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Sono passati sette anni da quando ti scrissi questa lettera, Vittorio.
Sembra una vita.
Oggi mi sento profondamente cambiato, ma non aggiungerei nulla a quelle parole.
Solo una cosa.
Anche io sono arrivato a Gaza. In qualche modo, insieme a te. Per portare avanti la tua opera, la nostra opera.
Oggi la tua seconda patria sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. Lo sai.
Voglio solo ricordare, a tutti coloro che hanno lavorato per spegnere i valori che hai rappresentato, che nonostante la violenza che stanno seminando: VITTORIO VIVE
in tutti quei giovani e attivisti che continuano a lottare per la giustizia del popolo palestinese

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Aprile 2019
Ciao Vittorio, approfitto per scriverti oggi, anche se ti penso spesso, oggi che, ancora una volta, il tuo nome torna alla memoria per ciò che è accaduto anni fa.
Purtroppo agli italiani la memoria torna solo per pochi giorni l’anno, le commemorazioni o altri morti. Avrei voluto conoscerti in altre circostanze e confrontarci su cosa insieme avremmo potuto fare per cambiare il mondo, o meglio fare la nostra parte.
Ma non solo, avrei voluto scherzare, ascoltare musica rock, parlare di sport, andare in palestra e altro che ci accomuna.
Sei per me un esempio, e ti porto sempre nelle mie avventure per il mondo, ma anche un fratello, un amico, “uno de los míos”!
Ho conosciuto tua mamma Egidia lo scorso anno, sono stato a casa tua e ho visto la parete piena di ricordi che hai portato dai viaggi di missione con le organizzazioni umanitarie con cui hai collaborato. Il tuo lavoro come volontario e come reporter hanno avuto massima espressione negli anni a Gaza, la striscia abitata da milioni di Palestinesi rinchiusi con muri e cancelli da Israele. Una situazione che hai ampiamente documentato, che è costata il tuo sacrificio. Documentata oramai anche dai maggiori media internazionali, organismi, l’Onu, premi Nobel, come una delle maggiori violazioni dei diritti umani commesse da uno stato ai danni di un’intera popolazione.
Vittorio non hai bisogno di me per celebrare il servizio che hai reso all’umanità intera, sono state le tue azioni a farlo che ti hanno fatto conoscere e stimare da tutto il mondo, per la tua grande cultura, capacità di comunicare, empatia, ti hanno fatto amare.
Vorrei soltanto dare il mio contributo per aiutare le giovani generazioni a cui sempre più, il potere, con al soldo giornalisti, grandi media, internet, televisioni e musica spazzatura, falsi miti, stanno facendo il lavaggio del cervello. Rovinando per sempre le nostre speranze di cambiamento di un mondo in cui i giovani non si riconoscono più, l’apatia e lo sconforto trovano sfogo in droghe e violenze.
Le guerre per il controllo delle risorse sono in aumento, le grandi lobby del consumismo brindano al loro successo, i politici e gli uomini del potere, anche religioso, diventano spesso espressione di una società che ha smarrito se stessa. Non riusciamo più a fermare quanto sta accadendo, sembra che nessuno ormai può farlo. L’avidità, il potere, l’ego hanno rovinato l’uomo.
Non ci sarebbe bisogno di ricordarti nemmeno questo Vittorio, ma approfitto, me lo consentirai, del tuo martirio, che oggi come megafono aiuterà noi tutti, che lavoriamo per un nuovo mondo, a trovare ancora una volta una motivazione per poterci esprimere in ciò in cui crediamo con tutti noi stessi come ci credevi tu.
Alla libertà di ogni essere vivente, uomo, donna o bambino, alla meravigliosa diversità dell’uomo, delle razze e delle culture.
Finché avremo respiro, anche noi, come te, saremo portatori di questo messaggio universale. Te lo prometto, sull’affetto che ci lega, sulle lacrime che uscivano quando ti tenevo tra le mie mani in quelle pagine di libri che raccontano della tua vita, della tua lotta, per il popolo Palestinese, per il popolo Umano, Restiamo Umani.  

Grazie Vittorio Arrigoni

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