Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

È un allarme che arriva da due dei magistrati più noti d’Italia, abituati a combattere mafie e corruzione in prima linea: la riforma della separazione delle carriere in votazione al referendum del prossimo 22-23 marzo creerà “una giustizia a due velocità”, uno “scudo a protezione dei potenti”. “Il vero scopo della riforma è un altro: blindare i governi rispetto a possibili indagini” ha detto Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, che assieme a Henry John Woodcock, sostituto procuratore di Napoli, ha snocciolato una serie di argomenti senza filtri durante il Forum del Fatto “Perché No – Speciale referendum”, rispondendo alle domande del direttore Marco Travaglio e dei vice Maddalena Oliva e Marco Lillo, insieme a una platea di giornalisti tra cui Stefano Caselli, Liana Milella e Giuseppe Pipitone. Al centro del dibattito, il timore che la riforma — con il sorteggio dei consiglieri laici del Csm, l’inamovibilità dei pm e il possibile svincolamento della polizia giudiziaria dalla dipendenza funzionale dei magistrati — finisca per “sbilanciare l’equilibrio dei poteri a favore della politica”, trasformando il Csm in un “sistema farlocco” con il sorteggio, ha detto Di Matteo. “I magistrati saranno l’unica categoria professionale che non potrà scegliersi i propri amministratori” ha rimarcato Woodcock.

Un Csm “a trazione politica” e il paradosso del sorteggio

Di Matteo non usa mezzi termini: “Questa riforma è pericolosa. Nel suo contesto complessivo, sbilancia a favore della politica e dell’esecutivo l’equilibrio sancito dalla Costituzione”. Il riferimento è al meccanismo del sorteggio per i consiglieri laici del Consiglio superiore della magistratura, “finto” secondo il pm, perché le liste da cui estrarre i nomi saranno comunque “designate dalle maggioranze”. Un sistema che, avverte, “condizionerà sempre più le procedure disciplinari della magistratura, le quali verranno sempre più condizionate dalla politica”. Woodcock, mezzo inglese e mezzo italiano, alza la posta: “Se dovesse passare questa riforma, l’Italia sarebbe l’unico Paese al mondo con un pm inamovibile e un Csm tutto per lui. Mi sembra un vero e proprio attacco ai principi liberali, portati avanti dagli stessi sostenitori della riforma”. Il sorteggio, per di più “scritto in Costituzione”, è una “abnormità”, “resterà per sempre” e diventerà “una negazione del principio democratico”: “Come è possibile che i cittadini di un Comune sciolto per mafia possano tornare a eleggere i loro rappresentanti, e i magistrati no?”. La domanda, retorica, sottolinea l’assurdità di un sistema che “mortifica le ragioni della povera gente” e rischia di indurre “autocensura nei magistrati”, costretti a scegliere tra indagare su “lo scippatore” o affrontare temi spinosi come la corruzione, “il cancro del nostro Paese”.

Polizia giudiziaria, intercettazioni e il modello Scotland Yard

Il cuore della riforma, però, non è solo nel Csm. Di Matteo allarga lo sguardo: “Potrebbe esserci una stretta alle intercettazioni, una alla custodia cautelare per i reati dei colletti bianchi, e poi l’abrogazione del principio di dipendenza della polizia giudiziaria dal pm”. Una garanzia, quest’ultima, che ha permesso indagini delicate come quelle su Marcello Dell’Utri, Giulio Andreotti, Bruno Contrada, o sul rapimento di Abu Omar. “Ad ascoltare quelle intercettazioni non eravamo noi magistrati, ma appartenenti alla polizia giudiziaria. Non oso immaginare a quante pressioni siano stati sottoposti per conoscerne il contenuto, se hanno resistito è grazie al fatto che dovevano risponderne solo a noi pm”. Woodcock ironizza, ma non troppo: “Il ministro Tajani ha detto che vuole sottrarre la polizia giudiziaria al pm, adottando il modello Scotland Yard. Ma il ministro lo sa che Scotland Yard può intercettare senza provvedimento del pm? Io sono mezzo inglese, lo posso dire con qualche cognizione”. Il riferimento è alla contraddizione di chi, da un lato, inasprisce le regole per sequestrare un telefonino (servirà un giudice, non più il solo pm), e dall’altro vorrebbe svincolare la polizia giudiziaria dal controllo dei magistrati.

Il “nemico del mio nemico”

Di Matteo non si limita ai tecnicismi e sottolinea: “Molte persone perbene voteranno Sì. Ma lo faranno anche le teste pensanti delle organizzazioni mafiose e gli architetti del sistema di corruzione del Paese”. La riforma, spiega, “ha avuto come presupposto la delegittimazione della magistratura”, e così “queste componenti deviate la sostengono: il nemico del mio nemico è mio amico”. Non a caso, ricorda che “il figlio di Gelli ha rivendicato il copyright del padre su alcune idee di questo governo”, e Forza Italia ha dedicato la riforma a Silvio Berlusconi, “indicato nella sentenza definitiva su Dell’Utri come un soggetto che per 18 anni ha intrattenuto rapporti di reciproco scambio e protezione con le famiglie mafiose palermitane, versando centinaia di milioni di lire nelle casse di Cosa Nostra”. Woodcock aggiunge: “In Italia basta accendere la tv per sentire che se vince il Sì la magistratura sarà finalmente rimessa al proprio posto. Dunque, se avessi problemi con la giustizia, probabilmente voterei Sì pure io”.

Correnti, Anm e il silenzio sui “pezzi deviati dello Stato”

Entrambi i magistrati rigettano l’accusa di essere “espressione del sistema delle correnti”: “Sapete perché i principali bersagli delle critiche durante questa campagna siamo io – anche se mi dispiace autocitarmi – Henry e Nicola Gratteri? Perché non possono dire che siamo espressione del sistema delle correnti. Quindi la nostra opinione contro la riforma non può essere tacciata di opportunismo. Siamo stati vittime delle degenerazioni delle correnti, eppure sosteniamo il No, perché in gioco c’è un principio più importante: l’equilibrio dei poteri di tutela delle minoranze”. Woodcock, mai iscritto a correnti, sfida chiunque a trovare “un comunicato in mia difesa” tra quelli dell’Associazione nazionale magistrati.
Il vero nodo, per Di Matteo, è altrove: “Noi come magistratura abbiamo sbagliato a non evidenziare le patologie interne. Dovevamo essere più critici con la riforma Castelli-Mastella e poi con quella Cartabia”. Oggi, denuncia, “delle stragi possono parlare liberamente i figli di Riina e Provenzano, non chi sulle bombe ha indagato per anni”. Woodcock chiude con un’amarezza: “Ho alcuni amici che voteranno Sì, animati da un senso di delusione per ciò che hanno subito in carriera. Rispetto l’opinione di tutti, senza avere la presunzione di fargli cambiare idea. Ma ci sono anche colleghi che hanno spesso mostrato affinità culturali con il governo di turno, ricoprendo ruoli importanti. Oggi un magistrato come Mantovano è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Quindi non è che tutta la magistratura sia uguale a sé stessa”.

Fonte: il Fatto Quotidiano

Foto © Paolo Bassani

ARTICOLI CORRELATI

Scarpinato: ''Potere che ha usato stragi e depistaggi oggi attacca la Costituzione'' - Prima Parte

TRAILER - A colloquio con Roberto Scarpinato. Sistemi criminali e difesa della Costituzione 

Bongiovanni: ''Riforma per fermare i pm che cercano la verità sulle stragi'' 

I Cinquant'anni di mafia (Stato) e verità indicibili - Prima parte 

Ammannato e Bongiovanni: ''Ecco i mandanti esterni delle stragi del '93''

Ancora livore e mistificazioni su Nino Di Matteo

Via d'Amelio: la nostra verità (Terza parte) 

Di Matteo: ''Riforma Nordio va contro la magistratura, attacca l'autonomia e l’indipendenza''  

Di Matteo: ''Condivido Gratteri, anche mafiosi e massoni voteranno Sì al referendum'' 

Di Matteo: ''Riforma Nordio va contro la magistratura attacca l'autonomia e l’indipendenza''

Solidarietà al procuratore Nino Di Matteo

Non solo politica e giornali Di Matteo e Gratteri sono anche i principali nemici delle cosche

Gasparri stia zitto! Niente lezioni da chi milita in un partito fondato dalla mafia

Nordio strumentalizza Di Matteo. Sallusti attacca. E la magistratura tace  

  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos