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Prima rapito, poi tenuto segregato per tre anni, quindi strangolato e sciolto nell'acido dalla brutale violenza mafiosa. E' la storia di Giuseppe Di Matteo, ucciso a quindici anni, venticinque anni fa. E' la storia di un'infanzia rubata per far tacere il padre, Mario Santo Di Matteo, che da pochi mesi aveva cominciato a mettere nero su bianco i segreti della strage di Capaci e, forse, si apprestava a parlare anche di via D’Amelio.
Per quel delitto atroce sono stati condannati all'ergastolo Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro, ancora latitante, Giuseppe Graviano, Salvatore Benigno, Francesco Giuliano e Luigi Giacalone. Mentre a Monticciolo sono stati inflitti 20 anni di carcere, a Enzo Brusca 30 anni, anche per altri omicidi di mafia, Chiodo 21 anni di reclusione e Gaspare Spatuzza, condannato a 12 anni di carcere. Alcuni di loro sono anche divenuti collaboratori di giustizia che hanno raccontato i particolari di quel crimine efferato.
La ricostruzione fatta nel processo da uno degli assassini, Vincenzo Chiodo, è un racconto agghiacciante: "Io ho detto al bambino di mettersi in un angolo, cioè vicino al letto, quasi ai piedi del letto, con le braccia alzate e con la faccia al muro. Allora il bambino, per come io ho detto, si è messo faccia al muro. Io ci sono andato da dietro e ci ho messo la corda al collo. Tirandolo con uno sbalzo forte, me lo sono tirato indietro e l’ho appoggiato a terra. Enzo Brusca si è messo sopra le braccia inchiodandolo in questa maniera (incrocia le braccia) e Monticciolo si è messo sulle gambe del bambino per evitare che si muovesse.


shobha contrasto di matteo giuseppe casa orrori buco

La "casa degli orrori" di Brusca dove fu ucciso il piccolo Di Matteo © Shobha/Contrasto


Nel momento della aggressione che io ho buttato il bambino e Monticciolo si stava già avviando per tenere le gambe, gli dice ‘mi dispiace’ rivolto al bambino ‘tuo papà ha fatto il cornuto’ (…) il bambino non ha capito niente, perché non se l’aspettava, non si aspettava niente e poi il bambino ormai non era… come voglio dire, non aveva la reazione di un bambino, sembrava molle… anche se non ci mancava mangiare, non ci mancava niente, ma sicuramente la mancanza di libertà, il bambino diciamo era molto molle, era tenero, sembrava fatto di burro… cioè questo, il bambino penso non ha capito niente. Sto morendo, penso non l’abbia neanche capito. Il bambino ha fatto solo uno sbalzo di reazione, uno solo e lento, ha fatto solo questo e non si è mosso più, solo gli occhi, cioè girava gli occhi. (…) io ho spogliato il bambino e il bambino era urinato e si era fatto anche addosso dalla paura di quello ce abbia potuto capire o è un fatto naturale perché è gonfiato il bambino. Dopo averlo spogliato, ci abbiamo tolto, aveva un orologio da polso e tutto, abbiamo versato l’acido nel fusto e abbiamo preso il bambino. Io ho preso il bambino. Io l’ho preso per i piedi e Monticciolo e Brusca l’hanno preso per un braccio l’uno così l’abbiamo messo nell’acido e ce ne siamo andati sopra. (…) io ci sono andato giù, sono andato a vedere lì e del bambino c’era solo un pezzo di gamba e una parte della schiena, perché io ho cercato di mescolare e ho visto che c’era solo un pezzo di gamba… e una parte… però era un attimo perché sono andato… uscito perché lì dentro la puzza dell’acido era… cioè si soffocava lì dentro. Poi siamo andati tutti a dormire".

Anche il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza fece un quadro minuzioso della vicenda, in quanto partecipò al sequestro.
Giuseppe Di Matteo era un bambino. Un innocente che con il proprio sacrificio ha vinto i propri carnefici, mostrando al mondo intero la ferocia di Cosa nostra.

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