L’appello del procuratore di Prato all’iniziativa della Cgil: “Criminalità cinese sta facendo salto di qualità”
“Non si può continuare a pensare che Prato sia un fazzoletto insignificante”. Il procuratore Luca Tescaroli riassume così la gravità di una situazione che, nel distretto industriale, ha ormai assunto i contorni di un’emergenza strutturale, segnata da infiltrazioni della criminalità organizzata e da un sistema economico parallelo che si alimenta attraverso lo sfruttamento del lavoro.
A descrivere il quadro è stato anche Daniele Gioffredi, segretario della Camera del lavoro Cgil, intervenuto durante la tavola rotonda organizzata all’auditorium del museo Pecci sul piano straordinario di assunzione degli ispettori. La sua analisi parte da dati che, a prima vista, sembrerebbero rassicuranti: “Qui abbiamo la disoccupazione più bassa della Toscana, al 2,5% – ha detto – e il ricorso alla cassa integrazione è diminuito mentre altrove cresce. Significa che va tutto bene? No, perché questi numeri sono in gran parte frutto del part time involontario, che è arrivato al 40%”.
Dietro queste cifre si nasconde infatti una realtà ben diversa. Il part time involontario riguarda migliaia di lavoratori, spesso stranieri, formalmente assunti con contratti ridotti ma impiegati per 10 o 12 ore al giorno, con conseguenze evidenti sul piano contributivo e fiscale. “A Prato i redditi dichiarati sono tra i più bassi della Toscana: 23.188 euro annui nella regione, 20.169 a Prato. Gran parte del distretto è competitiva solo perché lavora in queste condizioni”, ha aggiunto Gioffredi.
In questo contesto si inserisce la proposta avanzata dallo stesso Tescaroli di estendere ai lavoratori sfruttati le norme sui collaboratori di giustizia, così da incentivare le denunce. Una richiesta che si affianca a quella già presentata dalla Cgil, che a dicembre aveva sollecitato un investimento statale di 2 milioni l’anno per cinque anni destinato ai controlli, senza però ottenere risposte positive.
Secondo Simona Bonafè, deputata del Partito democratico, il tema è stato effettivamente affrontato a livello parlamentare, ma resta il nodo degli strumenti: “In Parlamento il caso Prato è stato preso in considerazione, ma servono gli strumenti. Servono controlli, non casuali ma strutturali. Serve un piano straordinario di assunzioni. E un altro grande tema è la suddivisione equa del valore del lavoro. Se vogliamo che il made in Italy sia ancora il nostro fiore all'occhiello bisogna ridare dignità al lavoro”.
La questione, tuttavia, non riguarda solo il numero dei controlli, ma anche la loro efficacia e il coordinamento delle attività investigative. “Dobbiamo sgombrare il campo dai dubbi. La mafia cinese esiste in Italia. E lo sfruttamento lavorativo è un veicolo di un circuito economico parallelo”, ha chiarito Tescaroli, sottolineando come sia necessario intervenire con rapidità e metodo: “Controlli fatti a caso – ha aggiunto il procuratore capo di Prato– rischiano di fare buchi nell’acqua. Prima bisogna studiare l'impresa oggetto di indagine e poi agire”.
Un sistema che, nonostante gli sforzi, mostra limiti evidenti anche sul piano operativo. Il numero crescente di segnalazioni — circa 200 lavoratori stranieri che da febbraio dello scorso anno hanno denunciato situazioni di sfruttamento — si scontra con organici insufficienti. “Chi chiama viene sentito entro 48 ore - ha continuato il magistrato - ma non ce la facciamo a gestire questo numero di segnalazioni e dobbiamo fare scelte”.
Le criticità emergono con particolare evidenza nell’ufficio del Gip, definito “un imbuto” dallo stesso Tescaroli: “È impensabile che richieste di misure cautelari restino inevase anche per un anno”. Un problema che non dipende dalla qualità del lavoro svolto, ma dalla carenza di personale.
Nel frattempo, la pressione della criminalità si fa sempre più evidente. “Da giugno 2024 c'è stata una escalation aggressioni, incendi e tentati omicidi, sintomo dell’esistenza di gruppi cinesi che ricorrono alla violenza”. Una dinamica che si intreccia con scelte organizzative del passato, come il potenziamento formale delle strutture di sicurezza senza un reale aumento degli organici, quella che fu definita ironicamente la “truffa delle insegne”.
Il rischio, secondo il procuratore, è quello di sottovalutare ancora la portata del fenomeno: “La criminalità cinese sta facendo un salto di qualità. Hanno capito che grazie ai rapporti con chi ha il potere e con le forze dell'ordine si ottengono risultati migliori”. Da qui l’appello alle istituzioni, e in particolare al ministro Carlo Nordio: “Mi piacerebbe che il ministro Nordio mostrasse lo stesso impegno che ha profuso nel referendum sulla giustizia nel rafforzamento degli organici. Bisogna muoversi prima che sia troppo tardi”.
Fonte: iltirreno.it
Foto © Jamil El Sadi
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