Nella nuova puntata di Nero su Bianco, il podcast di approfondimento di ANTIMAFIADuemila, il conduttore Luca Grossi ospita Emilio Miceli, presidente del Centro Studi Pio La Torre di Palermo, per un dialogo intenso e profondo dedicato alla figura di Pio La Torre, uno dei simboli più forti della lotta alla mafia e per la dignità della Sicilia.
L’episodio ripercorre la vita e l’impegno di Pio La Torre, comunista “nel sangue”, grande sindacalista e referente del Partito Comunista in Sicilia. Miceli lo descrive come un dirigente politico-sindacale a tutto tondo, tipico degli anni ’50: un uomo che non si limitava alla denuncia, ma scendeva in campo direttamente a fianco dei contadini nella battaglia per la terra e contro il sistema di potere mafioso che, in accordo con i vecchi notabili, difendeva i privilegi di pochi. La Torre non si barrica dietro le istituzioni, ma si mette in prima linea, incarnando quella figura coraggiosa che molti oggi rimpiangono.
Un passaggio centrale dell’episodio è dedicato alla battaglia di Pio La Torre contro la militarizzazione della Sicilia, in particolare contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso. La Torre non era un pacifista astratto: partiva dalle condizioni materiali dei siciliani (contadini e lavoratori) che rischiavano di vedere l’isola trasformata in una grande piattaforma logistica militare. “Occorre chiamare il popolo siciliano a dire “no” a un destino che, prima ancora di farla diventare bersaglio della ritorsione atomica, trasformerebbe la nostra isola in un terreno di manovra di spie, terroristi e provocatori di ogni risma al soldo dei servizi segreti dei blocchi contrapposti. Ne trarrebbero nuovo alimento il sistema di potere mafioso e i processi degenerativi delle istituzioni autonomistiche, mentre la Sicilia sarebbe condannata alla degradazione economica e sociale”. La famosa frase di La Torre risuona ancora oggi, mentre l’isola continua a essere vista come un avamposto strategico nel Mediterraneo, bersaglio di interessi guerrafondai statunitensi e di servizi segreti di vario genere.
Grande spazio viene dato anche al contributo legislativo di Pio La Torre: la relazione di minoranza del 1976 alla Commissione parlamentare antimafia, uno dei pochissimi casi in cui la politica arrivò prima della magistratura. In quel documento La Torre e i suoi compagni indicavano già con lucidità la compenetrazione tra potere legale e potere extralegale, nominando soggetti come i cugini Salvo e ridefinendo lo scenario mafioso ben oltre i semplici “uomini d’onore”. Miceli ne difende con forza il valore: fu la prima analisi economico-sociale che puntava il dito non solo sui mafiosi, ma sul sistema che li sosteneva. Ovviamente non poteva mancare il ricordo della legge Rognoni-La Torre (il famoso 416-bis), introdotta dopo l’assassinio di La Torre (30 aprile 1982) e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. L’episodio si chiude con un’analisi del recente referendum sulla riforma costituzionale (autonomia differenziata, premierato, separazione delle carriere), in cui la Sicilia ha votato con una netta maggioranza per il “No” (circa il 60%). Miceli interpreta questo risultato come il segno di una coscienza collettiva ancora viva: i siciliani hanno riconosciuto nella magistratura un pezzo importante della propria “lotta di liberazione” e hanno difeso la Costituzione proprio perché consapevoli del pericolo che forze con un passato fascista possano modificarla da sole.
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