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trapani

“Nell’ambito generale della provincia, Matteo Messina Denaro, anche se latitante dal 1993, costituisce ancora la figura criminale più carismatica della mafia trapanese. Capo mandamento di Castelvetrano e rappresentante provinciale di Trapani, egli rimane, nonostante le difficoltà correlate con lo stato di latitanza, il principale punto di riferimento per le questioni di maggiore interesse dell’organizzazione, per dirimere e ricomporre controversie e per nominare i vertici delle diverse articolazioni della provincia”. Lo scrive in maniera chiara la Dia nella relazione semestrale presentata al Parlamento. Nel documento vengono riportare le praole del Procuratore Distrettuale Antimafia di Palermo, Francesco Lo Voi, il quale lo scorso anno aveva evidenziato come come “... In provincia di Trapani, le indagini hanno registrato ancora il potere mafioso saldamente nelle mani della famiglia Messina Denaro che, come è dimostrato da numerosi atti giudiziari oramai irrevocabili, vanta un elevato novero di suoi componenti che hanno ricoperto e ricoprono tutt’ora ruoli di assoluto rilievo all’interno dell’intera provincia mafiosa trapanese”.

Maulmori
La Dia mette anche in luce il dato per cui 'benché 'u siccu' (così è sropannominata la primula rossa di Castelvetrano, ndr) continui a beneficiare di un solido e diffuso sentimento di fedeltà da parte di molti sodali, non mancano segnali di insofferenza. Infatti, alcuni affiliati sono scontenti di una gestione di comando troppo impegnata a curare una sempre più problematica latitanza e a fronteggiare la forte e costante pressione determinata dalle attività info-investigative finalizzate, in larga parte, a disarticolare l’ampia rete di protezione di cui il latitante gode da decenni”.

Connessione con Palermo
Un altro aspetto affrontato dagli analisti è quella connessione storica tra Cosa nostra trapanese e quella palermitana: “Essa manifesta analogo ordinamento gerarchico, identiche modalità operative e tendenzialmente sovrapponibili settori d’interesse. Agisce secondo la consueta logica mafiosa ed è caratterizzata da un familismo particolarmente accentuato. Disciplinate da regole vincolanti, le organizzazioni mafiose trapanesi non presentano segnali di mutamento organizzativo, strutturale o di leadership, ed hanno inoltre maturato la consapevolezza dell’inopportunità, pur nella disponibilità di armi, di promuovere conflitti”.

Mafia mercatistica
Un altro aspetto ritenuto di rilievo è quello emerso nel corso delle diverse atività investigative rispetto ad una lunga serie di “accordi corruttivi i cui protagonisti sono risultati politici, funzionari, dirigenti e imprenditori, a vario titolo accusati di associazione mafiosa, corruzione, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni”.
Cosa nostra trapanese viene dunque definita come “silente e mercatistica” per quel suo “modus operandi collusivo ­corruttivo ricercando patti basati sulla reciproca convenienza”. “Essa - scrive la Dia - si caratterizza per la forte capacità di infiltrare vari settori d’impresa attuando una gestione sempre più 'manageriale degli interessi criminali'”.


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Legame con la massoneria e la politica
Altro argomento riguarda lo “storico e peculiare” legame “mafia-massoneria-politica”. “In seno alle logge massoniche occulte o deviate - prosegue la relazione - può infatti annidarsi un vero e proprio “potere parallelo” in grado di inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica, costituendo una temibile turbativa per le istituzioni e la collettività. Al riguardo, va rammentata l’operazione 'Artemisia' con la quale è stata smantellata, a Castelvetrano, una loggia segreta di cui facevano parte politici e professionisti che riuscivano ad orientare non solo le scelte del Comune, ma anche nomine e finanziamenti a livello regionale”.

Struttura criminale
Ovviamente confermata la divisione in quattro mandamenti: Trapani, Alcamo, Mazara del Vallo e Castelvetrano, a loro volta, suddivisi in 17 famiglie. “Le posizioni di vertice dei mandamenti di Trapani e Alcamo risultano stabilmente detenute da noti esponenti delle storiche famiglie mafiose con un sistema di successione quasi dinastico, mentre quella di Castelvetrano continua a fare riferimento al latitante Matteo Messina Denaro. Più dinamica appare la situazione del mandamento di Mazara del Vallo il cui rilievo negli equilibri di cosa nostra è tradizionalmente significativo avendo rappresentato, nel passato, una delle articolazioni mafiose più importanti per l’affermazione della leadership corleonese”.

Rapporto con gli Usa
La Dia segnala anche “come una delle cinque storiche famiglie mafiose operanti a New York sia originaria di un paese della provincia, Castellammare del Golfo, inserita nel mandamento di Alcamo”. Sul punto viene ricordato le recenti risultanze delle attività investigative nella vicina Palermo da cui emergono i “rinnovati contatti tra cosa nostra e la similare organizzazione statunitense ed il definitivo superamento della frattura (sino a poco tempo addietro ritenuta incolmabile) fra 'corleonesi' e 'perdenti'.
In particolare vengono evidenziati i “contatti intercorsi tra il capo della famiglia di Castellammare ed esponenti della famiglia Bonanno di New York, attraverso '...diversi incontri avuti dal boss con soggetti italoamericani di origine castellammarese, inseriti nel contesto mafioso statunitense...'. Da questi emergeva come il boss di Castellammare del Golfo avrebbe evidenziato la sussistenza di interlocuzioni di “affari” di rilievo.

PDF Scarica la relazione DIA

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