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È arrivata ieri la notizia da Roberto Scarpinato (ex procuratore generale di Palermo, oggi senatore del M5S) di aprire un’indagine nella commissione Antimafia nella quale si chiede di acquisire tutti gli atti delle sentenze, convocare investigatori e giornalisti e lo stesso Andrea Delmastro, attuale sottosegretario alla giustizia. Se ne parlerà nel prossimo ufficio di presidenza.  
"Il sottosegretario Andrea Delmastro deve rispondere di questa vicenda in commissione Antimafia e per questo abbiamo già depositato una apposita richiesta, con la quale chiediamo anche che la Commissione acquisisca con urgenza le sentenze definitive di condanna relative ai soggetti coinvolti nonché chiami in audizione la Guardia di finanza che ha condotto le indagini e i giornalisti autori dell'inchiesta. Gli elementi emersi, se confermati, configurerebbero una situazione di assoluta incompatibilità con il ruolo ricoperto da Delmastro all'interno del ministero della Giustizia, già ulteriormente compromesso dalla precedente condanna in primo grado per rivelazione del segreto d'ufficio. La gravita' delle circostanze impone una risposta tempestiva, in assenza di un intervento immediato, il rischio e' quello di alimentare ulteriormente zone d'ombra incompatibili con i principi di legalità e responsabilità che devono guidare l'operato delle istituzioni repubblicane", si legge nella nota firmata, oltre che da Scarpinato, dai rappresentanti del M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato e Luigi Nave
"Delmastro è stato socio di Miriam Caroccia, figlia del prestanome di Michele Senese uno dei massimi vertici della mafia romana, con interessi in tutta Italia, il cui clan è al centro del processo Hydra in corso a Milano che riguarda l'integrazione strategica tra mafia siciliana, la ‘Ndrangheta e il clan Senese per la colonizzazione economica della Lombardia con proiezioni a Biella". "In questi giorni - continua la nota - è stato trovato morto nella sua cella un mafioso a conoscenza dei segreti economici di questo sistema criminale integrato che aveva iniziato a collaborare e non era stato adeguatamente protetto all'interno del carcere nonostante avesse manifestato il timore di essere ucciso", hanno scritto. 
"Delmastro ha detto di essersi accorto solo poche settimane fa che Miriam Caroccia è figlia di un prestanome di uno dei più potenti e noti clan mafiosi nazionali, dopo la condanna definitiva di Mauro Caroccia, mentre la vicenda giudiziaria andava avanti da anni", hanno scritto i parlamentari.
"E dal Fatto Quotidiano emerge che Delmastro sarebbe anche andato nel ristorante dei Caroccia a Roma e a conoscerlo bene era Caroccia padre, più che la figlia sua socia. A chiudere un quadro inquietante e spaventoso, sappiamo anche che Delmastro ha anche omesso questa sua importante partecipazione societaria nella dichiarazione patrimoniale obbligatoria alla Camera dei Deputati. La situazione di Delmastro è drammaticamente incompatibile con chi deve amministrare la giustizia italiana, esca dal ministero di via Arenula e non vi faccia più ritorno. Noi abbiamo già chiesto che la commissione Antimafia convochi Delmastro in audizione e acquisisca tutti le carte dell'indagine della magistratura e quelle del processo Hydra di Milano", conclude la nota.
Sempre i parlamentari, in un'altra nota pubblicata appena i fatti in esame sono diventati di dominio pubblico, hanno definito la risposta di Delmastro all'articolo uscito ieri sul "Fatto Quotidiano" come "disarmante. Non e' minimamente credibile che una ragazza di 18 anni agisca da sola come amministratore unico con il 50 per cento delle quote di una società, é evidente che dietro di lei si muove il ben noto gruppo familiare. Delmastro vuole dirci di essersi accorto solo dopo una sentenza definitiva che Miriam Caroccia è figlia di Mauro Caroccia?"

Governo senza pudore e domande appese

Non c'è dubbio che il caso Delmastro rappresenta l'ennesima gatta da pelare per il governo Meloni che, a parole, ha affermato di ispirarsi a Paolo Borsellino e di aver messo sempre la lotta alla mafia al primo posto. Secondo quanto ricostruito, Delmastro e Miriam Caroccia, all’epoca appena diciottenne, hanno firmato insieme l’atto costitutivo della società nello studio del notaio Carlo Scola a Biella, il 16 dicembre 2024. Nonostante la giovane Caroccia sembri non aver avuto rapporti frequenti con il sottosegretario, emerge che Delmastro si sia recato almeno una volta al ristorante “Bisteccheria d’Italia” in via Tuscolana 452, lo stesso indirizzo dove è ubicata l’unità locale della società. A rivelare l’identità del socio alla figlia sarebbe stato proprio Mauro Caroccia, al tempo ancora libero e gestore del locale. Come può un sottosegretario alla Giustizia, penalista di professione, non conoscere l’identità del padre della sua socia? E come mai un politico piemontese classe 1976 si trova a costituire una società con una ragazza romana appena maggiorenne? Chi ha messo in contatto Delmastro e gli altri esponenti piemontesi con la rampolla dei Caroccia? Delmastro sostiene di essersi "tolto dalla società immediatamente" non appena ha scoperto il legame tra Miriam e il padre, prestanome dei Senese. Tuttavia, non fornisce date precise. Secondo le ricostruzioni del Fatto, il sottosegretario avrebbe ceduto le sue quote in due fasi: prima il 25% alla sua società G&G nel novembre 2025, poi definitivamente a Pelle il 27 febbraio 2026. Solo il 5 marzo successivo, tutti i soci rimasti vendono le quote a Miriam Caroccia. Un dettaglio non trascurabile: il 19 febbraio 2026, la Cassazione rende definitiva la condanna di Mauro Caroccia, arrestato già nel luglio 2020 nell’ambito dell’operazione “Affari di famiglia”. È plausibile che Delmastro abbia scoperto il legame solo dopo la sentenza definitiva? 

Foto © Imagoeconomica 

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