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Gratteri e Nicaso al campus on line dei giovani di Our Voice

La forza delle mafie ai tempi della crisi pandemica, il sistema del narcotraffico, il riciclaggio, le possibili azioni di contrasto, il ruolo dell'Europa, gli investimenti nelle banche e nella finanza per il riciclaggio di denaro e molto altro. Sono questi i temi trattati nell'incontro tra i giovani del Movimento Artistico Culturale Our Voice, il Procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri e il Prof. Antonio Nicaso.
Un'occasione unica per ragionare partendo dal libro "Ossigeno Illegale", pubblicato lo scorso novembre e scritto dai due ospiti.
Un libro nato dalla volontà di spiegare lo sviluppo dell'illegalità in tempo di crisi e l’aumento di potere economico e decisionale della criminalità organizzata nel contesto sociale. Se in passato è accaduto in seguito a terremoti o nella gestione dei rifiuti, l’attuale emergenza economico-sanitaria, innescata dall’epidemia da Covid-19, non è un’occasione da poco.
L’evento, moderato dal capo redattore di “ANTIMAFIADuemila” Aaron Pettinari e dalla fondatrice del Movimento “Our voice” Sonia Bongiovanni, si è svolto nel medesimo giorno in cui è giunta la notizia del "No" all'estradizione di Julian Assange negli Usa (una battaglia in qualche maniera vinta proprio da Our Voice con un video che si era schierato a sua difesa).
Tante le domande poste dai giovani intervenuti da ogni parte d’Italia, per oltre due ore di approfondimenti, grazie alla grande disponibilità dei due ospiti.

Il rapporto con le banche
Diverse curiosità hanno riguardato gli aspetti economici e finanziari, per capire se può esistere un legame tra mafie e alcune delle banche che hanno subito negli ultimi anni sanzioni e multe da parte di diverse autorità mondiali per non aver prevenuto le operazioni di riciclaggio di denaro. “C’è stato un passaggio di denaro su cui hanno beneficiato banche e mafie, ognuna delle quali per i propri scopi - ha spiegato il professor Nicaso che ha sottolineato l'ardire dei temi scelti - Le domande ci portano a pensare a quel cordone ombelicale, quella dipendenza tra la mafia che ha portato i soldi liquidi e l’amministrazione di quella banca. Noi possiamo dire solo quello che possiamo dimostrare”. E poi ha aggiunto: "L’intuizione che abbiamo avuto sui colletti bianchi ci ha fatto capire che i criminali sono quelli che hanno a che fare con la droga e con la violenza e poi ci sono i professionisti che li aiutano a riciclare il denaro. Mettere insieme denaro sporco e poi riciclarlo sono due facce della stessa medaglia, è imprescindibile".

Il problema del Concorso esterno
Tra le questioni da risolvere, secondo il professore universitario, vi è anche una difficoltà che certi magistrati hanno con un pensiero critico "vecchio" sul vero potere che la criminalità organizzata esercita nell’economia e la sottovalutazione sul piano internazionale delle influenze delle mafie nel Mondo. “Spesso - ha spiegato ancora ai giovani - troviamo procure o forze di polizia che sono molto più avanti rispetto a questo fenomeno e altri magistrati che restano ancorati ad una definizione che è vecchia, che andrebbe svecchiata della criminalità organizzata. Non ci può essere mafia senza Concorso esterno, perché le mafie traggono vantaggio da esso, riescono ad acquisire consenso e a diventare oggetto politico grazie a relazioni che intrattengono con il mondo esterno. È difficoltoso trasferire la conoscenza in prova e quindi in sentenza passata in giudicato. Spesso si ha molta difficoltà a codificare questo reato che è un'intuizione di Falcone ma non è mai entrato nel codice penale. Manca il principio di reciprocità, il problema di non avere le stesse norme in tutti i paesi, se non applichiamo lo stesso criterio a livello internazionale, in Italia li combattiamo ma non nel resto del mondo”.

