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Iacona: "Abbiamo svolto un'inchiesta su un'indagine importantissima"

"Io non ho fatto un processo in tv, il processo si fa nell'aula bunker di Lamezia Terme e non era l'oggetto della mia inchiesta. L'oggetto della mia inchiesta era l'indagine Rinascita Scott. E le riprese sono cominciate prima ancora che iniziasse la prima udienza a Lamezia Terme. Non è che noi facciamo cronaca processuale. Invece è importante che i giornalisti tornino a parlare di queste cose". Così Riccardo Iacona ha replicato alle critiche ricevute per la puntata di lunedì scorso di 'Presadiretta', dedicata interamente al maxi processo contro la 'ndrangheta in corso nell'aula bunker a Lamezia Terme, scaturito dall'inchiesta Rinascita Scott contro la criminalità organizzata condotta dalla Procura di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri.
In particolare le critiche erano state rivolte dall'Unione Camere Penali con il Presidente Gian Domenico Caiazza il quale aveva parlato di un "Paese affetto da analfabetismo costituzionale" riferendosi a trasmissioni in cui si parla di "indagini come fossero già l'accertamento della verità" e in cui si "confonde il pm con il giudice e l'arresto preventivo con la sentenza definitiva di condanna". "Nella trasmissione come quella che ha fatto Iacona ieri - ha detto Caiazza - è stato usato a piacimento il materiale investigativo, i filmati, le intercettazioni, senza contraddittorio, in relazione a un processo penale che non è ancora nemmeno cominciato e a un'indagine nella quale sono state già annullate 140 delle 300 misure cautelari irrogate. E' una vergogna, è uno scandalo ed è la cifra del giornalismo italiano".
La risposta di Iacona non si è fatta attendere: "Io ho fatto quello che deve fare un giornalista: ho parlato dell'indagine Rinascita Scott. Io non faccio la cronaca del processo. Il processo è cominciato da due mesi. Chissà quanto ci vorrà prima che finisce. Ma le dinamiche processuali che c'entrano con un'inchiesta che è stata fatta nel 2019 e di cui hanno parlato nel mondo intero, per i contenuti importanti che ha? E sono questi contenuti quelli che ho raccontato io. Caiazza vuole impedire ai giornalisti di raccontare le inchieste se non raggiungono il terzo grado di giudizio? Dove finiamo? Ma di cosa stiamo parlando? Con questo criterio, non si potrebbe raccontare la grande criminalità organizzata nel nostro Paese".

Appello per i giornalisti italiani
Iacona, nella sua replica ha anche lanciato un vero appello ai giornalisti italiani evidenziando l'importanza che "tornino ad occuparsi della 'Ndrangheta, che non lascino soli i tanti magistrati che lavorano su questo terreno in tutta Italia e che invece utilizzino le loro inchieste per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su un pericolo gravissimo che abbiamo nel nostro Paese: l'inquinamento del tessuto democratico ad opera di organizzazioni che sono talmente potenti che, come insegna Rinascita Scott, riescono anche a dilagare in quella terra di mezzo dove ci sono i professionisti, deve c'è l'economia e così via".
A difesa di Presadiretta è intervenuta anche l'Unci calabria, che ha evidenziato la gravità del documento sottoscritto dai presidenti delle Camere penali calabresi contro la trasmissione. "E' un attacco che colpisce l'intera libera informazione del nostro Paese - si legge in una nota dell'organo, presieduto da Michele Albanese - Presadiretta, attraverso il lavoro realizzato da Riccardo Iacona e dai colleghi Marco Dellamonica e Massimiliano Torchia, contrariamente a quanto scritto dai penalisti calabresi ha avuto invece il merito di spezzare l'assordante silenzio dell'informazione nazionale su una delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, ovvero il maxiprocesso Rinascita Scott la cui narrazione, anche a causa delle contestabili e contestate limitazioni imposte dal Tribunale di Vibo Valentia alle riprese audiovisive del dibattimento, è stata sin qui rassegnata al lavoro solitario ed encomiabile di pochissimi cronisti e testate calabresi. La redazione di Presadiretta ha reso invece un servizio al Paese, offrendo una eccezionale pagina di buon giornalismo, raccontando i fatti alla base dell'inchiesta la cui tenuta è adesso al vaglio del collegio di giudici che valuterà nel nome del popolo italiano la colpevolezza e l'innocenza degli imputati. Nessun processo mediatico, dunque, nessuna sentenza anticipata, ma un'informazione corretta, completa, essenziale e puntuale. Restiamo esterrefatti, peraltro, di fronte a certe affermazioni. Frasi sottoscritte dai penalisti come 'Assistiamo, oramai assuefatti, all'abuso costante del diritto-dovere di informare da parte dei media, i quali, pur di perseguire l'audience e il successo editoriale, prestano il fianco alle logiche di un potere illimitato nelle mani di un tiranno che tratta i propri cittadini come sudditi' sono gravissime".

Anche il Codacons si è schierato
Sulla questione anche il Codacons è intervenuto nelle parole di Francesco Di Lieto: “La ‘ndrangheta non esiste... ovvero la paura di parlarne. Paolo Borsellino invitava tutti a ‘parlare di mafia’, sempre e ovunque, eppure in Calabria ci si agita per spegnere i riflettori sul marciume che vien fuori dalle indagini. Corsi e ricorsi storici, si potrebbe dire e così, dopo la trasmissione dedicata all’inchiesta ‘Rinascita Scott’, da più parti e con sfumature diverse, si sono levate alte le grida di protesta denunciando una sorta di attentato alla costituzione”. “Ovviamente – ha aggiunto – il compito di stabilire la rilevanza penale di fatti e comportamenti è rimessa alla magistratura che, fra molti anni, emetterà i suoi verdetti. Ma, in tutta sincerità, abbiamo davvero bisogno delle sentenze per renderci conto di come siamo ridotti? Abbiamo davvero bisogno della Suprema Corte per constatare lo schifo che ci circonda? Personalmente non mi appassiona sapere se le vicende contestate integrino o meno ipotesi di reato”. “Di certo invocare il silenzio – ha proseguito Di Lieto -, magari involontariamente, finisce per alimentare la paura e contribuisce ad accrescere il consenso sociale nei confronti di questo schifoso ‘sistema’ criminale. Quindi oggi, con forza, abbiamo il dovere morale di continuare a parlare e scrivere di ‘Ndrangheta. Perché è questo il principale male della nostra terra, non le trasmissioni televisive”.

Foto © Imagoeconomica

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