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Tre gli arresti. Assessore alla salute indagato

Dati dei contagi nascosti, numeri dei positivi al Covid alterati e comunicati all'Iss per mantenere l'indice sotto i livelli di guardia ed evitare che la Sicilia potesse entrare in zona Rossa. E' un quadro a dir poco inquietante quello emerso dall'inchiesta della Procura di Trapani che ha portato questa mattina alla notifica, da parte dei carabinieri del comando Provinciale e del Nos, di tre provvedimenti di arresti domiciliari nei confronti Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico; Salvatore Cusimano, funzionario regionale, ed Emilio Madonia, dipendente di una ditta che gestisce i flussi informatici dell'assessorato alla Salute.
Nel fascicolo degli indagati risulta esservi anche l'assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, che ha ricevuto un avviso di garanzia e un invito a comparire, per essere interrogato.
L'accusa per tutti è di falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico. In totale sono quaranta gli episodi contestati, l'ultimo risalente al 19 marzo.

Disegno politico scellerato
"Emerge un quadro a di poco sconcertante e sconfortante del modo in cui sono stati gestiti i dati pandemici regionali - scrive il Gip Caterina Brignone - in un contesto in cui alla diffusa disorganizzazione ed alla lentezza da parte degli uffici periferici incaricati della raccolta dei dati si è sommato il dolo di organi amministrativi e politici ai vertici dell'organizzazione regionale".
Il caso è esploso all'improvviso con l'assessore Razza che ha immediatamente rassegnato le dimissioni dopo il ciclone giudiziario. Il Governatore Nello Musumeci, secondo quanto emergerebbe, sarebbe stato tenuto all'oscuro dell'operazione. Ma perché si sarebbe arrivati a tanto sulla pelle dei cittadini? Secondo il Gip non ci sarebbero state "finalità eminentemente personali" ma "un disegno più generale e di natura politica" in quanto "si è cercato di dare un'immagine della tenuta e dell'efficienza del servizio sanitario regionale e della classe politica che amministra migliore di quella reale e di evitare il passaggio dell'intera Regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra".
"Un disegno politico scellerato", dunque, su cui si cercherà di far piena luce su più livelli.
Agli atti dell'inchiesta vi sono delle intercettazioni particolarmente gravi.


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Maria Letizia Di Liberti


"Niente ero poco seccata per questo discorso di giallo, di arancione - dice Di Liberti il 4 novembre scorso - ora mi chiamò Ruggero, dice, domani mattina rivediamo tutti i parametri, da una settimana all'altra e vediamo effettivamente qual e' il parametro che ci ha fatto scattare l'arancione, per capire magari come procedere. Perché il problema fondamentale è se diventiamo completamente zona rossa. E quindi, niente ora mi sono sentita con lui, poi gli ho detto che secondo me tutti i ragazzi che domani tornano da Milano... un sacco domani scapperanno". E aggiunge suo interlocutore, uomo del gabinetto di Razza: "Ruggero è sembrato seccato, mi disse... il fallimento della politica, non siamo stati in grado di tutelarci, i negozi che chiudono, se la possono prendere con noi, non siamo riusciti a fare i posti letto. Ci dissi ma non è vero, reggiamo perfettamente. Anche se in realtà, non ti dico, oggi è morta una, perché l'ambulanza e' arrivata dopo 2 ore ed è arrivata da Lascari. Ed è morta, e qua c'è il magistrato che già sta, subito, ha sequestrato le carte... due ore l'ambulanza... Perché? Perché sono tutte bloccate nei pronto soccorsi. Tutte!".
Ad ogni modo, scrive il gip, "quale che sia il disegno perseguito, è certo che le falsità commesse non hanno consentito a chi di competenza di apprezzare la reale diffusione della pandemia in Sicilia e di adottare le opportune determinazioni e non hanno permesso ai cittadini conoscere la reale esposizione al rischio pandemico e di comportarsi di conseguenza. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la piena collaborazione di tutti i soggetti indagati, ciascuno dei quali risulta calato in un ruolo nevralgico e, defilandosi, avrebbe potuto mettere in crisi il sistema, considerazione che vale, a maggior ragione, per i soggetti al vertice dell'amministrazione politica ed amministrativa".
Da novembre sono circa 40 gli episodi di falso documentati dagli investigatori dell'Arma, l'ultimo dei quali risalente al 19 marzo.
Secondo quanto è dato sapere sarebbero state effettuate perquisizioni domiciliari nei confronti di altri sette indagati alla ricerca di materiale informatico e non solo. Inoltre, sarebbe stata effettuata un'acquisizione informatica (in particolare, flusso email e dati relativi all'indagine) presso i server dell'assessorato regionale alla Salute e del Dipartimento.
Le indagini hanno avuto inizio quando la procura di Trapani, guidata dal reggente Maurizio Agnello, che stava indagando su un laboratorio di Alcamo che avrebbe falsato il risultato dei tamponi, si è imbattuta in alcune intercettazioni da cui emergeva “uno scellerato disegno complessivo, del quale ha pagato e continuerà a pagare il prezzo la popolazione siciliana”, scrive Brignone.


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Ruggero Razza


Spalmatura dei dati
"Spalmiamoli un poco..." diceva l'assessore alla Salute Ruggero Razza il 4 novembre dell'anno scorso rivolgendosi alla dirigente del Dipartimento regionale per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell'assessorato della Salute della Regione Sicilia, in riferimento ai dati sui decessi da coronavirus da comunicare all'Istituto superiore di sanità. Il 4 novembre 2020 nel corso di una telefonata Maria Letizia Di Liberti con un interlocutore commentava i dati sui decessi da Covid-19 nella zona di Biancavilla (in provincia di Catania). "Nello specifico Di Liberti - si legge nel provvedimento emesso dal gip - dopo essersi accertata" che un suo interlocutore "si trovi in compagnia dell'assessore, gli chiede come gestire i dati relativi ai decessi Covid-19 del comune di Biancavilla e cioè se inserirli in unica soluzione o spalmarli in più giorni". Quando arrivarono le 16:03 e la Di Liberti aggiunse: "Digli solo... Biancavilla, i deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?". Razza: "Ma sono veri?". Di Liberti: "Si, solo che sono di 3 giorni fa". Razza: "E spalmiamoli un poco...".
"Sono sorpreso - ha commentato a caldo Musumeci - noi le zone rosse le abbiamo anticipate, non nascoste. Dobbiamo avere rispetto per l'attività della magistratura, cosi' come ho fiducia nell'assessore Razza: se dovesse risultare responsabile prenderebbe da solo le decisioni conseguenti. Bisogna essere sereni e fiduciosi nell'operato della magistratura: sono convinto che la verità emergerà presto. Abbiamo agito nella massima trasparenza, con rigore e fermezza; fino a due settimane fa abbiamo chiesto noi a Roma la zona rossa. Facciamo andare avanti le indagini: del resto gli avvisi di garanzie servono a questo, a fare chiarezza e poi ne trarremo le conclusioni".
L'inchiesta è solo all'inizio. La Procura di Trapani, che non è competente, si è mossa in concerto dapprima con la Procura di Roma, che in prima battuta crede competente in materia, quindi con quella di Palermo, che si scoprirà esser l’unica competente. A quest’ultima saranno trasmessi gli atti e l’indagine si sposterà dunque nel capoluogo della Sicilia, titolato a indagare su eventuali reati contestati ad assessori regionali.

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