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Una bellissima chiacchierata con il conduttore di "La Zanzara" sulle sue ultime (gravissime) uscite

Come il ronzio di una zanzara alle 17.25 di ieri pomeriggio sono stato disturbato dallo squillare del mio telefono. In arrivo una chiamata da "Numero Privato". Generalmente non sono solito rispondere ma ero stato avvertito di una imminente telefonata di un giornalista di "Radio 24" e così decido di alzare la cornetta. "Buonasera". "Buonasera". "Parlo con Giovani Palestinesi d'Italia?". "No", rispondo. "Parlo con Karim El Sadi allora?". "Si, in persona". Dall'altra parte della cornetta è Giuseppe Cruciani, sedicente giornalista e conduttore del programma di "Radio 24" "La zanzara" (nome migliore non poteva essere scelto per un programma condotto da uno come lui). Ad ogni modo il signor conduttore, noto alle cronache e in rete per le sue provocazioni e uscite al limite della decenza, viene subito al punto. Ha da ridire su alcune contestazioni che i Giovani Palestinesi d'Italia, gruppo di cui faccio orgogliosamente parte, hanno mosso riguardo ad alcune dichiarazioni dello stesso Cruciani rilasciate in diretta lo scorso 8 gennaio riguardo alla vicenda del rider napoletano aggredito e derubato del suo scooter da una banda di ragazzini mentre effettuava consegne. “Piuttosto che fare il rider a Napoli vado a sparare ai palestinesi col Mossad”, aveva detto nel suo programma. Parole gravissime, avvelenate, gratuite e soprattutto insensate. Perché paragonare l'aggressione al rider ai palestinesi e al Mossad? Cosa c'entra? Ma soprattutto perché venire a rompere le scatole ai Giovani Palestinesi d'Italia (e quindi al malcapitato sottoscritto) quando, prima di noi, giornali, tabloid e perfino l'ambasciata palestinese hanno parlato e condannato le sue uscite?
Sono domande che mi ronzano in testa (sarà per l'effetto della "Zanzara") ma che alla fine non pongo al mio interlocutore. Rispondo a tono alle provocazioni miste a frustrazione di Giuseppe Cruciani. E scendiamo nel merito della questione. Cruciani si difende arrogantemente come può, dice in sostanza di non aver detto quelle parole, che non era quello il senso che voleva attribuire loro e che si tratta di pura ironia. Insomma, la solita "super cazzola" alla Vittorio Sgarbi o alla Maurizio Gasparri.





In ogni caso rispondo che su questo genere di cose, così come ad esempio l'olocausto, la mafia o una aggressione a un povero ragazzo come quella avvenuta a Napoli, c'è poco da ironizzare. E alzo il tiro: "Lei e la sua radio si dovrebbero vergognare per aver detto frasi simili". Risposta: "Voi non avete il concetto di libertà, io posso ironizzare sul cazzo che mi pare, chiaro?". Pensare di ribattere, a questo punto, perde ogni senso. Anche perché le frasi che seguono non sono certo migliori: "Se pensi che queste sono parole gravi allora denunciami alla procura della Repubblica e non rompermi i coglioni". Replico comunque che a "rompere i coglioni" è stato lui e che di denunce non ho alcuna intenzione di farne "perché ho altro di meglio da fare che perdere tempo con una persona come lei" sottolineando ugualmente che le sue parole sarebbero passabili di denuncia per incitamento all'odio. Lo invito quindi "a farsi un bagno di umiltà, cambiare mestiere, a chiedere scusa alla comunità palestinese e a ritirare le sue dichiarazioni". Al che Cruciani sbraita, si adira. "Io non chiedo scusa a nessuno!", grida. E nel frattempo sento in sottofondo il suo collega dirgli "basta dai chiedi scusa". Di colpo poi Cruciani (da volpone qual è) parlando di "odio", muove il timone della sua provocazione. "Si vergogni lei a definire Israele uno Stato omicida!", frase che non avevo pronunciato e nemmeno pensato fino a quel momento. Ma d'altronde fa parte della strategia mediatica e dialettica della stampa filo israeliana e filo sionista: rifugiarsi dietro alla finta retorica, al "tutti contro il democratico Stato ebraico" per strozzare sul nascere ogni dibattito che smonterebbe la narrativa di Israele. In ogni caso la discussione va avanti per altri minuti e non merita di essere riportata ulteriormente per il tenore di parole e accuse mosse dal conduttore del programma e dal suo amico in studio. La telefonata però finisce sul tema iniziale: la libertà di espressione. "Qui non si può dire più niente, bisogna stare attenti al tipo di satira che si fa", dice Cruciani ironico. E' vero, su almeno una cosa siamo d'accordo: esiste un confine oltre il quale chi fa satira - specie se si tratta di fastidiosissime zanzare - non può andare.
Ad ogni modo sento di ringraziare il signor Cruciani per la telefonata perché ha riportato colore a questo freddo e grigio martedì di gennaio. A proposito, caro Cruciani, ovviamente, come tutto il contenuto di questo articolo, anche questa è satira.

Foto © Imagoeconomica

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