Lo Stretto di Hormuz si trasforma in una trappola per il traffico energetico globale. Il colosso danese Maersk sospende il traffico per le proprie navi
La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele sta entrando in una fase ancora più pericolosa con l’annuncio, da parte della Guardia rivoluzionaria iraniana, di aver colpito con missili balistici la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln nel Golfo.
Secondo il comunicato diffuso dai media iraniani, “è stata colpita da quattro missili balistici”, accompagnato dall’avvertimento che “la terra e il mare diventeranno sempre più il cimitero degli aggressori terroristici”.
Da parte americana è arrivata subito la smentita: un funzionario statunitense ha dichiarato ad Al Jazeera che l’attacco missilistico iraniano non ha avuto effetti sulla portaerei, che continua le sue operazioni.
Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ad Al Jazeera ha lanciato un monito chiaro: “l'Iran sta prendendo di mira il personale militare statunitense e le strutture che li aiutano” e "non ha restrizioni o limiti nella difesa".
Nella sua ricostruzione, la campagna di ritorsione iraniana si sarebbe già adattata alle contromisure statunitensi: “Abbiamo iniziato attaccando le loro basi militari; loro hanno evacuato le basi militari, si sono recati negli hotel e si sono costruiti degli scudi umani... quindi stiamo cercando di colpire solo il personale militare e le strutture che stanno aiutando l’esercito americano nella sua operazione contro l’Iran”.
Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano © Imagoeconomica
Nel frattempo, il Comando Centrale statunitense ha reso noto che finora tre soldati americani sono stati uccisi dai missili balistici iraniani e altri cinque risultano gravemente feriti, in quella che rappresenta la prima ammissione di vittime statunitensi dirette nel nuovo ciclo di ostilità.
“Diversi altri hanno riportato lievi ferite da schegge e commozioni cerebrali, e stanno per tornare in servizio. Le principali operazioni di combattimento proseguono e il nostro intervento è in corso”, si legge in una nota di CENTCOM, che descrive un teatro bellico ancora pienamente attivo e in evoluzione. Il comando americano sottolinea anche la sensibilità del momento nei confronti delle famiglie dei caduti, precisando che “la situazione è in continua evoluzione, quindi, per rispetto delle famiglie, non forniremo ulteriori informazioni, tra cui l’identità dei nostri guerrieri caduti, fino a 24 ore dopo che i parenti più prossimi saranno stati avvisati”.
Raid in Israele: 9 morti
A Beit Shemesh, città a ovest di Gerusalemme, un missile balistico iraniano ha colpito direttamente un edificio residenziale, provocandone il crollo parziale. Secondo il servizio di ambulanza Magen David Adom, il bilancio delle vittime a Beit Shemesh è salito a 9 morti, il numero più alto registrato in Israele dall’inizio degli attacchi contro l’Iran sabato. Le sirene hanno suonato a ondate in gran parte del Paese, dall’area di Gerusalemme fino al centro, compresa la zona metropolitana di Tel Aviv; la difesa aerea israeliana ha intercettato la maggioranza dei missili e dei droni, ma alcuni vettori sono riusciti a passare, causando morti, decine di feriti e danni significativi agli edifici.
La campagna iraniana ha esteso il proprio raggio anche verso le monarchie del Golfo, coinvolgendo in maniera diretta gli Emirati Arabi Uniti. Un attacco con drone iraniano contro una base navale di Abu Dhabi che ospitava forze francesi ha causato un incendio ma non ha causato vittime.
Le autorità locali riferiscono che dall’inizio dell’offensiva sono stati rilevati centinaia di missili e droni – si parla di 137 missili balistici e 209 droni – con una quota elevata intercettata dai sistemi di difesa aerea. In prossimità dello Zayed International Airport, un’intercettazione ha prodotto ricadute letali: i frammenti del missile abbattuto hanno causato un incidente con almeno un morto e sette feriti, secondo le autorità aeroportuali. A Dubai, si registrano danni da detriti nel porto di Jebel Ali e anche alla facciata del Burj Al Arab, dove le cronache parlano di incendi localizzati e contusi, non di distruzione delle infrastrutture, segno di un impatto più da “pioggia di detriti” che da colpo diretto sulle strutture simbolo dell’emirato.
La tensione investe inevitabilmente anche l’Arabia Saudita, che ospita sul proprio territorio numerose basi statunitensi e teme di diventare uno dei principali bersagli delle ritorsioni iraniane.
Nelle ultime ore afferma di aver intercettato missili iraniani diretti all'aeroporto internazionale di Riyadh e alla base aerea Prince Sultan, che ospita personale militare statunitense. Il Paese ora minaccia una ritorsione militare diretta contro l’Iran nel caso in cui proseguano gli attacchi su infrastrutture e basi americane nel Regno. Una simile svolta trasformerebbe l’attuale guerra prevalentemente “a distanza” in uno scontro regionale aperto, coinvolgendo in prima persona la principale potenza sunnita del Golfo in una guerra totale con Teheran e rischiando di trascinare nell’escalation anche gli altri partner del Consiglio di cooperazione del Golfo. 
Lo stretto di Hormuz diventa impercorribile
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz sta diventando una zona di mare sempre più impervia. Araghchi ha assicurato che l’Iran “non ha alcuna intenzione di chiudere lo Stretto al momento, né ha in programma di fare ‘qualcosa che possa interrompere la navigazione al suo interno in questa fase’”, tentando di rassicurare i mercati e i partner regionali.
Tuttavia, nelle stesse ore un’agenzia marittima internazionale, la UKMTO, segnala che una nave a nord-ovest di Mina Saqr, negli Emirati Arabi Uniti, è stata colpita da un “proiettile sconosciuto” e ha preso fuoco, prima che l’incendio venisse domato e l’imbarcazione decidesse di proseguire il viaggio. Si tratta del terzo attacco a una nave riferito nella giornata, dopo precedenti incidenti nello stesso Stretto di Hormuz e al largo di Kumzar, in Oman, alimentando il sospetto che lo stretto, pur non formalmente chiuso, sia ormai trasformato in una zona grigia di guerra ibrida.
Le grandi compagnie di navigazione hanno reagito con rapidità alla percezione di insicurezza lungo questa arteria marittima. Il colosso danese Maersk, principale compagnia di trasporto container al mondo, ha annunciato la sospensione del transito delle proprie navi attraverso lo Stretto di Hormuz per motivi di “sicurezza”, spiegando in un avviso che “stiamo sospendendo tutti gli attraversamenti navali nello Stretto di Hormuz fino a nuovo avviso” e ribadendo che “la sicurezza dei nostri equipaggi, delle nostre navi e del carico dei nostri clienti rimane la nostra priorità principale”.
Foto di copertina © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
Morto Khamenei. Iran: colpiremo con un'arma che il mondo non ha mai visto
È guerra totale. Usa e Israele attaccano l’Iran
Ginevra: nuovi fragili colloqui la prossima settimana, mentre Israele freme per la guerra
