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“Vergogna per quelli che tacciono davanti all'ingiustizia e la violenza a Gaza, in Cisgiordania, Ucraina, Medio Oriente”

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha scelto la capitale cinese per lanciare una delle critiche più severe contro il governo di Israele, accusandolo di violare in modo grave le norme internazionali. Durante la visita ufficiale a Pechino, il leader socialista ha definito la guerra in Medio Oriente come un errore e un atto illegale, puntando il dito contro chi l’ha avviata.
Oggi il diritto internazionale viene violato in modo fondamentale da un Paese: il governo di Israele”, ha dichiarato Sánchez aggiungendo che esiste “anche una risposta assolutamente illegale da parte del regime iraniano rispetto a una guerra che noi abbiamo descritto fin dal primo momento come un errore e un atto di illegalità da parte di chi l’ha lanciata, l’amministrazione statunitense e israeliana”.
Il premier ha sottolineato il paradosso attuale: “Coloro che alzano la voce contro i governi che violano il diritto internazionale si trovano oggi, paradossalmente, sotto minaccia da parte di quegli stessi violatori”. Ha quindi ribadito la necessità di “rispettare il diritto internazionale e difendere un ordine internazionale basato sulle regole, in cui non prevalga la legge del più forte, la legge della giungla”.

Sánchez ha concluso indicando la Cina come interlocutore privilegiato: “È molto difficile trovare altri interlocutori, al di là della Cina, che possano sbrogliare questa situazione provocata in Iran e nello Stretto di Hormuz”.
Le affermazioni sono state rilasciate nel corso della conferenza stampa congiunta seguita all’incontro con il presidente cinese Xi Jinping. Il premier spagnolo ha inoltre ripetuto che la Spagna, fin dall’inizio del conflitto iniziato con gli attacchi congiunti Usa-Israele contro l’Iran, ha qualificato l’intervento come "un errore e un’illegalità", auspicando un impegno più deciso di Pechino per porre fine alle ostilità e riportare stabilità nella regione.
La visita di Sánchez, la quarta in quattro anni, si è svolta tra l’11 e il 15 aprile 2026 e ha confermato la volontà di Madrid di rafforzare i legami con Pechino nonostante le tensioni con l’amministrazione statunitense di Donald Trump. Domani 14 aprile era previsto il colloquio diretto con Xi Jinping. La Spagna si è distinta in Europa per aver sostenuto con convinzione l’espansione degli scambi commerciali con la Cina, considerandola un partner strategico piuttosto che un avversario.
Le posizioni di Sánchez hanno creato frizioni con Washington, soprattutto dopo il rifiuto spagnolo di concedere diritti di sbarco alle forze Usa per le operazioni legate alla guerra contro l’Iran e per le critiche sulle spese militari Nato. Tali scelte, pur apprezzate da parte dell’elettorato progressista, hanno destato preoccupazioni tra imprese e oppositori interni per i possibili costi economici e diplomatici.

Pochi giorni dopo, il 18 aprile 2026 a Barcellona, Sánchez è intervenuto al Global Progressive Mobilisation davanti a oltre 5mila partecipanti. Nel discorso di chiusura ha affermato che "il tempo delle destre" è terminato: "So che c'è una destra e un'internazionale ultranazionalista, ma vi chiedo di non farvi ingannare. Gridano perché non stanno vincendo. Ma non importa quanto urlino e quante bugie inventino. Gridano perché sanno che il loro tempo è finito. La gente si sta rendendo conto che le destre non hanno un programma e soluzioni, solo odio e bugie che generano guerra, inflazione, disuguaglianza e frattura sociale". Il premier si è detto convinto che "il ciclo dell’estrema destra e della destra siano arrivati alla fine" e che si stia aprendo "un’era di progresso", basata sull’unità delle forze progressiste riunite a Barcellona, dall’Internazionale Socialista all’Alleanza Progressista e al Partito Socialista Europeo. Ha invitato a recuperare "l’orgoglio" progressista: "Per anni hanno tentato di trasformare la nostra identità in un insulto...hanno tentato di farci vergognare delle nostre idee, ma è finita. La vergogna da oggi cambia lato". Ha quindi concluso che "la vergogna è per quelli che tacciono davanti all'ingiustizia, appoggiano la guerra e la violenza a Gaza, in Cisgiordania, Ucraina, Medio Oriente. Per noi è l'orgoglio di essere pacifisti, ecologisti, sindacalisti, femministi. L'orgoglio di essere socialisti, socialdemocratici, progressisti, perché è più necessario di sempre".

Foto © Imagoeconomica

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