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Ricostruito il legame tra mafia, eversione neofascista ed esponenti della polizia e del Sisde

Era il giorno delle parti civili al processo in abbreviato nei confronti di Nino Madonia, accusato del duplice omicidio aggravato del poliziotto Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio (incinta), uccisi a Villagrazia di Carini il 5 agosto del 1989.
Dopo la richiesta di condanna all'ergastolo avanzata dalla Procura generale è stata la volta dell'avvocato della famiglia del poliziotto, Fabio Repici.
Nel corso della lunga arringa il legale, così come aveva fatto nell'udienza preliminare davanti al gup Alfredo Montalto e che vede imputati il boss Gaetano Scotto, accusato di duplice omicidio aggravato, e Francesco Paolo Rizzuto, accusato di favoreggiamento aggravato, ha ripercorso gli aspetti più rilevanti d'un delitto che è prodotto della sinergia fra mafia e apparati deviati dello Stato.
Nello specifico Repici ha parlato di "profanissima trinità" per descrivere "la stabile alleanza, risalente all'inizio degli anni Settanta, fra Cosa Nostra, eversione neofascista ed esponenti della polizia e del Sisde".
Una "triade della quale Nino Madonia e Gaetano Scotto erano espressione diretta. E Nino Agostino e Ida Castelluccio sono andati consapevolmente incontro alla morte, perché avevano capito di essere diventati preda di essa".
Un elemento che si evince anche dai depistaggi compiuti, finalizzati a occultare quelli che ha definito come "ibridi connubi" volti a nascondere i responsabili del delitto. "Purtroppo - ha detto intervenendo nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo - i depistaggi compiuti fin da subito sono stati determinati proprio dalla necessità di far scomparire dallo scenario l'intervento di uomini della Polizia e del Sisde, come Giovanni Aiello, e degli uomini d'onore più legati agli apparati, come Nino Madonia e Gaetano Scotto.

Il ruolo di Faccia da Mostro

Nel corso dell'arringa, durata tre ore, Repici ha lungamente affrontato il capitolo dei depistaggi alle indagini e alle figure in campo: "E' certo che Giovanni Aiello (faccia da mostro, ndr) ha operato per anni in connubio con organizzazioni mafiose e in primis con il mandamento di Resuttana. Questi ha operato un ruolo attivo nella fase preparatoria al delitto e in quella immediatamente successiva alla sua esecuzione".
E' emerso dalle indagini della Procura generale e dalle testimonianze che questo soggetto, un mese prima del duplice omicidio, si recò a Villagrazia di Carini in compagnia di un sodale a cercare Nino Agostino. A testimoniarlo fu proprio il padre del poliziotto, Vincenzo Agostino, che ha pure inequivocabilmente riconosciuto Aiello durante l'incidente probatorio svoltosi il 27 febbraio 2016.
Alcuni collaboratori di giustizia hanno anche riferito che Aiello è stato accusato di aver raccolto i due killer (Antonino Madonia e Gaetano Scotto) al momento in cui, a distanza di un chilometro dal luogo di esecuzione del delitto, essi abbandonarono la motocicletta utilizzata nell'azione criminale. Comunque, ha proseguito Repici, "quel che è stato accertato su Giovanni Aiello va anche oltre il duplice omicidio Agostino-Castelluccio e fa di lui una figura davvero simbolo dell'abbraccio fra mafia e apparati deviati dello Stato.
E' stato provato che Aiello era stato legato a Bruno Contrada, fin dai tempi in cui prestava servizio alla Squadra mobile di Palermo negli anni Settanta".
Sempre il legale ha evidenziato come "da una intercettazione di un altro poliziotto in rapporti fiduciari con Bruno Contrada, Francesco Belcamino, si è appreso che la morte di Aiello nell'estate 2017 fu considerata un'evenienza positiva e pure che se costretto avrebbe parlato coi magistrati 'scoperchiando il calderone', sui fatti dei decenni passati".


