
L’intervista del procuratore capo di Prato a PresaDiretta, in onda su Rai 3
Prato, marzo 2026. La città che per oltre un secolo ha vissuto di tessile di qualità si trova oggi al centro di una guerra tra clan cinesi. Regolamenti di conti, incendi dolosi, intimidazioni e omicidi attraversano il distretto e si proiettano all’estero, fino a Madrid, Parigi e Roma.
La procura di Firenze e la Direzione distrettuale antimafia segue da anni la penetrazione di questi gruppi. Il procuratore Luca Tescaroli, che indagava già all’epoca della strage di Capaci, descrive un livello di pericolosità: “La criminalità cinese ha assunto un grado di pericolosità notevole. Ci ricorda quello che è accaduto all'epoca della cosiddetta ultima guerra di mafia, quando i corleonesi con la violenza hanno conquistato il potere. In una realtà in cui nel paese vengono abbandonati i delitti che fanno rumori, gli omicidi, tentati omicidi, gli incendi, come dire, si sono molto diradati, qui avviene esattamente il contrario. Quindi un segno evidente della crescente pericolosità di questa struttura criminale”. “Ci sono sentenze passate in giudicato che riconoscono l'esistenza della cosiddetta mafia cinese. E per quanto attiene la specifica situazione pratese, la realtà cinese non è costituita da un'unica monade, ma vi sono più gruppi che hanno una capacità criminale e che operano nel territorio” ha detto alla trasmissione PresaDiretta condotta da Riccardo Iacona.
Tescaroli rileva legami operativi con altre organizzazioni: "Si sono legati i cinesi anche con gli albanesi, e questo dimostra un salto di qualità nella gestione delle attività economiche, e implica anche il riconoscimento da parte di esponenti di tradizionali gruppi mafiosi come l’‘Ndrangheta, come la Camorra, come la Sacra Corona Unita, con cui sono alla pari. Praticamente sono alla pari e stanno prendendo sempre più piede". 
Negli ultimi due anni si contano almeno venti episodi violenti. Il 6 luglio 2024, nella notte, l’imprenditore cinese Zhang Changmin viene accoltellato al Number One, locale alle porte della Chinatown pratese. Sei esecutori vengono arrestati e condannati in pochi mesi, tra loro un ex militare arrivato apposta dalla Cina. Risvegliatosi dal coma a settembre 2024, Zhang Changmin collabora con la giustizia. Spiega che il movente era il controllo del mercato delle grucce per abiti. "Una contrapposizione tra gruppi imprenditoriali antagonisti impegnati nel controllo del mercato della produzione di grucce per abiti", ha dichiarato Tescaroli.
Un business apparentemente marginale ma decisivo: "Perché è fonte di ricchezza. C’è un consorzio che gestisce questo mercato. Chi non si allinea alle condizioni che vengono dettate viene estromesso dal mercato. E in questo caso, questo imprenditore, hanno cercato di ucciderlo".
Vi è inoltre “una penetrazione di appartenenti ai gruppi criminali, diciamo, negli ambienti delle nostre pubbliche amministrazioni”.
La sequenza di atti intimidatori è continua. Nell’aprile 2025 due clienti vengono aggrediti con mazze di legno davanti al Wall Art Hotel, in piena Chinatown. Un’auto viene incendiata. A febbraio 2025 un ordigno telecomandato esplode simultaneamente in tre aziende di logistica riconducibili al cartello di Zhang Naizhong e del figlio Zhang Di. Zhang Naizhong è lo storico boss al centro dell’inchiesta China Track della Dda di Firenze. La guerra non si ferma ai confini italiani. Il 28 febbraio 2025 viene devastata un’area di 8.000 metri quadrati di una società di logistica alle porte di Madrid. Il 10 marzo un’esplosione dolosa colpisce un’altra azienda di logistica nella periferia di Parigi. Ad aprile 2025, a Roma, in via Prenestina, Zhang Dayang – coinvolto nella stessa inchiesta – viene ucciso insieme alla compagna. 
Il sistema economico parallelo
La città è già commissariata dopo le dimissioni del sindaco Ilaria Buggetti.
Il 21 gennaio 2026 la Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura europea, esegue l’operazione “Frode dall’Oriente”. Vengono sequestrati quasi 8 milioni di metri di tessuto e oltre 200.000 capi per un valore di circa 10 milioni di euro. Per quella sola operazione la stima preliminare di imposta evasa supera i 3 milioni di euro. Le fatture false fanno apparire i tessuti come provenienti da Germania o Polonia, mentre arrivano dalla Cina.
Gli scarti di lavorazione finiscono in discariche abusive lungo le strade della zona industriale. Una fonte anonima che ha lavorato per le imprese cinesi accompagna i giornalisti: "Questa è tutta roba di pelletteria. Sì, guarda là, addirittura disegni di bambini, che vuol dire che dove lavorano ci sono dei bambini". Decine di sacchi, tonnellate di rifiuti abbandonati.
Su WeChat, la messaggistica dominante nella comunità, si acquistano visti e identità false. Un giornalista sotto copertura, fingendosi Elisa Lin dello Zhejiang, ottiene preventivi: 55.000 yuan (circa 7.000 euro) per un visto di prima emissione. Si vendono anche documenti di seconda mano per aprire fabbriche o negozi.
Il meccanismo “apri e chiudi” permette di accumulare debiti fiscali e previdenziali sulla società vecchia e riaprire con una nuova. Un funzionario lo definisce "un sistema" dettato dalle regole della fast fashion, che coinvolge anche soggetti italiani ed europei nell’indotto.
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