Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Il tycoon: “Invieremo truppe di terra se necessario”, bloccato lo stretto di Hormuz, il gas sale del 50%

Nel paesaggio brullo del Kurdistan iracheno la notte è illuminata da un vasto incendio che taglia l’orizzonte con un oceano di fuoco.
Sono i risultati degli attacchi iraniani alla base Usa ad Erbil, una delle tante colpite in queste ore che hanno visto succedersi ondate di missili e droni contro più Paesi del Golfo e contro Israele, con l’obiettivo dichiarato di colpire basi e personale statunitense e la leadership politico‑militare israeliana, ma con impatti significativi anche su infrastrutture civili e sull’economia energetica globale.

L’obiettivo sembra essere quello di mettere i Paesi del golfo con le spalle al muro, sguarniti di difese e messi di fronte al fatto compiuto dell’incapacità americana di difenderli. Basti pensare che secondo quanto riportato da Bloomberg gli Emirati Arabi Uniti esauriranno i missili intercettori entro una settimana.
"L'America ci ha abbandonati e ha concentrato i suoi sistemi di difesa sulla protezione di Israele", lamenta un funzionario saudita ad Al Jazeera, sottolineando che Teheran ha indirizzato gran parte della sua rappresaglia contro le basi statunitensi nel Golfo Persico, causando gravi disagi economici in questi Paesi.

Se la strategia consista nell’incentivare le pressioni degli alleati del golfo per fermare Washington e Israele, sembra stia funzionando.
"I paesi stanno cercando di creare una vasta coalizione per una rapida e diplomatica fine al conflitto, hanno dichiarato le persone, per prevenire un'escalation regionale e uno shock prolungato dei prezzi dell'energia", scrive ancora Bloomberg, evidenziando che se le rotte marittime nella regione rimarranno pesantemente interrotte entro la metà di questa settimana, ci si aspetta una reazione del mercato ancora più significativa sui prezzi del gas naturale rispetto al brusco aumento di lunedì. Il Qatar ha chiuso la produzione di gas naturale liquefatto nel più grande impianto di esportazione al mondo dopo che è diventato un obiettivo di attacchi da parte di droni iraniani, con conseguente aumento dei prezzi del gas europei di oltre il 50%.

Ma da Washington l’imperativo categorico è ora la guerra totale. In un’intervista al New York Times ha dichiarato che non escluderà l’invio di truppe di terra “se necessario”.
Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca il tycoon ha poi ammesso in un discorso sconclusionato che la campagna militare contro l'Iran potrebbe durare fino a quattro o cinque settimane.

"Erano sulla buona strada per ottenerne una [un'arma nucleare] legittimamente attraverso un accordo firmato in modo sconsiderato dal nostro Paese", ha affermato Donald Trump, che è poi sprofondato nel delirio più menzognero.
Pensavamo di aver raggiunto un accordo, e poi si sono tirati indietro. Poi sono tornati, pensavamo di aver raggiunto un accordo, e loro si sono tirati indietro. Ho detto: 'Non potete trattare con queste persone'. Dobbiamo farlo nel modo giusto", ha proseguito, dimenticandosi di menzionare il fatto che l’Oman, in qualità di mediatore nei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, ha più volte riconosciuto pubblicamente che Teheran aveva importanti concessioni sul suo programma nucleare: era disposto a interrompere lo stoccaggio di uranio arricchito e aveva accettato di diluire drasticamente il suo uranio arricchito esistente. I due paesi erano "vicini" a un accordo, ha affermato l'Oman, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran.
 

hegseth pete ima 2662867

Pete Hegseth
 

Hegseth: siamo guerrieri addestrati ad uccidere i nemici. L’Iran non si arrende

Tutto un pretesto atto a condurre il Paese alla resa per conto dei neocon sionisti.
A fare da eco al monologo di Trump, nel linguaggio della barbarie, non poteva mancare il cinico intervento del Ministro della guerra Pete Hegseth, intento a galvanizzare gli animi più spietati. “Siamo guerrieri, addestrati a uccidere i nemici e a spezzare la loro volontà".

"A quanto pare, il regime che ha gridato 'morte all'America' e 'morte a Israele' ha ricevuto in dono la morte dall'America e la morte da Israele." "Questa non è una cosiddetta guerra per un cambio di regime, ma il regime è sicuramente cambiato", ha continuato Hegseth.
In realtà, l’attacco a tradimento di sabato che ha portato alla morte Khamenei assieme alla figlia, il genero e la nipote di 2 anni, non solo non ha alimentato gli animi più golpisti, ma ha riunito il Paese come mai prima.
Milioni di persone hanno riempito le strade di centinaia di città iraniane, ma non per seguire gli appelli di Netanyahu e Trump di destabilizzare l'Iran.  Gli iraniani che hanno partecipato alle manifestazioni chiedono vendetta e sostengono le autorità iraniane nella conduzione di una guerra su vasta scala.

Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran, Ali Larijani ha chiarato l’attuale postura dell’Iran rispetto all’aggressione anglo-sionista.

“Non negozieremo con gli Stati Uniti. Trump ha gettato il caos nella regione, infondendo false speranze, e ora teme ulteriori perdite tra i militari americani. Con le sue azioni deliranti ha trasformato il suo autoproclamato slogan ‘L’America prima di tutto’ in ‘Israele prima di tutto’, sacrificando i soldati americani per l’ambizione di Israele al potere…Oggi il popolo iraniano si sta difendendo. Le forze armate iraniane non hanno iniziato l’invasione», ha scritto su X.


hegseth firma ima 2662872
  

La guerra diventerà spaventosamente costosa per gli Stati Uniti, fino al collasso

Nonostante i proclami di Trump, Washington non ha né la forza né la capacità per un'operazione di terra in Iran per l’occupazione di un Paese enorme da 93 milioni di abitanti e conta ancora sui bombardamenti per creare il caos, fino all’insediamento di un nuovo burattino, come il figlio dello Scià, Reza Pahlavi.

Ma anche i missili hanno un costo e le rappresaglie dell’Iran nella regione stanno dilaniando le scorte di cui gli Stati Uniti dispongono. Gli Usa stanno lanciando intercettori multimilionari, spesso due o più alla volta, contro missili iraniani che costano significativamente meno (dai 100.000 dollari per il balistico Fateh-110, a 1 milione di dollari o più per l'ipersonico Fatteh-1, secondo alcune stime). Questo senza contare i droni iraniani, la cui produzione è costata dai 20.000 ai 50.000 dollari e che hanno ampiamente dimostrato il loro valore nelle ultime 24 ore.
Le scorte di missili intercettori degli Stati Uniti, di Israele e dei paesi arabi del Golfo "sono molto probabilmente pericolosamente basse" e potrebbero esaurirsi "nel giro di pochi giorni" se "l'intensità degli attuali attacchi iraniani persiste", riporta Bloomberg, citando una fonte informata. Al contempo, un rapporto del Guardian ha rivelato l'anno scorso che gli Stati Uniti avevano solo il 25% degli intercettori Patriot necessari per i loro piani militari globali. Lockheed costruisce 500-600 intercettori all'anno, per 4-5,5 milioni di dollari ciascuno.

Alti funzionari statunitensi al Washington Post si sono detti molto preoccupati.
"L'Iran sta rispondendo con tutte le sue forze. Il numero di attacchi e la varietà dei luoghi presi di mira sono motivo di preoccupazione… All'interno del Pentagono, e tra alcuni membri dell'amministrazione Trump, domenica si è diffusa la preoccupazione crescente che il conflitto iraniano potesse sfuggire di mano”, affermano queste fonti che parlano di un umore “intenso e paranoico”.
Nel frattempo la Cina ha rilasciato una dichiarazione che non può sfuggire all’attenzione. "Sosteniamo l'Iran nella difesa della sua sovranità, sicurezza e integrità territoriale", ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.


stretto hormuz ia eds
  

La chiusura dello stretto di Hormuz che affosserà l’America di Trump

L'ultima carta vincente degli iraniani è l'annuncio della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il generale Sardar Ebrahim Jabbari ha dichiarato che qualsiasi nave che tenterà di attraversare lo stretto “verrà data alle fiamme”.
“Chiunque voglia passare, i nostri eroi autolesionisti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella Marina e nell’Esercito daranno fuoco a quelle navi. … Non permetteremo che il petrolio venga esportato da questa regione”, ha annunciato Jabbari, precisando che le forze iraniane stanno prendendo di mira anche gli oleodotti, facendo salire il prezzo del petrolio “almeno a 200 dollari”.

