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Domani saranno 37 gli anni passati dall'omicidio di Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio 1984 davanti alla sede del Teatro Stabile di Catania mentre stava andando a prendere la nipotina a una recita. Per il suo omicidio sono stati condannati all’ergastolo, con sentenza passata in giudicato, in qualità di mandanti il capomafia Benedetto Santapaola e suo nipote ed alter ego, Aldo Ercolano. Sicuramente le sue inchieste erano scomode per Cosa nostra, ma anche per altri poteri che con essa stringevano patti ed affari.
Il consigliere togato del Csm, Sebastiano Ardita, ricorda così, su Facebook, l'esempio che ci ha lasciato: "Il 5 gennaio del 1984 con cinque proiettili sparati alla nuca gli uomini di cosa nostra misero fine alla esistenza di Giuseppe Fava".
Il magistrato ha poi ricordato i tentativi di depistaggio effettuati per sviare le indagini dai veri responsabili: "All’omicidio di un uomo che rappresentava uno dei pochi ostacoli alla diffusione del potere mafioso in città e in tutti i gangli delle istituzioni, seguì un’indagine con tentativi di depistaggio e complicità istituzionali".
Si indagò sulla sua vita privata, si cercò il movente dell’omicidio tra le carte de I Siciliani, la rivista che aveva fondato e diretto. Una classe dirigente malata e pervasa dalla contaminazione mafiosa provò in tutti i modi di allontanare dalla pubblica opinione l’idea che fosse morto a causa delle sue denunce". E poi ancora: "Poco più di un anno dopo dalla sua morte in una indagine antimafia della procura di Torino a Catania vennero arrestati alcuni vertici delle forze di polizia e alti esponenti del potere giudiziario. Poco tempo dopo i vertici della procura della Repubblica vennero allontanati per incompatibilità ambientale. Fu una nemesi generata da investigazioni casuali che investì in pieno il sistema di potere istituzionale che lui aveva denunciato.
Oggi Giuseppe Fava è un simbolo della città che non si arrende. Il suo carisma di intellettuale, la sua storia e i suoi scritti sono tuttora una chiave di lettura dei mali presenti nella società e nelle istituzioni di questa terra".

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