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Il magistrato: “Carichi insostenibili e uffici senza strumenti adeguati”. Turni fino a 14 ore, anche nei weekend 

A partire dal giugno del 2024 vi è stata un'escalation criminale senza precedenti nel territorio di competenza della Procura che ho l'onore di dirigere e il lavoro è aumentato non solo sotto il profilo quantitativo, ma anche sotto il profilo qualitativo”. A dirlo, durante la puntata di Controradio TV, è il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, che negli ultimi anni ha più volte lanciato l’allarme, sia per quanto riguarda l’aumento della presenza criminale sul territorio, sia per la mancanza di organico necessaria per affrontarla.
Come ANTIMAFIADuemila ha già spiegato più volte, il territorio pratese - secondo per densità di popolazione in Toscana dopo Firenze - è profondamente segnato da eventi complessi come la “guerra delle grucce”, che ha interessato la comunità cinese impegnata nel settore dell’abbigliamento e del tessile, più volte finita al centro di fatti di cronaca per le numerose sparatorie, aggressioni e incendi dolosi. Ci sono poi altri casi, come la strage di Calenzano oppure quello che ha interessato il carcere della Dogaia di Prato, finito più volte al centro dell’attenzione mediatica per le sue criticità interne, come i casi di violenza oppure quelli legati alla presenza di droga e telefonini tra i detenuti.
Insomma, il lavoro alla Procura di Prato di certo non manca. Quello che invece sembra essere carente è il numero di pm che hanno il compito di reggere un carico investigativo sempre più complesso.
Parliamo di un peso investigativo che grava su una pianta organica di appena nove pubblici ministeri: quelli realmente operativi sono solo sette.
Ad ogni modo, Tescaroli ha anche messo nero su bianco la natura di questa emergenza. Lo ha fatto con una lettera inviata a febbraio al ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Csm e ai vertici giudiziari, definendo l’organico “assolutamente inadeguato” rispetto all’evoluzione della criminalità presente a Prato. Peccato che lo scorso 12 marzo il Guardasigilli abbia risposto con un sonoro due di picche, spiegando che la pianta organica fosse già stata corretta negli anni precedenti.
Eppure, i fatti hanno più volte dimostrato che il numero di magistrati non basta per lavorare adeguatamente rispetto al numero di fascicoli aperti. “Sono dati oggettivi e credo sia interesse dei cittadini avere la possibilità di ottenere un servizio idoneo a poter vivere nella sicurezza e con la necessaria garanzia collettiva. Dal 2021 al 31 dicembre 2025 - ha ricordato Tescaroli - abbiamo avuto un incremento di circa 2200 fascicoli”, con un aumento di quasi un terzo del lavoro. Come se non bastasse, oltre al disastro di Calenzano, “vi sono gruppi criminali di diverse nazionalità, cinese, albanese, che hanno alzato il tiro. In sostanza, vi è un laboratorio criminale multietnico che richiede interventi urgenti”.
Nel suo intervento a Controradio TV, Luca Tescaroli, come di consuetudine, ha mantenuto un tono istituzionale, di grande rispetto e senza mai alzare i toni. Ma il contenuto delle sue parole è più che rilevante. Il capo della Procura di Prato ha infatti spiegato di “prendere atto delle determinazioni del ministro della Giustizia”, con “massimo rispetto” per le scelte adottate. Ma è anche vero che, a partire dal giugno 2024, nel territorio di competenza della Procura si è verificata “un’escalation criminale senza precedenti”.
Sono dati oggettivi - ha ribadito il magistrato - e credo sia interesse dei cittadini avere la possibilità di ottenere un servizio idoneo a poter vivere nella sicurezza e con la necessaria garanzia collettiva ricollegata a quello che avviene”. E ancora: “Vi sono gruppi criminali di diverse nazionalità, cinese, albanese, che hanno alzato il tiro. In sostanza, vi è un laboratorio criminale multietnico che richiede interventi urgenti. Il nostro impegno aumentato è portato al massimo dell'esigibile. Io - ha aggiunto - sono molto grato ai colleghi che lavorano con me per l'incessante contributo che forniscono. Lavoriamo esclusivamente per l'interesse della collettività, dei cittadini. E sarebbe auspicabile che vi fosse una maggiore sensibilità istituzionale da parte di chi ha il potere di adottare le iniziative appropriate per migliorare la qualità del lavoro che stiamo cercando di svolgere”.
L’analisi di Tescaroli si è allargata anche all’attuale stagione politica e alla riforma della giustizia sostenuta proprio da Nordio. Il procuratore ha parlato di “straordinario legittimo impegno referendario”, ma ha osservato anche che lo stesso impulso dovrebbe essere indirizzato verso il rafforzamento concreto degli uffici giudiziari. Insomma, per Tescaroli, mentre si discute di grandi riforme della giustizia, nella pratica mancano ancora gli strumenti essenziali e soprattutto il personale.
Servono più magistrati in procura e serve più personale amministrativo. Abbiamo carenze importanti, con un lavoro che aumenta in maniera esponenziale. Siamo costretti, sono costretto ad assumermi la responsabilità di effettuare scelte sugli obiettivi da colpire, sulla base delle risorse di cui disponiamo e questo - ha precisato Tescaroli - non credo sia accettabile per i cittadini, anche in considerazione del fatto che vi è un principio di obbligatorietà dell'azione penale che impone di indagare in ogni direzione”.
Motivo per il quale il procuratore Tescaroli spesso si trova a dover arrivare “tranquillamente” a 12, 13, perfino 14 ore di lavoro al giorno, anche il sabato e la domenica. Sicuramente non si tratta di una precisazione di natura retorica, ma della conferma - non la prima - di quanto ci si affidi interamente allo sforzo personale di chi è dentro l’ufficio. “I miei colleghi fanno anche loro tutto ciò che è nelle loro possibilità”, ha assicurato il procuratore. Ma è anche vero che le decisioni organizzative dipendono da altri.
Calza a pennello il riferimento a Caltanissetta, all’indomani della strage di Capaci, quando un’enorme carica di esplosivo fece saltare in aria il convoglio del giudice Giovanni Falcone, uccidendo lui, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. “Spero di poter rivivere ciò che è accaduto quando ho iniziato l'attività professionale. Mi trovavo a Caltanissetta, l'indomani della strage di Capaci. Un ministro della giustizia lungimirante ci disse: chiedete e vi daremo, e così fu. Nel volgere di pochi mesi si costruì un'aula bunker, l'ufficio venne potenziato in termini di organico e di personale amministrativo. Come si fece allora si potrebbe fare ora, basta volerlo”.

Guida l'intervista: controradiotv.it 

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