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In onda lunedì sera su Rai 3 uno speciale sull’inchiesta della Procura di Catanzaro

Lunedì sera è andato in onda su Rai 3 “Processo alla ‘Ndrangheta”, uno speciale di “Presa Diretta” condotto da Riccardo Iacona incentrato sul “Maxi processo” alla criminalità organizzata calabrese: Rinascita-Scott. Un viaggio-inchiesta che ha attraversato le fasi storiche e cruciali dell’operazione e rivelato questioni, purtroppo, da anni fuori dal dibattito pubblico e dall'agenda politica del Paese.

Quella condotta dalla Procura di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, è stata la più grande operazione contro la 'Ndrangheta mai realizzata. Un’inchiesta da cui ha avuto luogo un processo con numeri da capogiro: più di 2500 uomini delle forze dell'ordine coinvolti nel blitz; 479 soggetti coinvolti nell'inchiesta; 438 i capi d'imputazione; 913 testimoni; 58 collaboratori di giustizia da ascoltare; e più di 14mila pagine di ordinanza di custodia cautelare della DDA. Un’operazione scaturita da 5 anni di indagini che ha colpito numerose locali di ‘Ndrangheta con arresti dalla Sicilia alla Lombardia (e oltre). L'indagine, infine, mostra come e di cosa vive la criminalità organizzata calabrese. E, come ha detto Riccardo Iacona nell’introduzione allo speciale: “Il processo Rinascita-Scott non è mera cronaca giudiziaria, ma una questione di democrazia e libertà che riguarda l'Italia tutta”.

Gli “ibridi connubi” oltre la ‘Ndrangheta
Rinascita-Scott non è solo un grande processo, bensì un atto di coraggio grazie al quale si stanno scoprendo sempre di più nervi delicatissimi della criminalità organizzata calabrese. L’inchiesta ha scoperchiato, infatti, un vero e proprio “vaso di Pandora” dentro al quale erano celati rapporti tra mafiosi, uomini di Stato, pubblica amministrazione, finanza, professionisti, imprenditori e massoneria deviata. Insomma, un mondo in cui criminalità organizzata e istituzioni hanno dato vita a ibridi connubi. E tra i soggetti facenti parte di questo “mondo di mezzo”, uno dei più noti è sicuramente il massone ed ex senatore di Forza Italia l’avvocato Giancarlo Pittelli (figura centrale del processo), su cui grava l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in quanto, secondo gli investigatori, avrebbe fatto di tutto per aiutare il clan Mancuso. Soggetto, tra l’altro, “amico stretto” di Luigi Mancuso, detto “Il Supremo”, (imputato mafioso di punta dell’inchiesta Rinascita-Scott) boss ‘ndranghetista che comandava tutte le locali e le ‘ndrine di Vibo Valentia e provincia; garante di importanti “contatti con i quadri della pubblica amministrazione", come ha ricordato Nicola Gratteri durante lo speciale di Riccardo Iacona. Infatti, l’arresto del capo famiglia è stato anticipato di un giorno perché dalle intercettazioni era emerso che la ’Ndrangheta sapeva con largo anticipo il giorno e l’ora in cui sarebbe scattata l’Operazione della DDA.

Ma tornando a Pittelli, per comprenderne il ruolo chiave che rappresentava per la criminalità organizzata calabrese, il programma “Presa Diretta” ha ricordato le parole del Gip secondo cui l’ex senatore di FI “accreditato nei circuiti della massoneria più potente, è stato in grado di far relazionare la 'Ndrangheta con i circuiti bancari, con le società straniere, le università e con le istituzioni tutte, fungendo da ‘passepartout’ del Mancuso, per il ruolo politico rivestito, per la fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali”.

