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Migliaia di profughi cercano di raggiungere l’Europa respinti con la violenza, molti muoiono di freddo e fame

Prosegue il dramma dei migranti nel nordovest della Bosnia-Erzegovina. Migliaia di persone si trovano senza un riparo adeguato e in balia della neve e del gelo a temperature abbondantemente sotto lo zero. Alcune centinaia di profughi, nei boschi intorno alla cittadina di Velika Kladusa, al confine con la Croazia, hanno creato delle tendopoli di fortuna, cercando in tutti i modi di scaldarsi. Si accendono fuochi con la legna e altro materiale, e in mancanza di acqua calda ci si lava nelle acque gelide dei ruscelli di montagna. Oltre al clima rigido, c’è la polizia croata, che applica un controllo ferreo del confine, spesso con metodi non ortodossi, come denuncia oltre il 60% dei migranti. Secondo l’organismo Danish Refugee Council da marzo 2019 sono state respinte dalla Croazia verso la Bosnia 21mila persone. Frequente anche il respingimento “a catena” dall’Italia o dalla Slovenia fino alla Bosnia, una pratica controversa perché in contrasto con le leggi sul diritto d’asilo.
La Bosnia è stata ampiamente criticata negli ultimi anni per aver gestito male l'arrivo di migliaia di persone, molte delle quali in fuga dalla guerra e dalla povertà. Il Paese balcanico politicamente instabile e impoverito si sta ancora riprendendo dalla propria guerra negli anni '90. Divisa in due, la Bosnia manca di una politica unificata sui migranti: la parte del paese gestita dai serbi si è rifiutata di accettarli, e la regione nordoccidentale sovraccarica si è lamentata di essere stata abbandonata nonostante l'aiuto delle organizzazioni internazionali. I migranti arrivano in Bosnia con l'obiettivo di raggiungere la Croazia prima di trasferirsi in Europa occidentale. Molti, come documentato da alcune associazioni umanitarie, hanno denunciato di essere stati respinti, illegale ai sensi del diritto internazionale sui rifugiati, e violenze da parte della polizia croata. Chi prova a passare il confine viene torturato, irriso, fotografato come un trofeo, pestato, marchiato. “I poliziotti croati sono dei fascisti”, dicono alcuni migranti come riportato nel reportage di Niccolò Zancan per La Stampa. Il 23 dicembre scorso il campo profughi di Lipa, sito al confine con la Croazia, è stato chiuso. Durante lo sgombero un incendio ha distrutto la struttura. Centinaia di profughi sono rimasti al gelo e sotto la neve. A causa delle proteste della popolazione locale è stato impossibile spostarli in altri campi. Ora a Lipa l’esercito sta allestendo le tende, ma manca tutto: servizi, elettricità, acqua e il freddo a portarsi via vite.
(Prima pubblicazione: 20 Gennaio 2021)

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