Il punto sull’Europa
Proprio rispetto alla visione internazionale delle mafie è intervenuto il Procuratore capo di Catanzaro che ha risposto ad una domanda sulla situazione europea e sulle precauzioni che il Parlamento europeo dovrebbe prendere per evitare l’imponente infiltrazione della criminalità organizzata nell’imprenditoria. “Sono a favore che l’Europa diventi uno stato federale - ha subito dichiarato per sgomberare il campo da equivoci - perché se l’Europa non va oltre un discorso commerciale ed economico sarà fagocitata da paesi molto più ricchi e potenti come gli Stati Uniti, La Russia, la Cina, l'India e in stati come l’Italia verranno a fare shopping, a comprare il bello ed il made in Italy che i copiatori esteri non riescono a replicare. Le proprietà stanno passando man mano a padroni o multinazionali degli Stati dei quali vi ho parlato. La ‘Ndrangheta è presente nel mondo da più di 30 anni. Vediamo sempre più sistemi giudiziari e penali a maglie larghe, non attrezzati per poter combattere le mafie. Contrariamente a noi le mafie sono globalizzate, voi sapete che la ‘Ndrangheta è l’unica mafia presente in tutti i continenti, se io faccio un'indagine tra paesi come Germania, Belgio e Olanda, devo rapportarmi con tre sistemi giudiziari diversi, mentre lo stesso ‘Ndranghetista nella stessa giornata compie un reato muovendosi tranquillamente tra questi paesi senza che nessuno lo controlli. Sono pro unione Europea ma paradossalmente la moneta unica e l’aver tolto le dogane ha accelerato e facilitato il processo di integrazione e il lavoro sporco delle mafie". Quindi ha aggiunto: "C’è stata una liberalizzazione dei processi di commercio e dello spostarsi dei cittadini europei ma conseguentemente non c’è stato un adeguamento normativo dei sistemi giudiziari europei e proprio perché è più facile per le merci e per le persone spostarsi in Europa per le mafie è ancora più facile integrarsi nei paesi europei e quindi noi notiamo una maggiore presenza sul piano numerico di locali di Ndrangheta in diversi paesi europei rispetto a 20 anni fa".

Parlamento Ue sordo
Particolarmente critico sull'operato dell'Europa in termini di contrasto alle mafie: "Devo dire che anche il parlamento Europeo è sordo, perché ogni tanto ci invitano per discutere e disquisire tramite conferenze e collegamenti online, ma una volta finito non cambia nulla, rimane una passerella per tutti e sul piano finanziario e normativo nessuno fa nulla. Come posso parlare di Mafia a livello europeo e aprire un processo se non c’è una norma che mi dice che esiste una mafia e se non esiste il corrispondente normativo del 416 bis in Germania? Come si può mai dimostrare che c’è un reato di Mafia?".

Tema Narcotraffico
Ovviamente, di fronte a due massimi esperti sul contrasto al traffico di stupefacenti non potevano mancare domande sul punto, in particolare su come vengono reinvestiti i soldi dai Narcos in Europa. “Il 91% del denaro ricavato della produzione di cocaina in Colombia viene reinvestito e riciclato in Europa perché ritenuto molto più redditizio e anche perché i sistemi giudiziari europei non sono attrezzati per contrastare questo potere - ha spiegato sempre il magistrato calabrese - L'Europa diventa un grande supermercato dove i mafiosi e i narcotrafficanti fanno shopping. Oltre al problema delle multinazionali che investono e comprano nei nostri paesi abbiamo anche il problema dei narcotrafficanti che in Europa comprano alberghi, ristoranti, pizzerie, latifondi e fabbriche". Gratteri ha anche espresso la propria indignazione su quanto avvenuto alcune settimane fa nel ristorante tedesco dove è stata esposta la foto di Falcone e Borsellino accanto a Marlon Brando nelle vesti di Vito Corleone, con la risposta del tribunale tedesco che aveva affermato che la lotta alla mafia non è più sentita nei cittadini addirittura sminuendo la figura di Falcone.

La volontà politica assente
Nel corso dell'incontro si è poi ragionato sulla necessità dell'intervento della politica per contrastare fenomeni sempre più complessi. Secondo il Professor Nicaso da tempo le mafie non hanno più bisogno di ricorrere alla violenza per mantenere il potere. Quindi ha evidenziato come non ci sia una vera volontà politica per interrompere certi sistemi: “La ‘Ndrangheta non necessita più di usare la violenza perché così facendo finirebbe sotto i riflettori, oggi basta solamente la percezione di violenza per neutralizzare l’individuo, ad assoggettarlo o usa semplicemente la corruzione. Queste sono le problematiche che andrebbero affrontate sul piano normativo, di una realtà che si globalizza e di un’azione di contrasto che invece continua a rimanere ristretta negli ambiti della sovranità nazionale e non c’è nessuna volontà politica che abbia voglia di affrontare il problema e risolverlo, il tempo delle parole è finito non possiamo più continuare a parlare. Il discorso deve essere affrontato sul piano normativo”.

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