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“Iran? A questi ritmi la guerra può continuare per mesi. L’unica certezza al momento è che Trump ne uscirà indebolito

Nuova puntata di “Duemila Secondi” di ANTIMAFIADuemila con Adham Darawsha, medico palestinese della comunità di Palermo ed ex assessore alla cultura.
Donald Trump ha cancellato più di 70 anni di diplomazia internazionale. Anche gli americani iniziano a rendersene conto, vedendo la loro libertà a rischio. Stiamo vivendo un dramma in cui il presidente degli Stati Uniti viene smentito continuamente anche da Paesi considerati marginali nello scenario globale”. Darawsha parte da Gaza per leggere le dinamiche internazionali: “Dire che gli Stati Uniti non hanno voluto questa guerra è come dire che non sono Benjamin Netanyahu. Il governo americano è Netanyahu. Da decenni mi chiedo se sia l’America a controllare Israele o il contrario: quello che abbiamo visto negli ultimi anni dimostra che Israele ha un’influenza decisiva su Washington”.
Uno sguardo che si allarga all’Europa: “In Italia e negli altri Paesi europei esiste una lobby filo-israeliana trasversale, che solo negli ultimi anni è emersa in modo evidente. Ma mentre la politica resta immobile, le popolazioni stanno cambiando. In tutta Europa le persone hanno dato un segnale chiaro”. Sul caso italiano: “Il governo Meloni ha perso il referendum su Gaza. Non nelle urne, ma nella coscienza degli italiani. Di fronte a decine di migliaia di morti, una parte del Paese ha provato orrore. E questa parte non è rappresentata né dalla maggioranza né da un’opposizione che si è espressa con ambiguità, tra ‘ma’, ‘forse’ e ‘però’”. Gaza, secondo Darawsha, è diventata centrale: “È il cuore del nostro mondo. Perché la gente ha capito che oggi tocca a Gaza, domani a chi? Questo lo hanno capito soprattutto in Medio Oriente, dove ogni arretramento viene visto come una minaccia esistenziale”. Ampio spazio anche alla guerra con l’Iran: “Non è uno scontro improvvisato. Gli iraniani si preparano da quarant’anni. È la prima vera guerra asimmetrica del XXI secolo: un Paese militarmente inferiore che riesce a rendere inefficaci strumenti costosissimi con mezzi semplici ed economici”. E aggiunge: “Gli Stati Uniti hanno colpito duramente, distruggendo infrastrutture e eliminando vertici militari, ma non hanno ottenuto nessuno degli obiettivi dichiarati. Non hanno fermato il nucleare, non hanno cambiato il regime. Questa guerra, di fatto, è stata persa dall’inizio”. Il conflitto, però, si sta allargando: “Non ci sono solo Iran e Stati Uniti. Ci sono Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e le milizie sciite in Iraq. Il punto più delicato oggi è il Libano del Sud, dove gli Hezbollah, dati per finiti, hanno dimostrato una capacità offensiva sorprendente”. Infine, una riflessione sugli equilibri globali: “A questi ritmi la guerra può continuare per mesi. La vera domanda è chi si arrenderà per primo. E la risposta è: gli Stati Uniti, e con loro anche noi europei. L’unica certezza è che Washington esce da questo scenario indebolita, umiliata e con una deterrenza profondamente compromessa”.

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