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Il magistrato: “La riforma è stata bocciata, ma i problemi restano e vanno affrontati. Un mio ritorno in ANM? No, sto bene così

Il popolo italiano ha salvato la Costituzione e sono fiero di aver cercato di contribuire alla vittoria del No. Sono soprattutto entusiasta per la risposta in termini di partecipazione dei cittadini e per la presa di posizione dei giovani”. A dirlo, intervistato da Il Fatto Quotidiano, è il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo che in questi mesi si è speso a lungo, nonostante gli attacchi, per il No alla riforma Nordio sulla separazione delle carriere. “In certi casi alcune esternazioni - commenta - hanno involontariamente fatto comprendere ai cittadini il vero scopo di una parte della maggioranza. Cioè quello di creare ulteriori spazi di impunità per la politica e uno scudo di protezione per i potenti. Il voto ha tenuto conto anche di tutto questo. I cittadini - aggiunge - hanno ancora una sacrosanta voglia di una giustizia che sia uguale per tutti. E ricordano che i magistrati sanno bene cos’è un plotone di esecuzione perché 28 di loro se lo sono trovati di fronte quando sono stati uccisi”. Grande peso hanno avuto le urne al Sud che “vive ancora oggi sulla sua pelle il dramma della mafia, dunque ha saputo apprezzare lo sforzo di tanti magistrati onesti, che non meritavano di essere oggetto di delegittimazione e denigrazione costante da parte dei fautori della riforma”. Secondo Di Matteo “non c’era bisogno di stravolgere la Costituzione per tentare di arginare le patologie che pure ci sono all’interno della magistratura. La presa di posizione dei cittadini deve essere uno stimolo per trovare noi per primi la forza di reagire a ogni degenerazione. La riforma per fortuna è stata bocciata, ma i problemi restano e devono essere affrontati”. Ancora.Spero che il governo non insista con le altre riforme annunciate che finirebbero per paralizzare definitivamente il sistema di contrasto alla criminalità dei potenti” dopo quelle già approvate negli ultimi tre anni, che hanno complessivamente indebolito il sistema della repressione dei reati compiuti soprattutto dai colletti bianchi”. Il magistrato, che da ottobre ha lasciato l’ANM, ha ribadito la propria volontà. “La mia decisione non era legata certamente alla presidenza del collega Parodi (che ieri si è dimesso dalla carica di presidente, ndr). Se penso di tornare? No, al momento sto bene così”.

Foto © Paolo Bassani

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