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L’ex giudice ricorda il rinvenimento della lista degli affiliati alla loggia di Gelli

La “doppia piramide”. È l’immagine con cui Gherardo Colombo, giudice istruttore insieme a Giuliano Turone dell'indagine che ha svelato la lista degli iscritti alla P2, ha definito la loggia massonica “Propaganda due”: richiamando così la definizione della Commissione inquirente presieduta da Tina Anselmi.
"L'immagine della 'doppia piramide', l'una sull'altra, così da prendere nell'insieme la forma di una clessidra, mi sembra rendere l'idea”, ha spiegato l’ex giudice in un'intervista all'Adnkronos a pochi giorni dall’anniversario del rinvenimento della lista degli affiliati alla P2. Licio Gelli è in cima alla piramide inferiore, punto di collegamento con il gruppo superiore che della P2 si serve per raggiungere i suoi scopi. Stavamo indagando su Sindona, scopriamo che Joseph Miceli Crimi, il medico che aveva preso parte nel viaggio clandestino di Sindona a Palermo subito dopo l'omicidio di Giorgio Ambrosoli e lo nascondeva in quella città, aveva incontrato ad Arezzo Licio Gelli - ha continuato -. Poiché il nome di Gelli già compariva a più riprese nelle indagini, abbiamo deciso di perquisire i luoghi che frequentava, tra i quali la Giole (a Castiglion Fibocchi) di cui era dirigente. Era il 17 marzo 1981".
Colombo ha continuato spiegando come abbiano mandato gli uomini della Guardia di finanza “da Milano a eseguire le perquisizioni, imponendogli di non prendere contatto con i colleghi del luogo perché fosse mantenuta la massima segretezza. A Castiglion Fibocchi vengono trovate le carte: una parte in una valigia, una parte in una cassaforte". “È difficile dire quale fosse il nome più sorprendente (tra gli iscritti alla P2, ndr) - ha raccontato -. Una cosa che ricordo è che tra le tante carte sequestrate c'era la domanda di iscrizione alla Loggia, con firma in originale, dell'allora ministro della Giustizia".
Era il 17 marzo 1981, quando su ordine dei magistrati Colombo e Turone, che stavano indagando sul falso rapimento del banchiere Michele Sindona, la Guardia di finanza perquisì la dimora di Gelli: Villa Wanda (ad Arezzo), in cui si trovavano gli uffici del Maestro Venerabile. Tra i documenti sequestrati venne trovato l'elenco dei presunti iscritti alla loggia P2. Tanti i nomi iscritti; troppi. 962, per la precisione; 208 dei quali militari e appartenenti alle forze dell'ordine (43 generali e l'intero vertice dei servizi segreti); 11 questori; 5 prefetti; 44 parlamentari; ministri; banchieri (lo stesso Sindona e Roberto Calvi); imprenditori; professionisti; magistrati; e giornalisti.
L'inchiesta "a Milano durò meno di sei mesi”, ma svelò piani ed intrecci segreti. Successivamente, “la procura di Roma rivendicò la competenza territoriale e la Cassazione trasferì le indagini, ma le cose più rilevanti vennero presto archiviate", ha concluso Gherardo Colombo.