agostino nino e ilda casteluccio

Il poliziotto, Nino Agostino, e sua moglie, Ida Castelluccio


Per quanto riguarda Madonia Repici lo ha descritto come un esponente apicale della “profanissima trinità”. Ciò sarebbe avvenuto "fin dalle bombe da lui collocate contro sedi istituzionali su richiesta dei servizi segreti nel capodanno 1971, proseguendo con l’omicidio da lui eseguito di Piersanti Mattarella, come attestato da una sentenza della corte di assise di appello di Palermo sui delitti politici; e del professore Bosio, del giudice Rocco Chinnici, nella strage di via Pipitone Federico, di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, nella strage di Pizzolungo e nell’attentato all’Addaura. Non a caso, fu proprio Giovanni Falcone, col quale il poliziotto Agostino aveva avuto riservati contatti - ha aggiunto - nei mesi precedenti al delitto, il primo a capire cosa ci fosse dietro l’uccisione del poliziotto e della sua giovanissima moglie”.
Secondo il legale di parte civile, dunque, "c’è la prova che l’omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio è stato ideato ed eseguito in sintonia dal ristretto direttorio di Cosa Nostra e da apparati istituzionali. Nino Madonia, il vero ministro della guerra e ministro di polizia di Cosa Nostra, il più pericoloso esponente della storia della mafia siciliana - ha spiegato - secondo le parole di Totò Riina intercettate nel 2013, è responsabile sia come ideatore del delitto sia come esecutore materiale. Si trattava infatti di un delitto che per la sua delicatezza imponeva il suo intervento, perché il poliziotto Agostino era un pericolo sia per i latitanti di Cosa Nostra nella sua attività di ricerca sia per le relazioni fra il mandamento mafioso di Resuttana e esponenti della polizia di Stato e del Sisde, che Agostino intendeva denunciare".

L’apporto dei pentiti
Parlando dei collaboratori di giustizia, per esempio, Repici ha evidenziato i contributi di Vito Lo Forte e Vito Galatolo, con il primo che in particolare aveva indicato Scotto e Madonia come esecutori materiali dell’omicidio del poliziotto, a bordo di una motocicletta, e Aiello come soggetto intervenuto ad agevolare la loro fuga.
E poi ancora le dichiarazioni di Francesco Onorato che di fatto ha offerto dei riscontri confermando l'importanza delle dichiarazioni che Vito Lo Forte aveva reso su Gaetano Scotto e sulle contiguità istituzionali di cui Scotto godeva, aggiungendo che effettivamente Cosa Nostra ebbe informazioni sulla località segreta in cui il pentito Lo Forte viveva sotto protezione e che davvero Lo Forte fu destinatario del progetto di assassinarlo in quella località protetta. Tutte cose che Lo Forte aveva verbalizzato da moltissimi anni.
Nel corso dell'arringa Repici ha anche espresso un giudizio negativo rispetto le dichiarazioni più recenti di Pietro Riggio, collaboratore di giustizia nisseno ed ex agente penitenziario: "E' peggio di Vincenzo Scarantino, peggio di Massimo Ciancimino. Altro che nuovo Buscetta, caso mai il nuovo Elio Ciolini, il noto depistatore" ha detto rivolgendosi alla Corte.
Infine l'avvocato Repici ha sottolineato come "Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, genitori del poliziotto assassinato, siano stati costretti dalle inerzie dello Stato a farsi monumento nella ricerca di verità e di giustizia, divenendo un punto di riferimento per l'intera Nazione. La condanna di Antonino Madonia rappresenterà anche l'esito di una lotta lunga quasi trentadue anni, ricordata dalle parole iscritte sulla tomba di Augusta Schiera, morta il 28 febbraio 2019". In chiusura il legale di parte civile ha chiesto la trasmissione alla procura degli atti relativi alla posizione di Cosimo Rizzuto, padre dell'imputato (nel processo ordinario) Francesco Paolo Rizzuto, per concorso nel favoreggiamento compiuto dal figlio su sua istigazione, come risulta dalle intercettazioni effettuate nel 2018 dalla Dia di Palermo. Il processo è stato rinviato al 26 febbraio per l'arringa dei legali di Nino Madonia che proseguiranno anche il 5 marzo.

In foto di copertina: l'avvocato Fabio Repici

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