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Un voto per Matteo Messina Denaro come garante dei detenuti per il consiglio comunale di Padova. Un voto che ha fatto saltare per una preferenza l'elezione del candidato scelto dalla giunta Giordani (21 voti su 22 necessarie con una defezione già annunciata nelle file della maggioranza di centro sinistra).
C'è chi la definisce già come una banale, seppur di cattivo gusto, provocazione o un semplice scherzo.
Si potrebbe pensare che il nome del superlatitante di Castelvetrano sia stato messo da uno dei membri della minoranza, ma non è affatto scontato tenuto conto che il voto era segreto.
E sulla questione ora potrebbe intervenire anche la stessa Procura. "L'esposto in procura è pronto, domani chiederò il via libera alla giunta e al sindaco Sergio Giordani perché c'è bisogno di unanimità nel condannare un gesto simile da parte di un consigliere comunale. Informerò anche i capigruppo, da cui pretendo una condanna assoluta di un gesto del genere" ha dichiarato l'assessore alla legalità e all'avvocatura civica del comune di Padova, Diego Bonavina. "Per questo - ha aggiunto - solo la procura della Repubblica è l'unica in grado di scoprire il responsabile ammesso che il suo gesto abbia un rilievo penale".
In effetti che ciò sia avvenuto in una città del nord, e non dove sono nate Cosa nostra, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita, non rende meno grave il gesto. Perché le criminalità organizzate sono ormai non solo infiltrate in ogni città d'Italia, ma insediate.
E Padova non è un luogo come tanti. Appena due anni fa la città era stata scelta da Libera per ospitare la tradizionale giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie.
Anche per questo ciò che è avvenuto ferisce ancora di più.
Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Padova Sergio Giordani: "Quanto accaduto in Consiglio Comunale mi ha profondamente scosso. Di certo non derubrico questo atto a goliardata, lo considero al contrario un fatto gravissimo sia come Sindaco della città, che come Consigliere che in quel consesso siede. Chiunque sia stato, abbia un sussulto di dignità e non si consegni a quell'omertà, elemento triste e cardine su cui si basano proprio il comportamento mafioso e la prevaricazione, si autodenunci, chieda scusa e contestualmente dia le dimissioni immediate. In ogni caso, la Giunta intende mettere in campo tutte le azioni presso tutte le sedi competenti per andare a fondo di questa ignobile vicenda".
In effetti, se si volesse pensar male, si potrebbe anche intravedere una sorta di messaggio indirizzato proprio al boss trapanese, ricercato dal 1993. Perché siamo in tempi anomali in cui dal carcere i boss mafiosi (vedi i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano) sono tornati a farsi sentire manifestando la propria insofferenza al carcere. Un fronte apertissimo con temi come 41 bis ed ergastolo ostativo che vengono ripetutamente messi alla berlina.
Certo, non si sta parlando di un'indicazione per l'elezione del Garante dei detenuti a livello nazionale (indubbiamente in quel caso il messaggio sarebbe stato ancora più evidente), ma quando c'è in ballo il nome del ricercato numero uno d'Italia, considerato al vertice di Cosa nostra, ultimo degli stragisti ancora in libertà, non si può mai sottovalutare nulla.

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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