Sempre in merito al “mondo di mezzo” e ai connubi politico-mafiosi, lo speciale di Rai 3 ha inoltre mostrato come la nascita in Calabria del partito di cui Pittelli fu senatore (Forza Italia) sarebbe dovuta proprio a boss mafiosi: “Dell'Utri la prima persona che contattò per la formazione di Forza Italia fu Piromalli di Gioia Tauro. [...] Ci sono due mafiosi in Calabria che sono i numeri uno in assoluto: uno si chiama Giuseppe Piromalli e l'altro si chiama Luigi Mancuso che è più giovane e forse più potente. Io lo difendo dal 1981”. Parole inquietanti, queste, pronunciate dallo stesso avvocato e intercettate dagli inquirenti.

La cointeressenza Pittelli-Mancuso
Dall’inchiesta Rinascita-Scott è anche emerso che Giancarlo Pittelli, oltre ad essere l’avvocato del boss Luigi Mancuso, ha avuto rapporti di cointeressenza con lo stesso capo mafia. L'amicizia tra i due, infatti, “è un rapporto che serviva ad entrambi”. A dirlo è Massimiliano D'Angelantonio, Comandante del II reparto investigativo dei Ros con sede a Roma, intervistato da Riccardo Iacona. “Il ruolo e le posizioni del Pittelli - ha continuato il colonnello che ha intercettato e pedinato il massone da quando è entrato nelle indagini - potevano servire a Luigi Mancuso, e, allo stesso tempo, il ruolo dentro la 'Ndrangheta di Mancuso Luigi poteva servire all'avvocato Pitelli”. Una specie di “do ut des”; uno scambio reciproco in cui non va dimenticato che Pittelli è massone. Gli avvocati dell’ex FI, dal canto loro, sostengono però che le varie intercettazioni audio e video (a carico del loro assistito) non sono sufficienti ad incriminarlo perché trattasi di condotte “che non superano la soglia del penalmente rilevante”.

La Massomafia
Per Gratteri la massoneria deviata ha rappresentato il vero salto di qualità della criminalità calabrese. "Nel '70 la 'Ndrangheta ha capito che doveva entrare nelle stanze dei bottoni - ha detto il Procuratore capo di Catanzaro -. Con la Santa è stata creata una nuova regola secondo cui uno stesso soggetto può far parte della 'Ndrangneta e delle logge massoniche deviate. Si siede quindi attorno al tavolo in cui si decide il destino di un territorio. Dove non si discute su chi deve vincere l'appalto, ma se l'opera pubblica deve essere costruita o meno. Questa è stata la grande rivoluzione". Nasce così quella che solo di recente viene chiamata “Massomafia”. Dentro la massoneria deviata, inoltre, “c'è un mondo in cui si trovano i quadri della pubblica amministrazione, il potere, i burattinai. Andare ad investigare e scontrarsi con questi mondi è pericoloso, mettiamo a repentaglio la nostra carriera e la nostra vita perché il gioco è pesante ed è serio. E noi sappiamo perfettamente che non dimenticheranno e non perdoneranno l'aver osato o l'osare ad avvicinarsi”.

La ‘Ndrangheta ed il controllo sul territorio
Il processo Rinascita-Scott ha rivelato, inoltre, come la ‘Ndrangheta sia diventata un problema internazionale e di come sia riuscita ad insediarsi in tutti i continenti. Una forza che, al di là dei termini economici, si esprime comunque attraverso il controllo del territorio di origine: la Calabria.

Certamente l’egemonia sul territorio viene mantenuta dalle consorterie criminali per mezzo di attività illegali come l’estorsione, l’usura, l’intestazione fittizia di beni, gli omicidi e - soprattutto - grazie alla complicità di funzionari infedeli delle istituzioni.

In particolare, nella trasmissione “Presa Diretta” sono state evidenziate le attività del clan Mancuso, potente famiglia di ‘Ndrangheta di Limbadi, che andavano dall’estorsione dei terreni agricoli al traffico internazionale di stupefacenti. Il capo della famiglia in questione, Luigi Mancuso, è stato considerato dagli investigatori come “il capo dei capi” della mafia della provincia di Vibo Valentia e il principale responsabile di molte azioni criminali accadute sul territorio. Come, ad esempio, l’omicidio del biologo Matteo Vinci (avvenuto il 9 aprile del 2015) eseguito allo scopo di estorcere terreni alla sua famiglia; oppure il caso dell’imprenditore di Nicotera Carmine Zappia, sottoposto ad attività usuraria da parte di Antonio Mancuso, fratello anziano di Luigi. O anche il caso di Vittoria Sicari la quale si è vista occupare con la forza la sua casa a Vibo Marina dalla famiglia di Antonio Vacatello (legato al clan Mancuso), il quale non ha mai versato un euro per l’affitto e non ha mai richiesto un permesso alle autorità pubbliche.

Ma oltre al potere territoriale, il clan di Limbadi, al fine di trovare nuovi interlocutori con cui poter concludere lucrosi affari, aveva da tempo abbandonato il vecchio approccio della violenza mafiosa, preferendo quello aziendale e presentandosi al mondo imprenditoriale come una potente forza economica. Infatti, molte delle attività - tra cui bar, agenzie funebri e aziende di costruzione - presenti nella zona erano di proprietà della famiglia Mancuso la quale poteva offrire diversi beni e servizi nella Provincia.

Anche gli esercizi bancari sono stati presi di mira delle cosche. Sempre nella trasmissione “Presa Diretta”, infatti, viene fatto riferimento ad un episodio avvenuto il 1° giugno 2016 in cui il neo direttore della filiale del Monte dei Paschi di Vibo Valentia venne presentato dagli ‘ndranghetisti Rocco Delfino e Domenico Cangemi (vicini al clan Piromalli di Vibo Valentia) a Gianfranco Ferrante (esponente di spicco della cosca dei Mancuso) il quale disse al neodirettore che lo avrebbe aiutato a trovare dei nuovi correntisti per la filiale da lui diretta in cambio di ingenti aiuti economici. In un’intercettazione il Ferrante, parlando con il neodirettore, ha detto: “Io una volta ero con l’Antoniana Veneta. E c’era questo direttore che era uno spettacolo della natura perché senza fido e senza niente mi ha dato 600 mila euro”. Un ingente flusso di denaro, dunque, finito nelle mani della ‘Ndrangheta a costo zero, poi reinvestito nell’economia legale attraverso il cosiddetto “riciclaggio sofisticato” eseguito da professionisti infedeli.

Nicola Gratteri ha inoltre detto in trasmissione che il vero “nutrimento” dei clan “è l’intestazione fittizia dei beni” molto spesso considerato quasi un “non reato” ma che, invece, “consente il nutrimento da parte delle famiglie di ‘Ndrangheta. Cioè di impossessarsi di un bene illegalmente e poi di intestarlo all’illustre incensurato con la giacca e la cravatta”. Nell’organizzazione - ha continuato - c’è quello che serve per sparare e quello che serve per mettere la firma su un atto che è utile all’organizzazione stessa”.

In conclusione, dall’inchiesta Rinascita-Scott è emerso che la mafia calabrese ebbe anche una parte attiva nella strategia stragista di Cosa Nostra voluta da Salvatore Riina e che all’incontro in cui si parlò di questa possibile collaborazione presenzio anche Luigi Mancuso, in un resort di sua proprietà.

La ‘Ndrangheta, quindi, con le sue risorse e le sue alleanze non solo rappresenta una delle organizzazioni criminali più potenti presenti in Italia (e nel mondo), bensì una reale minaccia alla tenuta democratica del nostro Paese (e non solo) che va combattuta con ogni mezzo perché, come ha ricordato nella trasmissione Nicola Gratteri, “questa fase storica di Catanzaro (e non solo, ndr) è un momento di guerra”.

Guarda la puntata integrale: raiplay.it

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