Ed ecco che una guerra contro l'Iran, già impopolare negli Stati Uniti, diventerà un boomerang devastante quando gli elettori americani vedranno raddoppiare i prezzi della benzina al punto che difficilmente lo riconfermeranno alle elezioni di mid-term.
Inoltre, con quasi un terzo dell'intera flotta della Marina statunitense, inclusi due gruppi da battaglia di portaerei di un’operazione prolungata ammontano a decine e persino centinaia di milioni di dollari al giorno. Tutto ciò avrà inevitabilmente un impatto sul mercato azionario statunitense e affossare l’economia statunitense che già sta affrontando un periodo difficile.
 

Hezbollah entra in guerra. Il conflitto si allarga al Libano

La guerra, intanto si estende sempre più. Hezbollah entra in scena con diversi attacchi missilistici nel nord di Israele, che ha risposto con intensi raid aerei e artiglieria su Beirut meridionale, Tiro, villaggi meridionali e Bekaa, causando almeno 31 morti e 149 feriti secondo il ministero della Salute libanese, distruggendo presunti centri di comando, depositi e figure chiave come il capo dell'intelligence Hezbollah Hussein Makled. Il capo di stato maggiore IDF Eyal Zamir ha annunciato un'offensiva prolungata, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato Naim Qassem, leader di Hezbollah, bersaglio per l'eliminazione, mobilitando 100.000 riservisti aggiuntivi per rafforzare i confini e preparare un possibile offensivo terrestre, con evacuazioni ordinate in oltre 50 villaggi.
 

Gran Bretagna e Francia pronti ad intervenire

Nel frattempo il conflitto si approssima ad allargarsi anche all’Europa. Per voce di Keir Starmer, ha annunciato che porterà specialisti dall’Ucraina, affiancati da esperti britannici, per assistere i Paesi del Golfo nell’intercettazione dei droni iraniani che li colpiscono, rafforzando così lo schieramento militare occidentale nella regione. Parallelamente, Londra ha autorizzato gli Stati Uniti a usare le basi militari britanniche per attaccare i siti missilistici iraniani, con l’obiettivo dichiarato di “distruggere i missili alla fonte” e impedire a Teheran di lanciare nuovi attacchi in tutta la regione.

La Francia, tramite il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, ha dichiarato che Parigi è “pronta a partecipare” alla difesa dei Paesi del Golfo e della Giordania, colpiti da missili e droni iraniani, garantendo “pieno sostegno e solidarietà” agli Stati che chiedono protezione. Pur prendendo le distanze da alcune operazioni USA‑Israele, la Francia rivendica il diritto a intervenire nel quadro degli accordi con i partner regionali e dei principi di autodifesa collettiva del diritto internazionale, cioè esattamente il quadro giuridico-politico che consente un ingresso “ufficiale” in guerra contro l’Iran.


barrot ima 2358683

Jean-Noël Barrot
  

La tattica della terra bruciata iraniana, gli ultimi eventi degni di nota

Prosegue intanto la guerra senza freni che preme sulle rotte energetiche, sulle basi e gli asset statunitensi nel golfo. Un drone kamikaze Shahed iraniano ha colpito una piattaforma petrolifera degli Emirati nel Golfo Persico, segnando il coinvolgimento diretto delle installazioni offshore emiratine nel ciclo di ritorsioni. Parallelamente, un attacco con droni attribuito all’Iran ha costretto alla chiusura temporanea la più grande raffineria saudita a Ras Tanura, uno degli impianti petroliferi più importanti al mondo, mentre la raffineria di Ahmadi in Kuwait ha subito danni pur restando operativa e due siti energetici in Qatar sono stati colpiti: nel complesso, viene descritto come l’avvio dell’“opzione nucleare economica” iraniana, cioè la distruzione selettiva dell’infrastruttura energetica del Golfo per trasformare il petrolio in arma strategica.

Degno di nota quanto accaduto sopra il Kuwait, dove tre caccia F‑15E Strike Eagle dell’US Air Force sono stati abbattuti durante la fase più intensa degli attacchi iraniani. Il CENTCOM ha parlato di fuoco amico, ma permangono forti dubbi. In ogni caso, tutti e sei i membri degli equipaggi si sono eiettati con successo e sono stati recuperati vivi e in condizioni stabili, mentre l’Iran, sul piano della propaganda, sostiene parallelamente di aver abbattuto propriamente almeno un jet statunitense con la propria difesa aerea, rivendicazione che al momento non trova conferma ufficiale occidentale.

