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Il covo di via Ughetti 17, a Palermo: un luogo poco conosciuto in cui si nascondevano Gioacchino La Barbera (poi divenuto collaboratore di giustizia) e Antonino Gioé (morto ‘suicidato’ in carcere in circostanze misteriose nell'estate del 1993). I due furono arrestati, ma attorno a quel covo si concentra un alone di mistero per una serie di curiose coincidenze che attestano, in quello stesso periodo, delle registrazioni effettuate dagli agenti della Dia, la presenza di altri soggetti implicati nelle stragi di mafia e uomini dei Servizi Segreti.
Lo stabile, come raccontato nel podcast di ANTIMAFIADuemila, Nero su Bianco, era stato costruito da Antonino Seidita, successivamente tratto in arresto per associazione mafiosa e poi condannato. L'ex boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca aveva raccontato che l’uomo era in contatto con i servizi di sicurezza.  Brusca definiva Seidita come un "socio occulto del capomafia Salvatore Cancemi, era vicino o legato ai servizi segreti". Il verbale è del 5 marzo 1997.
Inoltre da un'indagine della Procura di Caltanissetta emersero alcuni contatti telefonici tra un funzionario dei servizi segreti (Lorenzo Narracci, ex funzionario Sisde la cui posizione fu poi archiviata, ndr) e la società di Seidita, la Co.se.da. srl. 
Osservando i tabulati telefonici si scoprì l'esistenza di quattro telefonate tra un numero di telefono (il 337/806133) intestato a una società di copertura dell’ex Sisde (la "G.u.s.", Gestione unificata servizi) e il cellulare intestato alla ditta del costruttore palermitano. Ovviamente non è dato sapere i contenuti di quelle comunicazioni. Certo è che per le forze dell'ordine già nel 1993 il nome di Seidita era noto. La sua storia si interseca con una figura importantissima di Cosa nostra, l'ex boss di Porta Nuova Totò Cancemi (poi divenuto collaboratore di giustizia ed oggi deceduto), con cui era in società. 


Bonferraro racconta la presenza dei Servizi in via Ughetti

Attorno al palazzo di via Ughetti vi sono anche altri elementi di mistero che fanno proiettare lo sguardo verso i servizi di sicurezza. Nel dicembre 2016, al processo trattativa Stato-mafia, si è tenuta la deposizione di Salvatore Bonferraro, sostituto commissario di Polizia presso il centro Dia di Palermo. Fu tra gli investigatori che si occupò delle indagini sulla strage di Capaci. In aula, di fronte alla Corte d'Assise, raccontò gli accertamenti svolti nel corso del tempo da cui emerse che, proprio nell'appartamento di fronte a quello in cui si trovavano Gioé e La Barbera, aveva trovato riparo Salvatore Benigno, uomo d'onore della famiglia di Misilmeri, condannato all'ergastolo in quanto responsabile per le stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Ad anni di distanza non appare come una coincidenza la presenza dei tre boss nello stesso stabile. 

Segui il PODCAST: Nero su Bianco 

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