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Una rete criminale transregionale, capace di unire esponenti di Cosa nostra, ’Ndrangheta e Camorra romana attraverso un’organizzazione unitaria, ha preso forma nel tempo a Milano e nel suo hinterland.
Nero su Bianco, il podcast di approfondimento di ANTIMAFIADuemila, racconta questa struttura che avrebbe consentito di allineare interessi condivisi, prestarsi reciproco sostegno e dirimere eventuali dispute interne, gestendo al contempo summit decisionali, strategie operative, estorsioni, intimidazioni, omicidi, infiltrazioni nelle gare d’appalto e il florido traffico di stupefacenti.
L’indagine Hydra, condotta per più di due anni, costituisce secondo l’accusa un significativo passo avanti nelle tecniche investigative applicate alla criminalità organizzata di stampo mafioso attiva in Lombardia. Le attività sono partite dal controllo della locale di ’Ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, con particolare attenzione a Rosi Massimo, figura di spicco del sodalizio, e dal monitoraggio della cerchia relazionale di Cantarella Gaetano. È questa, in sintesi, la ricostruzione dei magistrati della Procura di Milano, guidata dal Procuratore Marcello Viola, insieme alla pm Alessandra Cerreti e al Nucleo investigativo dei carabinieri di via Moscova, diretto dal colonnello Antonio Coppola.
Secondo gli inquirenti, il cosiddetto “Consorzio” sarebbe composto da cinque distinti gruppi. Il primo, di matrice palermitana, fa capo a Giuseppe Fidanzati, detto Ninni, figlio del defunto Gaetano, già a capo del mandamento dell’Arenella, e allo zio Stefano Fidanzati, considerato oggi il reggente del clan a Palermo. Giuseppe Fidanzati avrebbe impartito “precise direttive volte alla risoluzione di controversie tra gli associati del sistema mafioso lombardo (in particolare, in relazione alla controversia Amico - Pace)”. Nel comparto trapanese figura Errante Parrinno Paolo Aurelio, referente nell’area lombarda per la Provincia di Trapani, con specifico riferimento al Mandamento di Castelvetrano riconducibile all’ex latitante Matteo Messina Denaro. Aurelio risulta già condannato a dieci anni di reclusione con sentenza emessa dalla Corte di Appello di Palermo il 16 aprile 1997.


Le riunioni mafiose in Lombardia

Le riunioni inter-mafiose si sarebbero tenute, secondo la Procura, nei comuni di Dairago, Abbiategrasso, Castano Primo, Busto Garolfo, Inveruno e Cinisello Balsamo. In tali summit si discuteva di organizzazione del traffico di droga, investimenti legati all’ecobonus 110%, società con capitali, lucri legati al Covid, infiltrazioni nell’Ortomercato, negli ospedali lombardi pubblici e privati, nonché appalti anche all’interno delle carceri.
Particolare rilievo assumono i contatti con il carcere di Vigevano, agevolati dalla conoscenza dei Crea con l’ex vicesindaco Antonello Galiani (non indagato), di recente nominato vice commissario regionale per Forza Italia. Attraverso questi canali, i Crea avrebbero pianificato per conto del Consorzio la ristrutturazione di oltre duemila alloggi popolari in Piemonte. 

Segui il PODCAST: Nero su Bianco 

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