, però, l'ex consigliere ha contestato frontalmente chiedendo di essere nuovamente sentito per poter respingere le accuse avanzate dal collaboratore di giustizia: richiesta accolta dal Tribunale collegiale presieduto dalla dottoressa Silvia Capone. Siederà, infatti, nuovamente il banco dei testimoni il prossimo 14 aprile.

La richiesta della difesa di Alberto Sarra riguarda anche Mimmo Morabito: uomo dei Serraino, “fratello” delle logge deviate di Messina, deputato anche ai contatti con le forze dell’ordine ed indicato dal teste come un fedelissimo del sottosegretario regionale. Oltre a Morabito, anche Umberto Pirilli (ex europarlamentare e presidente di Reggio Calabria negli '90); l'ex sottosegretario Giuseppe Valentino e Franco Germanò: da sempre indicato come esponente della corrente di Sarra.

Tutti soggetti richiamati a replicare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Seby Vecchio.

Nel processo "Gotha", oltre ai rapporti con Serra, Vecchio ha fatto riferimento anche ai legami con l'ex sindaco ed ex presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, l'ex senatore Antonio Caridi e con l'avv. Paolo Romeo. Quest'ultimo, principale imputato del processo, è accusato proprio di essere a capo della cupola “massomafiosa”. Ed è stato Antonio Serra, all'indomani della sua nomina ad assessore comunale, a far incontrare Vecchio e Romeo.

"Conoscevo Paolo Romeo - ha detto il collaboratore di giustizia ai pm -. Sapevo chi era. Quanto l'ho incontrato era come se mio fratello incontrasse Ronaldo. Romeo era il Dio della 'ndrangheta e della politica". "Sarra non poteva vedere Scopelliti - ha continuato Vecchio in riferimento ai rapporti fra i due esponenti politici -. Ma le cose dovevano andare bene perché così era stato deciso da Paolo Romeo. Scopelliti e Sarra facevano finta di amarsi ma non era così. Lo facevano per mantenere la linea di equilibrio con la 'Ndrangheta, perché Scopelliti era l'espressione massima dei De Stefano e Sarra parlava per nome e per conto dei Condello (cosca 'ndranghetista del reggino, ndr)".

La massomafia e l'eversione nera
Paolo Romeo
, inoltre, nel 1979 avrebbe anche ospitato in riva allo Stretto (sotto richiesta dell'ex europarlamentare di An e presidente della Provincia di Reggio Calabria Umberto Pirilli) il terrorista nero Franco Freda il quale trascorse un periodo in città dandosi alla latitanza mentre era in corso il processo a Catanzaro per la strage di Piazza Fontana.

È quanto emerge dalle dichiarazioni dell'ex senatore Renato Meduri rilasciate in una video-intervista realizzata nel 2015 e resa pubblica solo ieri mattina perché depositata dai legali dell'avvocato Paolo Romeo durante il processo "Gotha".

L'ex senatore Meduri conferma, in anticipo, quello che lo stesso Romeo ha detto nelle scorse udienze quando ha reso dichiarazioni spontanee davanti al Tribunale ammettendo per la prima volta di aver aiutato 42 anni fa il terrorista nero Franco Freda, nascondendolo a Reggio Calabria prima della sua fuga in Costarica dove poi è stato arrestato.

"Freda è arrivato a Reggio segretamente, ma senza servizi - ha affermato Meduri -. È arrivato accompagnato. Era un imputato libero vigilato. Non era un latitante. Lui aveva deciso di andar via perché temeva che quei giudici fossero indottrinati dal regime e dovessero emettere per forza un certo tipo di condanna. Temeva quindi per la propria libertà e aveva deciso di andare via. Noi, eravamo convinti della sua assoluta estraneità alla strage di Piazza Fontana e abbiamo deciso di dargli una mano". Stando al racconto dell'ex senatore, a chiedere a Romeo e allo stesso Meduri di ospitare Freda sono stati "due vecchi camerati che avevano un legame di vicinanza" con il terrorista nero.

Foto di repertorio © Imagoeconomica

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