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"C'è un tesorone da 3.000 miliardi di euro che è stato messo da parte dalle varie organizzazioni mafiose. Di fronte a un valore del genere che permetterebbe di risanare il debito pubblico italiano non si può che rimanere esterrefatti dal silenzio attorno a tale questione". A sostenerlo è il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri, presentando una serie di studi sulla lotta alla mafia in Italia. "Il recente caso di soldi riconducibili su conti esteri sollevato dal quotidiano Domani - ha detto ancora Calleri - ha trovato spazio sui media nazionali solo per 24 ore. Un episodio che si basa su una informativa della polizia di Reggio Calabria ha permesso di quantificare in circa 500 miliardi di euro, di cui oltre il 20% liquidi, il giro di affari di un broker usato da gruppi criminali campani, calabresi e siciliani anche se ancora il caso è aperto e non ci sono condanne e non è chiaro neppure se ci sono indagati". "Il dato dei 500 miliardi - ha aggiunto - è però emerso in modo netto dalle intercettazioni di cui alla informativa e pertanto è plausibile. A livello internazionale esistono diversi broker delle organizzazioni criminali italiane e la Fondazione Caponnetto insieme all'Omcom ritiene che all'incirca il valore di questo cosiddetto tesorone sia presumibilmente pari a 3.000 miliardi di euro". "La mafia ai tempi del Covid si occupa di sanità. Pochi lo ricordano, ma da anni la mafia si occupa di farmacie e parafarmacie tant'è che ci sono oramai numerose inchieste in corso”, ha continuato il presidente della Fondazione Caponnetto parlando degli 'affari' della criminalità organizzata durante la pandemia. "Le farmacie - ha aggiunto - hanno un ruolo importante nel territorio e per questo sono appetibili. Il traffico dei farmaci, vero o falsi, delle bombole di ossigeno e i furti sono un business che fa gola ai mafiosi. Un altro settore quindi su cui stare attenti sarà la distribuzione dei vaccini, sia influenzali che soprattutto quelli Covid. Bisognerà prestare molta attenzione ai trasporti" degli stessi "nel momento della distribuzione". Ma c'è anche altro. "Un ulteriore rischio corrente è quello degli appalti nelle forniture sanitarie dove la fretta dovuta alla emergenza ha favorito i clan e le truffe. Le inchieste in proposito sono numerose. Non rimane che affrontare la gestione delle Asl e degli ospedali che a volte sono in mano alle mafie specie dove controllano il territorio e grazie alle nomine di professori e primari a loro vicini. Per ultimo, ma non per importanza, non bisogna dimenticare il traffico di ambulanze, diffuso soprattutto al sud e che è una vera piaga sociale". Durante la presentazione del report sulla lotta alla mafia in Italia e in Toscana Calleri ha affermato, in merito al turismo, alla ristorazione e al settore alberghiero nella Regione, che il “modello economico toscano risente in modo particolare della pandemia e di conseguenza ci troviamo di fronte ad un aumento del rischio di infiltrazione criminale e mafiosa vista la inevitabile debolezza economica". "Questo - ha spiegato - comporta una serie di rischi economici e sociali come usura, riciclaggio mediante acquisizione di attività, infiltrazioni criminali nelle proteste mirando ad assumere informazioni su chi è in difficoltà e aumento delle dipendenze e del consumo di droga collegato al periodo pandemico".

Foto © Imagoeconomica

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