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La Corte vuole sentire il boss (oggi pentito) sulla vicenda del progetto di morte contro l’ex sottosegretario

Gli avvocati di Nicola Cosentino, imputato per concorso esterno in associazione camorristica, erano pronti a terminare la discussione ma sono stati fermati a sorpresa quasi in dirittura d’arrivo perché i giudici della Corte d’Appello di Napoli vogliono sentire Nicola Schiavone, figlio del capo dei Casalesi “Sandokan”. Il motivo ha a che vedere con le dichiarazioni di Schiavone Jr., peraltro già acquisite al fascicolo su richiesta dell'accusa, in merito all’ex sottosegretario (condannato in primo grado a nove anni). Nella prima parte della discussione, i legali avevano toccato il capitolo relativo ai collaboratori di giustizia vecchi e nuovi che hanno parlato di Cosentino, tra cui appunto Nicola Schiavone, definendolo inattendibile. Le dichiarazioni del pentito, che riferivano dell'appoggio dato dal padre a Cosentino tra gli anni '80 e '90 durante le competizioni elettorali, erano confluite anche in un altro processo d'appello che vedeva imputato l'ex sottosegretario, quello noto come "Il Principe e la Scheda Ballerina", in cui Cosentino è stato assolto; peraltro, alcune dichiarazioni vanno anche a favore dell'ex sottosegretario, perché Schiavone jr ha raccontato che il clan, in particolare lo zio Francesco Schiavone alias "Cicciariello" (cugino di Sandokan), voleva uccidere Cosentino che non si era presentato ad un appuntamento. “Mio zio Cicciariello voleva uccidere Cosentino e ci volle il bello e il buono per calmarlo - si legge nel verbale di Nicola Schiavone del 25 settembre 2018 - non lo ipotizzò, dette l’ordine”. Un progetto di morte che non si concretizzò per la presunta “mediazione” di altri due esponenti della cosca, Giuseppe Russo e Antonio Iovine. I giudici hanno quindi riaperto l’istruttoria dopo che il rappresentante dell’accusa, il pg Luigi Musto, aveva già concluso la requisitoria chiedendo la condanna di Cosentino a 12 anni di reclusione, rispetto ai 10 del verdetto di primo grado, ed erano in corso le arringhe difensive degli avvocati. )
I legali hanno depositato anche la sentenza d’appello del processo sul progetto, poi non realizzato, di costruire un centro commerciale a Casal di Principe che si è chiuso in secondo grado con l’assoluzione (la seconda dopo quella nel processo sull’azienda di carburanti di famiglia) dell’ex leader del Pdl. Nelle motivazioni, il collegio affronta anche il tema delle dichiarazioni rese in quella vicenda da Nicola Schiavone. Secondo i giudici (presidente Maria Grassi, a latere Barbara Modesta Grasso e Maria Dolores Caparella) “superato il vaglio di attendibilità soggettiva e oggettiva del dichiarante - si legge - emergono plurimi profili di perplessità quanto all’esistenza di riscontri” alla versione del collaboratore di giustizia che anzi “stride” con la ricostruzione dei fatti ricavata dalle intercettazioni. Schiavone Jr. verrà sentito il prossimo 14 aprile, data in cui è stata rinviata l’udienza che si preannuncia terra di scontro fra accusa e difesa.

Foto © Imagoeconomica

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