"Ha taciuto, impedendone la conoscenza, l’esito della indagine con la richiesta di rinvio a giudizio di Domenico Romeo"
"Lo sconcerto è massimo". Lo scrive l'avvocato Luigi Li Gotti, legale di diversi collaboratori di giustizia tra cui Giovanni Brusca, a tutti i processi per strage in Sicilia e nel continente (Capaci, via D’Amelio, via dei Georgofili, via Palestro, San Giovanni in Laterano, Chiesa al Velabro), nell'esposto che ha inviato ieri al Consiglio Superiore della magistratura in cui chiede di valutare "ai fini della ipotesi di reità" il "grave comportamento del dott. De Luca" durante le molteplici audizioni avvenute in Commissione parlamentare antimafia.
Secondo il legale, infatti, potrebbero esservi state delle gravissime omissioni che ricadrebbero nel perimetro dell’art. 372 del Codice penale ("Chiunque, deponendo come testimone innanzi all'Autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale [244-245; c.p.p. 194-198, 468, 497-499], afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni").
Dallo "zero tagliato" all'aria fritta
Li Gotti, riconoscendo l'importanza del ruolo della Procura di Caltanissetta nel "trasferire conoscenza alla Commissione antimafia e di indirizzare gli approfondimenti, al fine di consentire la relazione conclusiva, da approvare con voto dei commissari parlamentari", ricorda che Salvatore De Luca è stato sentito nel corso di tre sedute (9 dicembre 2025, 10 febbraio 2026, 14 aprile 2026) nel corso delle quali "l’audito si è soffermato sulle stragi di Capaci e via D’Amelio e sulle piste (dossier mafia-appalti, pista nera), quali causa o concausa degli eventi criminosi".
Nell'esposto Li Gotti ricostruisce tutti i passaggi.
Nel corso della audizione del 9 dicembre 2025, il Procuratore De Luca, aveva espresso queste considerazioni:
“Dobbiamo affermare che la concausa sulla quale abbiamo trovato maggiori elementi e maggiori riscontri è proprio mafia-appalti. Altre concause non ci sentiamo di escluderle, ma allo stato o sono in corso oppure, almeno per una certa parte, non hanno dato alcun esito. In particolare, desidero -sempre come premessa- spendere due parole circa la pista nera. Noi abbiamo in corso delle indagini sulla pista nera. Ciò che sinceramente ci appare un po' strano, un po' singolare è che si insista su un certo filone legato alla pista nera. Mi riferisco alla pista Delle Chiaie a seguito delle dichiarazioni rese da Romeo Maria e anche dal luogotenente Giustini. Se qualcuno vorrà approfondire l’argomento lo approfondiremo, ma sinceramente mi pare un’autentica perdita di tempo, e già ne abbiamo perso abbastanza su questa pista, continuare a parlare di questa vicenda. Dalle dichiarazioni del luogotenente Giustini, di Maria Romeo e dalle presunte dichiarazioni -che non ci sono mai state- del collaboratore Alberto Lo Cicero viene fuori una pista che giudiziariamente vale ‘zero tagliato’. Ripeto, ‘zero tagliato’. Non mi dilungo perché mi sembra di farvi perdere tempo sul punto”.
Nella successiva audizione del 10 febbraio 2026, il Procuratore De Luca è ritornato sul punto, soffermandosi esclusivamente sul contenuto della trasmissione televisiva Report che aveva intervistato l’ex procuratore aggiunto della Procura di Palermo, dott. Vittorio Teresi, l’ex procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, dott. Gianfranco Donadio, un giornalista del Giornale di Sicilia, facendo ascoltare brani delle dichiarazioni di Lo Cicero Alberto, rese nel corso di un colloquio investigativo con il dott. Gianfranco Donadio, eccetera, confutando il contenuto della trasmissione Report.
In quel caso De Luca si era espresso in questi termini: “Ho sentito la necessità di approfondire quanto detto con un flash nella precedente audizione (dal min. 1,30) circa la pista nera intesa esclusivamente con riferimento alle propalazioni di Romeo Maria, luogotenente Giustini Walter ed eventualmente Lo Cicero Alberto, perché per mia ingenuità, ho pensato che ci fosse poco da dire, tenuto conto della chiarezza del materiale che avevamo a disposizione. Tuttavia, successiva trasmissione televisiva ha portato degli elementi che è necessario approfondire perché è inutile nascondere che in una materia come quella che trattiamo, gli elementi che vengono portati, nuovi o seminuovi delle trasmissioni televisive poi entrano a far parte del materiale processuale e bisogna tenerne conto. Ribadisco che io sento al massimo livello di assicurare la completezza e correttezza dell’informazione, perché questo mi impone la legge, ovviamente nei limiti delle mie capacità e salvo errori che sono sempre possibili. Ritengo necessario ribadire ciò che ho detto nella precedente audizione, ma forse a qualcuno è sfuggito, che io faccio riferimento alle propalazioni di Romeo Maria, Giustini Walter e, vedremo in che termini, di Lo Cicero Alberto (…). Non si va a processo con elementi che sono fragili ma si archivia e poi, al sopravvenire di nuovi elementi, si riaprono le indagini. (…) Quello zero tagliato di cui ho parlato nella precedente audizione. Vogliamo cambiare terminologia, purissima aria fritta, ma la sostanza non cambia”.
