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Gratteri: “Con operazione di questa mattina sventato un nuovo omicidio”

I carabinieri del comando provinciale di Crotone hanno dato esecuzione stamani a un decreto di fermo emesso dalla procura Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro nei confronti di 12 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso di tipo 'ndranghetistico, omicidio, estorsioni, usura, delitti in materia di armi, furti, danneggiamenti seguiti da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso. I membri dell’organizzazione sgominato dai Carabinieri erano attivi nella zona della presila crotonese e particolarmente nei territori di Petilia Policastro e Cotronei. A capo della "locale" di Petilia Policastro ci sarebbe stato Rosario Curcio, 60enne di Petilia Policastro, detto "Pilirusso", attualmente detenuto perché condannato a 10 anni di reclusione che gli è stata inflitta nell'ambito del processo Tisifone contro le cosche del crotonese. Secondo gli inquirenti Curcio era diventato il reggente dell'organizzazione nel 2014, appena tornato in libertà dopo aver scontato una lunga detenzione per omicidio e tentato omicidio. In quel momento sono arrivati i primi segnali della ripresa delle attività criminali, un'escalation di atti intimidatori susseguitesi sul territorio, compresi quelli ricadenti nel comune di Cotronei e più segnatamente nella località turistica di Trepidò, da sempre sotto il controllo della locale petilina, un chiaro segnale che la criminalità organizzata era ancora attiva e continuava ad imporre le sue leggi. A dimostrare la dinamicità della locale di 'Ndrangheta di Petilia Policastro concorrono i summit con i rappresentanti di altre organizzazioni criminali della provincia crotonese, i Cirotani, gli Isolitani, il boss di Papanice, Mico Megna, per finire con la commissione dell'omicidio, con soppressione di cadavere, di Massimo Vona reo di aver ostacolato, tra le altre cose, i voleri del capo Rosario Curcio. Dell'omicidio Vona, infatti, Rosario Curcio sarebbe stato il mandante e Pierluigi Ierardi, tra i fermati di questa mattina, l'esecutore materiale insieme ad altri soggetti allo stato non identificati. Ierardi avrebbe attirato con l'inganno Massimo Vona nella sede della propria azienda agricola a Petilia Policastro con il falso pretesto di consegnargli i responsabili dell'incendio appiccato nel settembre 2016 da ignoti al suo allevamento di caprini. Vona, da allora, cercava i responsabili, contro i quali nutriva vendetta. L'uomo, inoltre, avrebbe aiutato un'amica a conservare il proprio posto di lavoro presso un'impresa di ristorazione che operava nelle scuole di Petilia Policastro entrando così in contrasto con Rosario Curcio che invece pretendeva il licenziamento di alcuni dipendenti per sostituirli con persone segnalate da lui. Vona fu raggiunto da due colpi di arma da fuoco, il suo corpo fatto sparire e la sua autovettura data alle fiamme per distruggere ogni traccia.


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Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri © Imagoeconomica


"Abbiamo fatto luce su alcuni omicidi ma soprattutto abbiamo trovato le armi per un nuovo omicidio. Siamo stati costretti a intervenire e fare i fermi. Avevano una grande disponibilità di armi: vecchi frigoriferi pieni di armi e sotterrati”
, ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a commento dell’operazione odierna denominata “Eolo”. "Siamo da parecchi anni su Petilia Policastro - ha aggiunto Gratteri - una zona a torto ritenuta a scarsa densità mafiosa. In realtà c’è una mafia forte, con una locale di ‘Ndrangheta strutturata e che si interfaccia con le cosche più forti del territorio. "Abbiamo documentato affiliazioni, riunioni, la presenza della "bacinella", la cassa che serve a mantenere economicamente i detenuti in carcere; ma soprattutto abbiamo visto una enorme quantità e qualità di armi”, ha affermato il capo della Dda di Catanzaro. Il procuratore ha sottolineato che non c’è stata nessuna collaborazione da parte di collaboratori di giustizia, ma "solo il frutto delle attività di indagine dei carabinieri". Rispetto alla posizione della consorteria mafiosa della presila crotonese, colpita dai fermi, Gratteri ha aggiunto: "E' una provincia vasta ed una diffusione 'ndranghetista capillare e pervasiva, che si rapporta abitualmente con le famiglie più potenti di Isola Capo Rizzuto".

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