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Alla presentazione del libro “L’uomo nero e le stragi”, ospite assieme all’autore anche il Procuratore generale di Palermo

L’uomo nero e le stragi” (ed. PaperFirst). Assieme all’autore a presenziare l’evento c’è stato anche il Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, ed il giornalista Marco Lillo (moderatore dell’incontro). Protagonista del dibattito è stato Paolo Bellini, alias “il bandito di Reggio Emilia”. Durante il webinar i relatori hanno analizzato i fatti e i misfatti, i segreti indicibili e gli “ibridi connubi” che circondano la figura della “Primula nera” del terrorismo. Si tratta del “quinto uomo” del commando operante nella Strage di Bologna. Un ex terrorista, di orientamento neofascista, il cui curriculum non ha nulla da invidiare ai Brusca o ai Gioè. Un soggetto che negli anni ha ammesso di aver ucciso, per conto di Avanguardia nazionale, Alceste Campanile (militante di Lotta Continua); di aver giocato un ruolo nelle trattative fra Stato e mafia intercorse tra le stragi del ‘92 e del ‘93; e di aver commesso oltre 10 omicidi per conto della ‘Ndrangheta a Emilia-Romagna. E oggi, nonostante i “se”, i “ma” e i vari punti interrogativi, vive a piede libero.

Roberto Scarpinato: “Il contesto è il protagonista della vicenda”
Nella richiesta di rinvio a giudizio di Bellini, come esecutore delle stragi, le prime 100 pagine sono dedicate al contesto perché è il protagonista di questa vicenda”. Il Procuratore generale di Palermo ha esordito il suo intervento analizzando il panorama storico sul quale ha avuto luogo la Strage di Bologna. Un contesto “agghiacciante” alla luce della ricostruzione effettuata dalla Procura generale di Bologna sulla base di nuove prove. “Era già stato accertato con sentenze definitive che le indagini sulla Strage di Bologna erano state depistate dal capo della P2 Licio GelliFrancesco Pazienza (piduista, ndre dai vertici del Sismi: il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte - ha detto Scarpinato -. Ma la tesi accusatoria della Procura generale di Bologna è che Gelli insieme a Umberto Ortolani (suo braccio destro banchiere, ndr) sia stato il mandante e l'organizzatore della strage e non solo depistatore. E che all'organizzazione e alla pianificazione della strage abbia partecipato anche un uomo simbolo dei servizi segreti, del potere in Italia e punto di riferimento della CIA nel nostro Paese: Umberto d'Amato”. Trattasi di un potente capo della polizia politica che era al vertice “dell'ufficio riservato del Ministero dell'Interno; in sostanza l'antesignano dei servizi segreti”, ha proseguito Scarpinato nel suo intervento. 