"Insomma - scrive Li Gotti - ai fini di questo esposto dallo zero tagliato alla purissima aria fritta, a proposito della pista nera e segnatamente di Stefano Delle Chiaie, già fondatore di Avanguardia Nazionale, si è approdati alla ragionevole previsione di condanna".
Ed è qui che si genera il cortocircuito. Perché De Luca, che ha fatto riferimento al metodo Falcone ed ha ribadito solennemente di voler "assicurare la completezza e correttezza dell'informazione", secondo il legale "ha taciuto, impedendone la conoscenza, alla Commissione antimafia, l’esistenza della richiesta di rinvio a giudizio, nel proc. 1422/22 RGNR mod. 21, depositata il 20 giugno 2024 (ed accolta), a sua firma, segnatamente il capo D della imputazione, relativo a Romeo Domenico, in concorso con l’ex parlamentare del M.S.I. avv. Stefano Menicacci".
L'asse Romeo-Menicacci
Cosa veniva contestato a Domenico Romeo in concorso con Menicacci? E' tutto scritto nelle carte in possesso della stessa Procura nissena.
"A seguito di formale citazione per essere escusso a sommarie informazioni in data 25 maggio 2022 (...) in concorso materiale e morale tra loro, concordavano quanto Romeo avrebbe dovuto falsamente riferire ai magistrati di Caltanissetta; a tal fine Menicacci dettava in data 23 maggio 2022 a Romeo Domenico quanto quest'ultimo avrebbe dovuto riferire; Romeo, pertanto, dichiarava falsamente quanto concordato con il Menicacci in relazione a quanto segue: che egli non era mai stato in Sicilia in compagnia di Stefano Delle Chiaie ed in particolare che non si era mai recato a Ragusa unitamente allo stesso; che sua sorella Romeo Maria non fosse a conoscenza dei suoi rapporti di conoscenza con Stefano Delle Chiaie; di non aver avuto alcun ruolo nel progetto politico delle leghe essendosi limitato a firmare dei documenti su richiesta di Stefano Menicacci.
Lo stesso Romeo, inoltre, dichiarava falsamente, di sua iniziativa, ma secondo la prospettiva di negazione assoluta concordata con il Menicacci, di non aver mai incontrato Licio Gelli".
E in questo scenario i magistrati nisseni avevano contestato due aggravanti:
“Con l’aggravante di aver commesso il fatto nell’ambito di un procedimento per il delitto di cui all’art. 422 c.p.”,
“Con l’ulteriore aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare e rafforzare l’associazione mafiosa cosa nostra impedendo il proficuo svolgimento di attività di indagini in relazione ai rapporti tra la stessa ed esponenti della estrema destra eversiva nel periodo antecedente e coevo alle stragi del 1992”.
Omissioni e silenzi
"L’audito Procuratore della Repubblica - si legge ancora nell'esposto - ha riferito di filoni di indagini purissima aria fritta e del filone Paolo Bellini, in contatto con il “suicida” Antonino Gioè, appostato con Giovanni Brusca, sulla collinetta di Capaci il 23 maggio 1992, per l'azionamento del telecomando che determinò la tremenda esplosione. Condannato recentemente e definitivamente all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna, mentre ha omesso di far conoscere l’esito della indagine con la richiesta di rinvio a giudizio di Domenico Romeo, concorrente con l’ex parlamentare Stefano Menicacci (nelle more deceduto). Ha riferito di filoni infruttuosi di indagine e taciuto l’indagine conclusasi con la sua richiesta di rinvio a giudizio del 20 giugno 2024, con valutazione di ragionevole previsione di condanna".
Li Gotti afferma di essere a conoscenza che innanzi al Tribunale di Caltanissetta, dal giugno 2025 è in corso un processo con lo stralcio della posizione di Domenico Romeo, impedito per motivi di salute, ma evidenzia come "l’audito Salvatore De Luca, nella sua elevata funzione di Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, nel rispetto del da lui richiamato principio procedurale della ragionevole previsione di condanna (art. 408 della procedura penale), parrebbe essere incorso in una falsità per omissione, opposta allo zero tagliato e purissima aria fritta conclamati nella relazione di De Luca alla pista nera".
Per questo motivo Li Gotti ha deciso di rappresentare i fatti con un esposto. Il Consiglio superiore della magistratura avrà il coraggio di andare fino in fondo?
Staremo a vedere. Intanto è chiaro ed evidente che pista nera e presenza di mandanti e concorrenti esterni alla mafia dietro le stragi sono tutt'altro che "zero tagliato" ed "aria fritta".
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