Negli Emirati Arabi Uniti l’IRGC ha lanciato missili e droni nella regione di Ras Al‑Khaimah e vicina a basi di intelligence e comando; fonti iraniane e para‑iraniane rivendicano il bombardamento di una residenza che ospitava personale CIA. Secondo i dati diffusi da Abu Dhabi, centinaia di UAV e decine di missili sono stati ingaggiati dai sistemi di difesa, che tuttavia non sono riusciti a evitare del tutto danni a edifici residenziali e infrastrutture, con vittime e feriti riportati in alcune città.

Al largo dell’Oman le forze navali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno preso di mira unità militari americane in mare, inserendo il teatro marittimo nella stessa campagna di rappresaglia che interessa l’intero Golfo; questi scontri si aggiungono agli attacchi di droni iraniani contro strutture statunitensi in Iraq, tra cui il consolato USA a Erbil e basi con presenza americana, collegate a una più ampia strategia di pressione sulle linee logistiche e sui nodi di comando statunitensi nel Levante.

In Bahrein, che ospita il quartier generale della Quinta Flotta statunitense, l’IRGC conferma di aver puntato specificamente alle installazioni militari USA con salve di missili e droni che hanno colpito sia segmenti della base sia strutture civili circostanti, alimentando incendi e danni diffusi. Le autorità bahreinite e fonti internazionali riportano l’ingaggio di decine di vettori ostili e l’impatto di alcuni di essi su porti e infrastrutture marittime, inclusa almeno una nave di supporto legata alle operazioni della Marina statunitense che risulta gravemente danneggiata, mentre i bilanci di vittime e feriti tra il personale americano restano oggetto di dichiarazioni divergenti tra Teheran e Washington.

In Qatar i missili iraniani hanno colpito l’area della grande base di Al‑Udeid, principale hub aereo statunitense nel Golfo, e una serie di obiettivi energetici, tra cui impianti legati alla produzione e alla liquefazione del gas a Ras Laffan. Doha ha annunciato la sospensione temporanea della produzione e dell’export di GNL in seguito ai danni e ai rischi di sicurezza, provocando un’impennata immediata dei prezzi del gas sul mercato europeo, con il contratto TTF olandese del mese immediato aumentato di circa il 50% e salito oltre i 46 euro per MWh, con ripercussioni anche sulle quotazioni nel Regno Unito.
Sul fronte israeliano l’IRGC dichiara di aver preso di mira l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu e il quartier generale del comandante dell’aeronautica israeliana con missili di tipo Kheibar, presentando l’operazione come una risposta diretta al ruolo di Israele negli attacchi su territorio iraniano. Israele riferisce di aver intercettato parte dei vettori e di non registrare vittime tra la leadership, ma conferma che diversi missili hanno raggiunto un complesso governativo a Tel Aviv e strutture militari e di sicurezza nell’area di Haifa e Gerusalemme, pur con danni definiti “limitati” dalle autorità.



 

Pesanti bombardamenti in Iran

Nel frattempo, gli ultimi raid congiunti Usa–Israele su Teheran hanno colpito aree civili, inclusi ospedali e quartieri residenziali. L’ospedale Gandhi nel nord della città è stato gravemente danneggiato da esplosioni nelle vicinanze ed è stato evacuato completamente, compresi neonati in incubatrice. Sono stati colpiti anche il quartier generale dei servizi di emergenza di Teheran e strutture sanitarie in altre province, riducendo la capacità di risposta medica del Paese.  L'esercito israeliano afferma di aver colpito anche gli uffici militari e di intelligence nella capitale.
"L'esercito ha colpito oltre 10 quartier generali appartenenti al Ministero dell'Intelligence iraniano, il principale organo di intelligence del regime, nonché numerosi quartier generali della Forza Quds", si legge in una nota, riferendosi alla branca del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell'Iran che sovrintende alle sue operazioni all'estero.

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

Missili sulla USS Abraham Lincoln. Tre soldati Usa uccisi dai missili iraniani

Morto Khamenei. Iran: colpiremo con un'arma che il mondo non ha mai visto

È guerra totale. Usa e Israele attaccano l’Iran
 

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos