Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Staffetta partigiana, battagliera esponente della Dc, prima donna ministro: una statista della cui lungimiranza beneficiamo ancora oggi

"Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci". Chissà cosa penserebbe oggi Tina Anselmi se potesse vedere il suo viso sorridente, e una delle sue emblematiche frasi, sulla nuova tessera del PD sventolata con orgoglio da Elly Schlein. A quasi 100 anni dalla nascita a Castelfranco Veneto, a 10 dalla scomparsa, a 50 da quando divenne la prima donna ministro in Italia, a 30 dalla candidatura al Quirinale, la "madre" della legge sulla parità salariale tra uomo e donna del 1977 e della riforma dcl Servizio Sanitario Nazionale del 1978 e ancora una figura bipartisan, un'icona di rigore e autorevolezza. "Intelligente oltre che tenace, aveva combattuto tutta la vita per difendere la libertà, la Costituzione e per ottenere attraverso le leggi giustizia sociale" scrive Alba Lazzaretto nella prefazione del saggio Tina Anselmi, la donna delle riforme sociali (Prometheus). "Era una vera statista, una che vedeva lontano, che si documentava e studiava. Portava avanti la sua rivoluzione in forma garbata ma ferma, senza urlare, con i fatti. Parlando del lavoro della donna - tema centrale nella sua politica - dava conto di quante ore lavorava alla settimana: ‘40 ore in fabbrica o in ufficio e poi altre 31,7 ore in casa. Era schiacciata’”.
Classe 1927, prima di 4 figli, padre farmacista cattolico e socialista, mamma casalinga, Tina cresce durante il fascismo nell'osteria della nonna Maria, una vedova "grande e bella che fumava la pipa e sfidava tutte le convenienze". A 17 anni, dopo aver assistito all'impiccagione di 31 giovani a Bassano del Grappa, si unisce alla Resistenza. "Divenni Gabriella ispirandomi all'arcangelo Gabriele: non era forse un messaggero? Divino, certo, ma faceva la staffetta più o meno come l'avrei fatta io" racconta alla scrittrice e amica Anna Vinci in Storia di una passione politica (Chiarelettere). "Tina era una donna radicata nel territorio, conosceva la realtà contadina, era di fede ma profondamente laica. Aveva la capacità di essere sempre se stessa davanti a tutti, che fosse il Presidente della Repubblica o il fruttivendolo del suo paese" ricorda Anna Vinci. "Era ironica, empatica e colta, si era laureata in Lettere alla Cattolica di Milano con una tesi sul Giorgione, aveva insegnato nelle scuole, era stata sindacalista al fianco delle operaie tessili che si lessavano le mani nell'acqua tutto il giorno”.
A 41 anni viene eletta in Parlamento con la DC: è qui, nei palazzi del potere, che vive da protagonista i più drammatici eventi politici italiani del '900, dal rapimento Moro (a lei il compito di comunicare alla famiglia il ritrovamento del cadavere) alla strage di Bologna, alla scoperta della Loggia P2 di Licio Gelli. I suoi colleghi maschi la chiamano "Tina vagante", "perché non sanno collocarla, interpretarla, la temono" continua Anna Vinci. "E lei non si lascia intimidire né corrompere, né durante le vertenze con i piloti, che caccia dalla trattativa perché fumano in aula, né davanti alle pressioni del Vaticano per l'inchiesta sulla P2. ‘Non ho fatto la partigiana per difendere un cardinale’ dice". Nel 1976 Tina Anselmi viene nominata ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, prima donna a guidare un dicastero in Italia. "Ero ambiziosa come tutti coloro che, decidendo di misurarsi con la politica, stravolgono la propria vita". 


vinci anna pds

Anna Vinci © Piero Di Stefano


E infatti i riflettori accendono la curiosità anche sulla sfera privata. "Mi rivolgevano sempre le stesse domande. Rimpiangevo la mia condizione di signorina? Di non aver avuto figli? Le prime volte rispondevo con ironia, poi tagliavo corto: ‘Lo chieda a un mio collega maschio’". Un grande amore, però, nella sua vita ci fu e appare nel biopic con Sarah Felberbaum Tina Anselmi - Una vita per la democrazia (su RaiPlay). "Si chiamava Nino Arcoleo, era un capo partigiano più grande di lei laureato in Medicina, morì di tubercolosi" svela Anna Vinci. "Erano giovani, liberi, insieme avevano sconfitto i nazifascisti. Con lui Tina aveva conosciuto l'amore vero e portava la sua foto sempre con sé". L'impegno politico a Roma diventa la sua missione. Dal 1968 al 1992 firma 475 progetti di legge: tra le norme approvate, la "Parità di trattamento salariale tra uomini e donne in materia di lavoro" e la legge 833/1978 sul Servizio sanitario nazionale che cancella le mutue, introduce le unità sanitarie locali e afferma l'uguaglianza nell'accesso alle cure, indipendentemente da reddito, lavoro o territorio. "Una riforma storica per l'Italia repubblicana" nota Alba Lazzaretto "che languiva da 14 anni in Parlamento per í tantissimi interessi in gioco", al punto da costare all'onorevole un fallito attentato a casa della sorella.
Da ministra della Sanità, il suo secondo incarico governativo ricoperto tra il 1978 e il 1979, Tina Anselmi firma anche leggi contrarie alla morale cattolica, come la 194 sull'aborto e la Legge Basaglia che chiude i manicomi. Propone in anticipo sui tempi di regolamentare l'educazione sessuale a scuola, la violenza domestica, la pensione per le casalinghe. A lei si deve la tutela della maternità, la riforma del diritto di famiglia, la pensione di reversibilità che avrebbe "sottratto tante anziane all'umiliazione di dover chiedere a figli o parenti i mezzi necessari". Nel 1981 Nilde Iotti, presidente della Camera, le affida la Commissione parlamentare sulla P2. Unica donna tra 20 senatori e 20 deputati, Tina Anselmi accetta in 15 minuti l'incarico "più gravoso e difficile della vita". Produce 120 volumi di inchiesta che vengono discussi 2 anni dopo la consegna in un'aula parlamentare deserta. Nel 1992 la DC, ormai al collasso, la candida in un collegio sbagliato e non viene rieletta. Riceve tantissime lettere, le scrivono persino da Sidney: "Che ingiustizia e che dispiacere! Vieni in Australia che ti facciamo parlamentare qui!". Ma al giornalista che le chiede se ci riproverà, lei risponde: "No, grazie, quando si esce, si esce".

Tratto da: donnamoderna.com

Foto di copertina © Imagoeconomica 

ARTICOLI CORRELATI

Anna Vinci: ''Io colpita dalla figura di Tina Anselmi, donna integra e appassionata''

Anna Vinci: ''Tina Anselmi una donna che ha costruito il Paese, attenta alle parole''

Anna Vinci a 'Giornale Radio': Tina Anselmi fu statista e partigiana della democrazia

Sulla tessera Pd. Ricordare Tina, una partigiana della democrazia

Anna Vinci: gli avvertimenti di Tina Anselmi su riforme costituzionali e fascismo

Anna Vinci racconta Tina Anselmi, una forza al femminile

Anselmi nelle parole di Anna Vinci: la democrazia è una pianta fragile da salvaguardare

Ascolti, su Rai Uno 2,8 mln spettatori e 16.1% share per 'Tina Anselmi'

Anna Vinci: ''La P2 e la mafia cancri della democrazia''

P2 non sconfitta: la verità raccontata nei diari segreti di Tina Anselmi  

 

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos