Intervista a Flavia Carlini
Nel suo nuovo romanzo "Uomo morto non mente" Flavia Carlini riporta il lettore dentro una delle vicende più oscure della storia repubblicana: il tentato colpo di Stato del dicembre 1970, guidato dal principe Junio Valerio Borghese. Di "fiction" c'è poco e si può apprezzare il grande sforzo di ricostruzione storica svolto.
Il libro attraversa il mondo dell’eversione nera, dei servizi segreti e delle tensioni della Guerra fredda. Una storia che parte dal passato ma che, inevitabilmente, interroga anche il presente.
"La storia è imprescindibile per comprendere l'attualità - dice la Carlini - da appassionata di storia sono incappata in dei documenti del Golpe Borghese che fino a pochi anni fa non conoscevo e mi sono incuriosita. E' stato sempre raccontato come un mistero, ma di misterioso non c'è così tanto. Ho potuto fare un lavoro di inchiesta e studiando tra gli archivi ho pensato che la forma del romanzo era la più adatta ed accessibile per raccontare. Anche perché tutto ciò che viene scritto è reale e vero".
La giovane autrice parla anche del tempo presente: "Possiamo dire che il golpe è veramente fallito? Quali erano i loro veri obiettivi? Possiamo dire che gli obiettivi dei congiurati sono stati raggiunti? Possiamo dire di sì. Fondamentalmente i congiurati avevano circa la stessa lista programmatica della P2. Oggi noi abbiamo l'indebolimento dei sindacati, la separazione delle carriere, il premieranno; la criminalizzazione delle manifestazioni, la riduzione del numero dei parlamentari, non abbiamo più il bicameralismo. Abbiamo tutta una serie di cose che sono state attuate o si sta lavorano per attuarle, che erano condivise con altri sistemi criminali”.
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