Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso, in una risposta scritta a un'interrogazione parlamentare del forzista Maurizio Gasparri, un chiaro sostegno alla proposta di legge – promossa dalla maggioranza di centrodestra – che imporrebbe l'obbligo di astensione dai lavori della commissione parlamentare Antimafia per i componenti che versino in situazioni di potenziale conflitto di interessi, legate a precedenti incarichi o attività svolte.
La notizia è stata riportata dal Fatto Quotidiano.
Una disposizione, lo ripetiamo, calibrata in modo particolare per impedire la partecipazione ai lavori dell’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato e del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, attualmente deputato.
La norma aveva superato l'esame in sede referente al Senato, ma a metà ottobre era stata accantonata in Aula in seguito alla discussione generale. Il Quirinale aveva manifestato riserve informali sulla compatibilità costituzionale del testo, evidenziando possibili contrasti con l'articolo 67 della Costituzione (che tutela la libertà e l'indipendenza del mandato parlamentare) e criticando la genericità della definizione di conflitto di interessi. Di fronte a tali perplessità presidenziali, la maggioranza aveva deciso di ritirare il provvedimento dal calendario dei lavori d'Aula, facendolo di fatto sparire dall'agenda.
Il Guardasigilli dopo aver riepilogato i principali interventi normativi adottati dal governo in tema di contrasto alle mafie, ha per la prima volta difeso apertamente la proposta legislativa in itinere in Parlamento.
Carlo Nordio
Secondo il ministro, la norma "colma la mancanza di una regolamentazione organica in materia (...) alla luce dell'esigenza di assicurare la terzietà e l'indipendenza dell'organo anche in relazione a componenti che abbiano rivestito precedenti incarichi amministrativi o di governo suscettibili di determinare una non estraneità, anche solo sul piano conoscitivo, rispetto a fatti oggetto di approfondimento". L'obbligo di astensione, ha argomentato, risponderebbe pertanto "all'esigenza di rafforzare le garanzie che devono presidiare l'esercizio dei poteri d'inchiesta" della commissione. Si tratta, a suo avviso, di una scelta che il legislatore deve "valutare" al fine di "garantire imparzialità e indipendenza in tutti gli organismi parlamentari dotati di poteri ispettivi".
La posizione di Nordio ha suscitato una durissima reazione dal Movimento 5 Stelle. I capigruppo al Senato e alla Camera, rispettivamente Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, hanno diffuso una nota congiunta in cui definiscono "veramente grave e indecente" quanto riportato in queste ore dal Fatto Quotidiano. "Il ministro della Giustizia ha messo nero su bianco un endorsement alla legge che punta a cacciare dalla Commissione Antimafia due simboli della lotta alle mafie: Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho. E lo fa rispondendo in maniera ufficiale a un'interrogazione parlamentare".
Per i due esponenti pentastellati si tratta di "una gravissima ingerenza del Governo sul Parlamento, la stessa che Nordio compie ogni giorno sull'ordine giudiziario, che infatti vuole mettere al guinzaglio del governo con la riforma costituzionale". Hanno aggiunto: "Un ministro che risponde a un'interrogazione e ne approfitta per spingere una legge che colpisce due parlamentari: un cortocircuito istituzionale gravissimo".
Federico Cafiero de Raho
Pirondini e Ricciardi hanno quindi invitato Nordio e il senatore interrogante Maurizio Gasparri a "sciacquarsi la bocca" prima di esprimersi su Scarpinato e Cafiero de Raho: "Sono magistrati che hanno dedicato la vita alla lotta contro le mafie, pagando un prezzo personale altissimo. E oggi vengono trattati come un problema da eliminare". Hanno poi sottolineato il paradosso della vicenda, notando che l'interrogazione proviene proprio da Gasparri, "espressione di un partito fondato da un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa". Hanno inoltre ricordato altri episodi riguardanti Gasparri, tra cui la presidenza di una società di cybersicurezza legata a Israele (non comunicata mentre era vicepresidente del Senato e membro della commissione Difesa) e i suoi rapporti con Iginio Di Mambro, figura vicina a Licio Gelli, "il vero ispiratore della riforma della magistratura, come dice suo figlio".
La nota si conclude definendo "questo intreccio vergognoso" il motivo principale per opporsi alla riforma e bloccare "lo scempio che questa gente farebbe della giustizia nel nostro paese se il loro scellerato progetto dovesse andare in porto".
Fonte: il Fatto Quotidiano
Foto © Paolo Bassani
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