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E' il più anziano presidente della storia ad entrare in carica (78 anni)

Joe Biden ha giurato come 46esimo presidente degli Stati Uniti davanti al presidente della Corte suprema John Roberts, su una vecchia bibbia di famiglia (127 anni) tenuta dalla moglie Jill. "Giuro solennemente di adempiere con fedeltà all'ufficio di presidente degli Stati Uniti e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità. Che Dio mi aiuti", ha detto Biden pronunciando la formula di rito e diventando a 78 anni il presidente Usa più anziano ad entrare in carica, il primo del Delaware e il secondo cattolico dopo John F. Kennedy. In occasione del suo insediamento riproponiamo l'editoriale a firma del direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni su Joe Biden nel quale vengono illustrati una serie di consigli e spunti "non richiesti" per la sua presidenza.


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Kamala Harris con il marito Douglas Emhoff, Joe Biden con la moglie Jill Tracy Stevenson Biden © Imagoeconomica


Alcuni consigli non richiesti a Joe Biden

Il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti d'America

di Giorgio Bongiovanni
"Un'epoca buia di demonizzazione". Così il neoeletto Presidente degli Stati Uniti d'America, Joe Biden, ha definito gli ultimi anni vissuti nel Paese sotto la guida di Donald Trump.
Nel suo discorso della vittoria l'avversario è stato citato una volta sola e, nonostante le grandi differenze di pensiero, Biden ha richiamato all'unità della Nazione ("Torniamo a essere gli Stati Uniti d'America. Mi impegno a essere un presidente che porta unità e non divisione. Non ci sono stati blu o stati rossi. Non ci sono nemici ma avversari. Io sarò il presidente di tutti") rivolgendo il proprio appello anche a quei 70 milioni di americani che hanno votato Trump ("Ora diamoci una possibilità a vicenda. E' tempo di mettere da parte le divisioni, la dura retorica di abbassare la temperatura").
Quindi Biden, che non ha mancato di far riferimento al percorso intrapreso anni fa dal Presidente Obama, è tornato a parlare di "riconciliazione" e della necessità "di guarire le ferite del Paese, dal razzismo sistemico alla pandemia".
Certo il discorso non è stato emozionante e memorabile come quello del primo presidente afroamericano, Barack Obama, ma sono stati toccati argomenti importanti come la giustizia razziale e il clima, ritenuti prioritari assieme alla soluzione dell'emergenza Coronavirus e crisi economica. Non a caso Biden ha riconosciuto l'importanza dell’appoggio ottenuto dagli afro-americani (anche durante la difficile fase delle primarie democratiche). “Specialmente nel momento in cui la mia campagna si è trovata nel punto più difficile, la comunità afro-americana ha preso posizione per me. Non lo dimenticherò mai” ha detto ancora.
Certo è che i numeri certificano come 75 milioni di americani che hanno dato fiducia alla sua persona (è divenuto il Presidente più votato di sempre, oltre che il più anziano della storia).
Solo il "pagliaccio" e balordo di Trump, nella sua follia, continua a non concedere la vittoria con tanto di offensiva legale contro il risultato delle elezioni già annunciata per domani ("Questa elezione è lungi dall’essere finita. La vittoria di Joe Biden non è stata certificata in tutti gli Stati”). La prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, della sua arroganza e della sua inettitudine. Insinuare che quella che è considerata come la più grande "democrazia", quella americana possa essere stata oggetto di una frode plateale, come sostenuto dal tycoon, è un'offesa allo stesso Paese che ha dimostrato, invece, di volere un cambiamento.
Certamente, anche dopo aver sentito il discorso di Biden, non ci illudiamo. Il Presidente degli Stati Uniti, nel corso degli anni, ha rappresentato sempre le grandi lobby della finanza, del mercato delle armi, specchio dell'Imperialismo Americano sul resto del Mondo.
E' già accaduto con Obama il quale, dopo l'entusiasmo del primo momento, ha deluso ogni aspettativa allineandosi al Sistema di potere, in particolare nel suo secondo mandato.
Che il suo vice, e braccio destro, sia divenuto Presidente degli Stati Uniti può riaccendere una flebile speranza, ma se proseguirà su quel medesimo selciato allora possiamo già dire che la presidenza Biden sarà una delusione prima ancora che si arrivi al giuramento.
La nostra speranza è che Biden segua l'esempio di un grande democratico come il 35° Presidente, John Fitzgerald Kennedy, che fu capace di sorprendere tutti andando contro, assieme al fratello Robert Francis, anche a quegli accordi presi dal padre con pezzi importanti del potere e della mafia americana.
Quella Presidenza, nonostante le sue contraddizioni come la guerra in Vietnam e la crisi cubana, segnò degli importanti cambiamenti.


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Il presidente Joe Biden e la vice presidente Kamala Harris © Imagoeconomica


Dichiarò di voler porre fine alla guerra nel Vietnam, appoggiò attivamente la battaglia di Martin Luther King a favore dell’uguaglianza sociale, impose nuove tasse agli industriali e, affiancando la battaglia del fratello Bob, ministro della giustizia, sferrò uno dei più potenti attacchi governativi mai registrati nel corso della storia contro Cosa Nostra.
Fu in seguito alla politica di Kennedy che la Cia e l’Fbi si impegnarono nella lotta contro la criminalità organizzata diminuendone fortemente il potere ma senza mai riuscire a distruggerla. John Fitzgerald Kennedy intraprese quindi una politica basata sulla vera giustizia, sulla vera democrazia, sull’unione tra i popoli partendo da un’operazione di “pulizia” all’interno degli organismi governativi posti sotto la sua diretta responsabilità.
Che Biden prenda esempio, riprendendo quella politica di cambiamento e di pace, dimostrando di voler cambiare davvero il Mondo con decisioni rivoluzionarie e in controtendenza.
Ad esempio aderendo all'accordo sul clima di Parigi sulla riduzione delle emissioni inquinanti (gli Usa sono l'unico Paese al mondo che non ha firmato) e poi ancora aderendo alla Corte dell'Aia dei Crimini contro l'Umanità. Che riveda le posizioni degli Stati Uniti d'America per una vera pace del Medioriente iniziando dal togliere l'embargo all'Iran, finché non ci saranno vere prove di un suo coinvolgimento negli attacchi terroristici; che sia finalmente garante di una pace vera tra la Palestina ed Israele, togliendo quell'appoggio totale ed incondizionato ad uno Stato come quello fascista e nazista che ha in Benjamin Netanyahu il suo leader maximo (in tal senso le prese di posizione dei mesi scorsi della vice presidente Kamala Harris, intervenuta alla conferenza annuale dell’AIPAC, non sono benauguranti. Che mantenga la volontà di intervenire contro il razzismo e le divisioni generate anche da quelle forze di polizia che mostrano pericolose derive. Che inizi una vera lotta contro la mafia ed i narcotrafficanti; avvii una politica di disarmo nucleare, assieme alle altre superpotenze, affinché si annulli il rischio perenne di una guerra atomica. Che allarghi gli orizzonti fino alle stelle, tornando ad osservare l'Universo sul piano della Conoscenza. Che sia davvero un faro per l'umanità dicendo "Basta!" alle guerre. Queste sono le speranze che dovrebbe dare il neo presidente Joe Biden.
Se così non sarà ci troveremo di fronte all'ennesima promessa di cambiamento tradita. E sarà come passare dalla padella alla brace.

Foto di copertina © Barack Obama

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