In merito all’eccidio di Bologna, il Procuratore generale di Palermo ha anche spiegato come “rientri in uno dei momenti clou della strategia della tensione il cui scopo era l'impedimento dell’ingresso del partito comunista nell'aera di governo”. Ha anche richiamato la necessità di riesaminare l'apparizione di Bellini nello scenario delle stragi del '92 e del'93. “Sono stragi che rappresentano la ripresa della strategia della tensione - ha detto -, perché dopo la caduta del Muro di Berlino il sistema di potere della Prima Repubblica fondato sul collante dell'anticomunismo, improvvisamente minaccia di crollare. E in quel periodo si profila la possibilità che la famosa ‘gioiosa macchina da guerra’ (le sinistre), nel crollo dei vecchi partiti della prima repubblica, conquisti il potere nei panni dell'ex PCI e della sinistra democristiana. Si immagina, quindi, una futura coalizione governativa in cui il Ministro dell’Interno potesse essere un personaggio come Falcone”. Bisognava evitare una virata a sinistra del quadro politico che avrebbe posto al Governo “forze che avrebbero fatto uscire dagli armadi tutti gli scheletri del passato”. Il piano di destabilizzazione rientra in una “convergenza di interessi della mafia, che ha perso i suoi referenti politici, e altri soggetti criminali come la massoneria deviata (P2), come alcuni ex appartenenti a Gladio o altre organizzazioni”. La massima espressione del progetto di destabilizzazione politica “viene raggiunto dopo che il Governo Ciampi si insedia in carica”. “In quanto primo Governo della storia repubblicana con al suo interno 3 ministri del Partito Comunista, quello di Ciampi rappresentava una specie di laboratorio del futuro quadro politico - ha aggiunto il Procuratore -. E non è un caso che subito dopo del giuramento del Governo Ciampi, si sviluppa in tutta la sua potenza la strategia stragista con una serie di attentati: il 14 maggio ’93 ai danni di Maurizio Costanzo; il 27 maggio ’93 la Strage di Firenze; il 2 giugno ’93 viene ritrovata una macchina imbottita di esplosivo vicino a Palazzo Chigi lungo un percorso che doveva essere attraversato dal presidente Ciampi, vicenda molto singolare in quanto nessun collaboratore ha mai parlato di questa macchina; il 27 luglio ’93 la Strage di Via Palestro a Milano; e, infine, nel giugno '93 avvengono i preparativi per l’ultima strage, ovvero quella dello stadio di Roma nel gennaio '94 (mai concretizzatasi, ndr)”. Una strategia eversiva e di attacco ai danni dello Stato (quello vero) che “improvvisamente si ferma con la caduta del Governo Ciampi”. 

Un altro dato interessante - ha proseguito Scarpinato - è che il nuovo soggetto politico che, secondo l’esito delle riunioni di Enna della Commissione regionale di Cosa nostra, doveva salire al potere era una Lega Meridionale i cui motori e artefici erano Licio Gelli e Stefano Menicacci, avvocato e socio in affari di Stefano delle Chiaie che a sua volta era fondatore della stessa formazione politica a cui apparteneva Bellini (Avanguardia Nazionale, ndred era anche in stretto collegamento con Federico Umberto d'Amato (uomo di riferimento della CIA in Italia e capo dei servizi segreti)”.

Infine, come emerge bene nel nuovo libro di Giovanni Vignali, il contesto sul quale viene effettuata la Strage di Bologna è estremamente complesso. Uno scenario dietro il quale non c'è solo la mafia, ma “un sistema criminale composto da specialisti della guerra psicologica, della disinformazione e della strategia della tensione, nascosti dietro la sigla ‘Falange Armata’”.

Non un semplice terrorista
A seguire è intervenuto l’autore del libro che ha dichiarato come “Paolo Bellini abbia avuto un'educazione dal padre Aldo: ex Parà della Folgore e uomo della destra di un tempo”. “Bellini cerca di percorrere le orme del padre - ha detto Vignali -. La prima volta che fugge dall'Italia, infatti, lo fa sfruttando la rete che proviene sia da Aldo Bellini, sia da Avanguardia Nazionale. Va tenuto conto, inoltre, che Paolo Bellini non solo ha abilità mnemoniche rare, bensì anche evidenti doti empatiche. La dimostrazione sta nel fatto che è riuscito, in modo indistinto, a familiarizzare con mafiosi siciliani, mondi dell'estremismo politico (quindi con dei terroristi) ed entrare in una parentesi, come la definisce lui, di 'Ndrangheta in qualità di killer al servizio di un gruppo che voleva scalzare un altro”. “Una capacità camaleontica” rara e molto utile ad un certo tipo di sistema come quello celato dietro la strategia della tensione.