La scoperta degli iscritti alla loggia P2: un terremoto politico
Sono passati quarant’anni dalla scoperta (e pubblicazione) di alcuni elenchi degli affiliati alla P2. Nacque un caso politico e giudiziario che scosse le Istituzioni repubblicane. La loggia massonica “Propaganda due”, originariamente appartenente al GOI (Grande Ordine d’Italia), dopo essere stata sciolta nel '74 fu ricostruita l’anno seguente sotto la guida del Maestro Venerabile Licio Gelli. Quest’ultimo, stando alle accuse della magistratura inquirente e della commissione d'inchiesta guidata da Tina Anselmi, la trasformò in una forza occulta in grado di condizionare il sistema economico e politico italiano. Successivamente venne sciolta d'autorità in quanto associazione segreta.
La lista dei 962 nomi venne resa nota e trasmessa al governo Forlani pochi giorni dopo il rinvenimento. La reazione fu immediata: l’intero panorama politico italiano subì un durissimo colpo. L’elenco rappresentò un vero e proprio sisma all’interno della politica del tempo. Venne arrestato, infatti, il presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, con l'accusa di esportazione illecita e omesso rientro di capitali. Successivamente, il 22 maggio 1981, fu emesso un mandato di cattura per procacciamento di notizie sulla sicurezza dello Stato e spionaggio politico nei confronti di Gelli (che nel frattempo si rifugiò in Svizzera). Il 23 maggio, invece, il ministro della Difesa Aldolfo Sarti si dimise perché il suo nome apparve tra gli aspiranti alla loggia di Licio Gelli; assieme a lui anche il capo di stato maggiore della Difesa Giovanni Torrisi e i capi dei servizi segreti Giuseppe Santovito e Giulio Grassini; successivamente il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani (a cui succederà il repubblicano Giovanni Spadolini: primo premier non democristiano della storia repubblicana); e poi Franco Di Bella dalla direzione del "Corriere della Sera". Dimissioni, queste, avvenute dopo il rinvenimento dei rispettivi nomi nella lista degli affiliati della loggia P2. Sempre del mondo dell’editoria, nell’elenco comparvero anche i nomi dell'editore Angelo Rizzoli, del suo collaboratore Bruno Tassan Din e del banchiere Calvi che un paio di mesi prima aveva acquisito il 40% della casa editrice Rizzoli-Corriere della Sera. Tra i nomi appartenenti al mondo dell’editoria anche quello di Maurizio Costanzo apparve come affiliato alla loggia. Insomma, nomi che, come quello dell’allora presidente Fininvest Silvio Berlusconi (anch’esso iscritto alla P2), vantavano una certa notorietà e ricoprivano posizioni apicali nel mondo politico, economico e imprenditoriale italiano.
Un una folta lista di tesserati ad un "Piano di rinascita democratica” il cui obiettivo, si legge nel documento originale, in merito ai partiti, alla stampa e al sindacato era quello del “controllo delle persone che in ogni formazione o in ogni giornale siano ritenute sintoniche con gli obiettivi del 'Piano' e della creazione di strutture (formazioni politiche e giornali) che se ne facciano strumento di realizzazione. Per il sindacato in particolare, deve essere prioritario l'obiettivo della scissione dell'unità sindacale per poi consentire la riunificazione con i sindacati autonomi di quelle componenti confederali sensibili all'attuazione del Piano".
Così facendo la P2 avrebbe puntato ad un mutamento della Repubblica in senso presidenziale, indebolendo anche l'opposizione di sinistra e impedendo l'ingresso del Partito comunista nel governo.

Non solo massoneria
In seguito, la P2 risultò coinvolta in molte inchieste giudiziarie sulle stragi e su alcuni omicidi politici. Dopo la scoperta della lista degli affiliati e a seguito dello scioglimento della loggia, infatti, il 23 ottobre 1981 venne istituita la commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, guidata dalla deputata democristiana Tina Anselmi, per fare luce sulle reali attività della consorteria massonica. Nel 1984, a seguito di analisi e ricerche, la commissione concluse i lavori sottolineando l’ampiezza e la “gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante".
"Non si è trattato, in tali casi, soltanto del tracollo di due istituti di credito privati di interesse nazionale, ma di due situazioni finanziariamente rilevanti in un contesto internazionale, che hanno sollevato (con particolare riferimento al gruppo Ambrosiano) serie difficoltà di ordine politico non meno che economico allo Stato italiano - continuò la Anselmi -. In entrambe queste vicende, la loggia P2 si è posta come luogo privilegiato di incontro e centro di intersecazione di una serie di relazioni, di protezioni e di omertà che ne hanno consentito lo sviluppo secondo gli aspetti patologici che alla fine non è stato più possibile contenere. In questo contesto finanziario la loggia P2 ha altresì acquisito il controllo del maggiore gruppo editoriale italiano, mettendo in atto, nel settore di primaria importanza della stampa quotidiana, una operazione di concentrazione di testate non confrontabile ad altre analoghe situazioni, pur riconducibili a preminenti centri di potere economico. Queste operazioni, infine, si sono accompagnate ad una ragionata e massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo, sia civili che militari e ad una costante pressione sulle forze politiche. Da ultimo, non certo per importanza, va infine ricordato che la loggia P2 è entrata in contatto con ambienti protagonisti di vicende che hanno segnato in modo tragico momenti determinanti della storia del Paese". "In questa vasta e complessa operazione portata avanti dalla P2 - sottolineò l’allora deputata democristiana - può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in sé stesso intrinsecamente valore politico (ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone) ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici".
Infine, il 17 marzo è ormai prossimo. Tanti sono ancora i misteri celati dietro la sigla P2 e altrettanti quelli che il Maestro Venerabile si è portato con sé (deceduto il 15 dicembre 2015). Nonostante la morte di Gelli, però, i quasi mille nomi ritrovati in quell’elenco continuano a far riflettere perché - come disse la Anselmi - non si trattava di soggetti qualunque, bensì individui che ricoprivano gli “aspetti più qualificati della vita nazionale” del nostro Paese. E di fronte a questo panorama, vanno prese in considerazione le parole dette dal Gran Maestro del Goi Giuliano Di Bernardo, durante il processo “'Ndrangheta stragista”, in merito alla legge Anselmi: “Si è solo sciolta una sigla, ma non si è intaccata la sostanza della loggia P2. Tanto che i veri elenchi della P2 non sono stati trovati”.

Foto © Imagoeconomica

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