Nuovi risvolti nelle parole dell’ex moglie di Bellini
Giovanni Vignali
 continua il suo intervento facendo riferimento a dei passaggi inerenti alle indagini svolte negli anni. “La Procura generale di Bologna ha fatto accertamenti così come l'Associazione 2 Agosto (Associazione dei familiari delle vittime della strage). È stato analizzato un filmato amatoriale di un turista tedesco che si trovava sui binari a 12 minuti dallo scoppio della bomba. Il filmato giaceva negli archivi ed è stato analizzato nuovamente. La telecamera riprende un uomo giovane con i baffi e i capelli ricci che sta sui binari della stazione di Bologna a 12 minuti dall’esplosione. Il volto del soggetto è molto simile a quello di Paolo Belliniall'epoca e a dirlo è la perizia antropometrica effettuata secondo cui i due volti sono compatibili”. “Si è sempre sostenuto che Bellini quella mattina fosse partito da Reggio-Emilia molto presto, fosse arrivato a Rimini verso le 9:00 e da lì avesse raggiunto il Passo del Tonale. Se le cose fossero andate così, alle 10:15 Bellini non poteva essere a Bologna”, ha continuato l’autore del libro. Ma di recente ha rilasciato delle dichiarazioni che se confermate sposterebbero la cronologia di alcuni fatti rilevanti. Oltre a confermare che l’individuo ripreso nel video fosse Paolo Bellini, l'ex moglie aggiunge che “viene accompagnata dalla madre a Rimini per incontrare il Bellini ed andarsene insieme al Tonale, ma la madre rientra al suo domicilio molto tardi dopo pranzo, sempre in mattinata, ma non alle 9:00”. “Se le cose dovessero essere andate così avremmo un Bellini che arriva a Rimini non più alle 9:00, ma probabilmente a mezzogiorno, cioè due ore dopo”. Dando un ulteriore prova, forse, che quello del fotogramma sia veramente Paolo Bellini.

Scarpinato: “Gioè e Bellini appartenenti a mondi contigui”
Marco Lillo
, a conclusione dell’incontro, ha chiesto un’ultima battuta al Procuratore Scarpinato confrontando Antonino Gioè con la “Primula nera”. “Credo che il mondo di Gioè e quello di Bellini non siano diversi - ha risposto il Procuratore generale di Palermo -, proprio perché Gioè non era soltanto un mafioso. Era, come Rampulla, di destra ed aveva rapporti con i servizi segreti, come attesta lo stesso Di Carlo. Gioè sa e conosce cosa c'è dietro il progetto stragista, tanto che il suo complice Gioacchino La Barbera dice ‘Gioè sapeva che sarebbero successe cose molto gravi’ e sapeva benissimo anche chi era Bellini e che era stato implicato nella Strage di Bologna”. “Non credo - ha continuato il Procuratore - che sia stato un incontro fra mondi diversi, piuttosto un dialogo tra persone che appartenevano a mondi contigui. Gioè nella lettera con cui si congeda al mondo, suicidandosi, parla del Bellini come infiltrato. Sostanzialmente dice di andare a trovare Bellini e farsi spiegare da lui ciò che è successo”.

Quella di Paolo Bellini è una storia “emblematica”. Una storia di soggetti che hanno ricevuto coperture istituzionali misteriose e ambigue. “Stiamo ancora prendendo atto del fatto che il procuratore di Bologna, che avrebbe dovuto condurre le indagini - ha detto Scarpinato -, il giorno dopo invece di stare con la Polizia a fare le indagini, si trovava con Aldo Bellini. Perché? Come mai lo stesso procuratore di Bologna incontra Bellini da latitante mentre si trovava a Foligno e va con lui in aereo dal Ministro dell'Interno? Perché vengono fatte scomparire le impronte digitali di Bellini dal distretto militare di Modena? Non si può prendere atto di tutto ciò in quanto di coincidenze. È evidente che c'è un mondo che fa riferimento a soggetti dello Stato”. “Si tratta di un apparato articolato e complesso - ha concluso il Procuratore Roberto Scarpinato -. C'è la sensazione che un ‘Deep State’ si è mosso insieme a Bellini, per poi riapparire in un momento cruciale come quello del '92 e del '93”.

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